Giovedì, 04 Dicembre 2014 00:00

Smart cities e smart shops: la sfida dei Big Data

Nel nostro futuro tecnologico c'è la capacità "intelligente" d'interazione delle cose - compresi i punti vendita - con l'uomo

Il futuro avanza a grandi passi. Mentre qualcuno ancora discute se l’e-commerce sia un problema o un’opportunità, siamo immersi fino al collo in una rivoluzione che non farà sconti a nessuno.  Nel pieno di una crisi dei modelli distributivi, sono disponibili nuove tecnologie digitali che stravolgono le caratteristiche dei negozi e della nostra shopping experience. Almeno considerando le soluzioni  prospettate dalla Technical Solution Division di Samsung. Con questi sistemi può succedere che, passando davanti a un negozio, la vetrina ci riconosca e attivi messaggi sul display del nostro dispositivo mobile. O entrando in un punto vendita un totem si accenda e ci saluti e, chiamandoci per nome e cognome, ci indichi le migliori occasioni che possono interessarci, proprio a noi, in base agli ultimi acquisti che abbiamo fatto (chi è appassionato di film di fantascienza ha già visto qualcosa del genere). Le nuove tecnologie possono correre in aiuto anche di addetti alle vendite umani, che con un “wearable device” possono ricevere in tempo reale informazioni su chi entra in negozio, attraverso l’implementazione di un sistema di CRM che fornisce al dispositivo dati, abitudini e consumi del cliente.

 

Sparito il muro di casse

Chi frequenta gli store monomarca della Apple, poi, ha già fatto esperienza col sistema che fa sparire il muro di casse dai punti vendita: gli operatori girano liberamente in negozio con il tablet e gestiscono transazioni e documenti fiscali da lì. Il futuro “smart” tracciato dal convegno annuale di Asap Service Management Forum dal titolo “Smart Services for Smart Citizens” cui abbiamo assistito, racconta di soluzioni utili per le città e positive in ambiti sociali, come quello sanitario, scolastico, dei trasporti, delle produzioni, e di molte altre possibilità di applicazione che davvero possono migliorare la vita dei cittadini. Tutte queste nuove tecnologie implicano una sfida comune: una gestione dei Big Data, la quantità enorme d’informazioni che più o meno consapevolmente ognuno di noi rilascia ogni giorno attraverso tutte le interazioni digitali con  smartphone, tablet, pc, comprese le fidelity card. Una gestione che apre fronti delicati sul rispetto della privacy, sulla sicurezza dei sistemi e sull’abuso delle informazioni personali. Del resto, una discreta quantità di dati è già raccolta dalle fidelity card - ognuno di noi  ne ha una discreta quantità - e, in verità, è sempre stato difficile sapere come vengono impiegate le informazioni  accumulate, al di là delle statistiche di vendite.