Domenica, 31 Agosto 2014 00:00

Mystery Shopper a Roma: "Prenda quella in offerta!", e la formazione va in fumo

Visitati punti vendita Euronics City, Mediaworld e Trony

Una piccola oasi di pace ci salva dall’afa caotica della stazione Termini. A Roma, martedì 15 luglio, quello di Euronics City - interno al grande nodo ferroviario capitolino - è il primo punto vendita che visitiamo in veste di Mystery Shopper: ne scoviamo a fatica l’ingresso tra un Mc Donald’s e una scala mobile, e il solito viavai di sguardi e di valigie. “Ciao, devi chiedere?” ci saluta spontaneo un ragazzo dentro a un negozio piccolo ma arioso, specializzato in prodotti per lo più informatici e di elettronica. Ci adattiamo allo spirito del luogo, che sa di gente di passaggio alla ricerca di un acquisto volante, magari da viaggio. Un nuovo obiettivo fotografico per la reflex che portiamo a tracolla ci sembra l’ideale. Vorremmo un grandangolo per aumentare il campo delle nostre inquadrature, spieghiamo. Lui risponde col sorriso di chi non aspetta altro che dare un consiglio. Vuol vedere la macchina, la accende, ne analizza la focale. Conosce il mondo dell’immagine digitale, mastica di diaframmi, zoom e tempi di scatto prima di suggerirci un 18 millimetri, ideale per piazze e panorami ampi, racconta.  

Finale da brivido, dopo un buon inizio
Purtroppo il negozio è piccolo, si giustifica, e di modelli compatibili con la nostra camera non c’è disponibilità. Possiamo provare a Flaminio, incalza. Dobbiamo prendere la metro, e proprio alle spalle della fermata c’è un altro negozio più grande e fornito, sempre della stessa insegna. “È facile, non ti puoi sbagliare”, rassicura infine. Anche sulle fotocamere compatte non manca un colpo: si destreggia fra sensori e megapixel, non importa che siano 20 milioni - dice - perché una foto sia di qualità. Spinge sempre sui top di gamma senza inciampare su discorsi da volantino. È chiaro e gentile, e pure simpatico, ma soprattutto ci fa sentire a casa. Torneremmo a cuor leggero tra i gironi della stazione Termini se non fosse per la commessa del reparto telefonia, che ci spegne il sorriso con una smorfia di fastidio non appena le chiediamo cos’è quell’aggeggio di fronte a uno smartphone Samsung. Sputa tre parole come saette, capiamo che è un sistema per paragonare la messa a fuoco del proprio cellulare con quella del nuovo modello esposto. Ma ci molla ancor prima di fermarsi a parlare. A un signore straniero ringhia che no, quel telefono non si può accendere, e lo ripete tre volte nonostante lui abbia sgranato gli occhi, pietrificato, di fronte a quel tono severo.  Sbuffa quando la cerchiamo ancora per uno smartwatch, e senza neppure avvicinarsi urla un “non ti funzionerà mai, a meno che tu non abbia un S5”. Rassicurante, insomma. La agguantiamo infine mentre sfreccia in uno spazio che ci pare ora improvvisamente asfittico. “C’è un bagno?”, chiediamo fiduciosi. I bagni sono fuori dalla stazione, ci informa scivolandoci accanto alla velocità di uno skater. Peccato che non sia vero. Dentro, la toilette, c’è: solo, serve la monetina. Esperienza iniziata sotto i migliori auspici, dunque, quella da Euronics City, ma con un finale da brivido.

Tra romanesco e svogliatezza
Del punto vendita Trony di Largo Agosta, secondo oggetto della nostra visita, ci colpisce subito la buona organizzazione del layout, il giusto spazio tra i prodotti sugli scaffali in vetro temperato e l’ambiente accogliente, su due piani. Scendendo le scale si ammira dall’alto uno spazio ben articolato tra bianco, ped e bruno, illuminato da una distesa di tv accesi e sincronizzati. L’impatto è forte e invitante. Non saluta nessuno. Una lavatrice? L’addetto fa qualche domanda ma poi...  “Questa Hotpoint ha un ottimo prezzo, 249 euro, 7 kg in classe A+. Tra A+ e A++ il risparmio non lo posso quantificare perché dipende da tantissimi fattori,  come il contatore che uno ha a casa (ecco la simpatia del romanesco che tracima in svogliatezza), da quanto è grande l’appartamento e da che tipo di appartamento è... è dentro a una palazzina? - domanda curioso, come fosse essenziale -. Ogni chilowatt ha il suo consumo - sentenzia poi - e a fine mese si paga la bolletta. Nessuno potrà mai dirti quanto risparmi in euro, e io - confessa - comunque non ne ho idea”. Chiediamo di quel valore sull’etichetta energetica delle lavatrici, il secondo dall’alto, quello della rumorosità in centrifuga. “Le lavatrici fanno tutte rumore in fase di centrifuga, quindi quello non è un valore importante, è alto per tutte: piuttosto, è la rumorosità del lavaggio normale (quando non è in fase di centrifuga, ndr) che va guardato”. AEG costa di più - aggiunge - perché è in tripla classe A e a prescindere da tutto, è un marchio superiore, non gli manca nulla insomma. Poi si trascina fino a una Whirlpool e la domanda nasce spontanea: ma adesso l’azienda si è comprata la Indesit giusto? Dice che no, la Whirlpool lavora con l’Ignis, la Indesit lavora con l’Ariston, e il suo sguardo sembra un grosso punto di domanda. “A noi non risulta nulla per il momento, ancora niente di certo (la notizia era di pubblico dominio da giorni), almeno non ci è stato comunicato nulla, e poi - cambia discorso - con una 7 kg un piumone non ce lo lavi, il cestello è un po’ piccolino”.

Vendita a suon di prezzo
Smettiamo di sudare freddo davanti al lineare dei robot aspirapolvere dove un commesso vivace e preparato ci svela in due minuti tutti i segreti della mappatura a soffitto e degli infrarossi, delle spazzole per animali, del timer della facilità, dell’autonomia di movimento e ricarica per un pulito quotidiano e felice. Parla dei top di gamma con l’entusiasmo di un bambino, ci invita a toccarne i tasti, a capire i simboli, sembra impossibile non comprare. Mancano ancora cinque minuti alle tredici, orario di chiusura, ma già in bagno no, non si può più andare, hanno già pulito tutto e spento le luci. Inutile insistere, il commesso si sta alterando. Allora facciamo un giro tra gli scaffali impolverati del ped. Tocchiamo per curiosità tra i fili penzolanti delle scope elettriche, e il dito resta nero. All’una in punto guardiamo le serrande del negozio già abbassate da una panchina al sole di Largo Agosta. Tutti in groppa allo scooter, e buon appetito. Terza tappa: Mediaworld, siamo nel centro commerciale Primavera. Ci saluta un mega tv curvo acceso all’ingresso. Di saluti umani, invece, neanche l’ombra. Ci aggiriamo tra prezzoni cubitali e volantini seminati qua e là. Due commesse si abbracciano in zona cassa, si muovono un po’, sembrano in preda al ballo della mattonella. Una terza addetta le guarda. Nel ped i prodotti si sfiorano quasi. Sui lineari si srotolano macchine per caffè, caraffe filtranti, frullatori a immersione, tritacarne e robot in una continuità confusa e massificata. Il coperchio di una padella Bialetti Petra Blanca è appoggiato su uno scatolone capovolto a terra; un microonde tra i piedi in mezzo al corridoio fa invece compagnia a due confezioni di sistemi stiranti Bosch, a pochi passi dai Dolceclima di Olimpia, incollati l’uno all’altro come pupazzetti di origami. Cerchiamo di ignorare l’allarme che ci fora i timpani già da diversi minuti mentre ci aggiriamo nel reparto caffè. L’addetto saluta, sorride, ci invita a toccare i prodotti. La sua disponibilità si intreccia all’attenzione per le nostre esigenze (ed esistenze), chiede lumi sulle abitudini, si addentra sapientemente nel mondo di cialde e capsule raccontando di miscele dagli aromi speziati fin quasi a farcele gustare col pensiero. Non solo conosce la lezione, ma sa applicarla al caso nostro. Soltanto, notiamo come stia abilmente saltando gli apparecchi più costosi. Scodella solo prodotti in offerta o di fascia medio-bassa, e alle superautomatiche non accenna neanche. Quando ne chiediamo un parere ci apre un sipario di informazioni precise e dettagliatissime, sa che sono le migliori per la qualità del caffè macinato di fresco e non sbaglia un colpo, tranne quello finale: “Le superautomatiche costano il triplo. Poi hanno bisogno di una manutenzione elevata perché c’è il latte dentro”, puntualizza con un’alzata di spalle.  

Come spegnere la curiosità d'acquisto
Passiamo ai frigoriferi dove la storia si ripete. Stesso addetto, stessa ottima preparazione, identico approccio di vendita. “Fai un giro, vedi i prezzi”, dice. Snocciola caratteristiche e tecnologie del freddo come un’ave maria, mette in guardia sulla larghezza risicata dei side by side poco adatta all’inserimento di teglie o grandi piatti rettangolari, ma non demorde sul prezzo. “Su un frigo Panasonic risparmi 200 euro netti grazie a una superofferta interna extra volantino”, poi scivola davanti ai lineari e il ritornello non cambia: si va dal rapporto qualità-prezzo a quello su prezzo-qualità, mentre le tante indicazioni su usi e prodotti accendono una curiosità subito spenta dai vari 399 e 499. Sconti speciali e convenienza totale sono le basi di una vendita che, qui più che altrove, avrebbe potuto giocarsi la carta dell’informazione mirata e dell’assistenza personalizzata. Tutti in piedi. Per la gioia di chi investe nella formazione del trade.

I nostri voti

Euronics City:

ambiente 8; accoglienza 6; competenza addetti 7; chiarezza informazioni 7

 

Trony:

ambiente 6; accoglienza 5; competenza addetti 5; chiarezza informazioni 6

 

Media World:

ambiente 5; accoglienza 4; competenza addetti 8; chiarezza informazioni 5