Giovedì, 07 Dicembre 2017 00:00

BCFN FORUM. Cibo, il più grosso problema che abbiamo

Agricoltura, clima, fame, migrazione e paradossi alimentari al centro dei lavori del convegno di BCFN Fondazione Barilla

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ll “cibo” è un argomento che non conosciamo. È diventato una commodity, talmente alla portata di tutti - nella nostra parte di mondo - che nessuno si domanda più cosa mette in bocca, da dove viene quell’alimento, dove e come è stato coltivato e da chi. Invece, il cibo, l’alimentazione, è uno dei problemi più grossi che l’Umanità si trova a dover affrontare. C’entra con tutto: con la sostenibilità ambientale, perchè tutto il cibo nasce e cresce nell’ambiente, con i cambiamenti climatici, perchè da questi dipendono possibilità ed esiti delle coltivazioni e colture, c’entra con la salute, perchè dalla qualità di quello che mangiamo dipende il nostro benessere, c’entra con i grandi temi politici: la sua mancanza provoca fenomeni migratori che stanno impegnando il mondo intero, mentre la crescente domanda ha prodotto il sistema di produzione alimentare che adesso cipresenta il suo insostenibile conto. Ecco, se sappiamo qualcosa in più sul problema da cui dipende la nostra sopravvivenza, l’abbiamo imparato al BCFN Forum, annuale appuntamento promosso da Fondazione Barilla. Coerentemente con la dimensione del problema, il lavoro di BCFN è di portata globale, chiama a raccolta voci fra le più autorevoli di ricercatori, scienziati, economisti studiosi, producendo studi e analisi che da una parte arrivano sui tavoli decisionali dei governi nazionali e internazionali, dall'altro deve far parlare,  per conoscere e cercare di rimediare, in due parole, ci aiuta a  diventare consumatori consapevoli. Aspettando che il sistema istituzionale si pronunci sulla questione, noi non dovremmo aspettare a cambiare  abitudini di alimentazione e di consumo per il nostro interesse. Il problema del cibo e del suo incerto destino ci riguarda tutti.

 

 

Fame e obesità, la guerra dei poveri contro i ricchi, ma non vincerà nessuno

 

La Food sustainability - sostenibilità del cibo -non è il problema delle nuove generazioni, non ha confini e non è il futuro: è una necessità di adesso e riguarda tutti. Essere grassi era uno status sociale, i ricchi avevano risorse per mangiare in abbondanza. Oggi, invece, la grassezza -l’obesità - è  appannaggio prevalente della povertà, che si alimenta con cibi di scarsa qualità, prodotti da un sistema molto industriale e sempre meno alimentare. Come ha dichiarato Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, “il sistema che ha portato il bicchiere di latte a casa di tutti, in 50 anni ha collezionato errori e “incidenti di percorso” che lo hanno portato fino a qui”. La corsa verso il prezzo più basso  ha portato l’industria agro alimentare a “impiccarsi da sola” e i sussidi messi a disposizione dei coltivatori hanno peggiorato la questione. Il prezzo minimo dei prodotti alimentari , dice Petrini senza troppi giri di parole, è un mistero: il latte viene pagato al produttore 30 centesimi al litro, le aziende di trasformazione gli fanno il restyling e vendono a 1,60 euro un litro di latte di fatto impoverito, privato di alcune sue qualità originali. Il cibo ha perso per strada il suo valore e la cultura che gli appartiene.  Bisogna ripensare l’intero sistema

 

 

L’imprenditore intelligente prevedere il disastro. È la necessità

 

Recuperare i saperi tradizionali come li definisce Carlin Petrini, quelli custoditi da migliaia di piccoli produttori, pescatori, contadini, donne: sono loro i depositari di un sapere del fare costruito sulla tradizione di coltivazioni e allevamenti in armonia con il territorio e il clima di appartenenza. Ora anche la grande industria mondiale  sta prendendo atto della situazione, per etica e anche per interesse: un sistema sostenibile  è l’unica possibilità anche industriale di avere un futuro. Nel dialogo faccia a faccia con Carlin Petrini, durante il forum, Guido Barilla non ha avuto tentennamenti ad affermarlo, l’imprenditore intelligente prevede il disastro e cerca di evitarlo.  La conversione del sistema non è facile, non è immediato, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Intanto, accanto a studi e rilevazioni, linee di indirizzo, BCFN premia idee e iniziative di giovani laureati, i contadini tecnologici che forse salveranno il mondo. Quest’anno i premi sono stati due, uno assegnati a un progetto di due studentesse - una libanese e una tedesca dell’università di Hohenheim - Germania, per contrastare la malnutrizione di madri e figli presso le comunità di rifugiati di Beirut e del Libano. L’altro premio è andato a Laura Garzoli, dell’istituto di studi sugli ecosistemi del CNR: è un progetto per l’introduzione dei pipistrelli, invece dei pesticidi, a salvaguardia delle coltivazioni di riso.

 

 

 

 

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