Domenica, 25 Luglio 2021 08:14

Ricondizionato? Grazie, ma rigenerato è un'altra cosa

L’economia circolare è ancora nella culla ma esiste una seria possibilità che non arrivi a muovere i suoi primi passi. Intervento di Marco Dall'Ombra.

L’economia circolare è ancora nella culla ma esiste una seria possibilità che non arrivi a muovere i suoi primi passi. Sono molte le ragioni per le quali ciò potrebbe accadere, ma in questa sede richiamerò l’attenzione sulle due che considero essere le più importanti. Dopo circa un secolo di promozione del modello economico lineare, anche solo pensare in termini circolari è un’impresa dalle enormi difficoltà. Mentre la linearità è associata al possesso, la circolarità si concentra sull’utilizzo. Baltimora, 1963: “Un uomo si riconosce dalla sua casa, dalla sua auto e dalle sue scarpe” (“Tin men”, film del 1987). Se escludiamo le scarpe, a parere di Ernest Tilley - venditore di rivestimenti in alluminio per le case della nascente middle class americana - possedere equivale ad essere.

A ritrovare un punto di osservazione più serio ci aiuta Zygmunt Bauman, che nel suo saggio “Consumo dunque sono” (titolo originale “Consuming Life”, 2007) ci descrive come soggetti costretti a prendere parte a una competizione per la visibilità e lo status: una società che vive per il consumo trasforma tutto in merce, noi stessi compresi. Quando riusciremo a mitigare o a modificare il nostro attuale rapporto con il prodotto? Impossibile prevederlo. Certo è che senza questo passaggio culturale, non potremo assistere alla nascita di una domanda sufficiente a muovere l’industria e il settore della distribuzione verso l’economia circolare. Ma una speranza c’è. Versailles, luglio 2014.

All’interno del parco che circonda la reggia sono sistemate le 26 abitazioni finaliste del Solar Decathlon Europe. Ci sono giovani universitari ovunque, ciascuno impegnato a svolgere il compito assegnatogli dal team leader. Uno tra i più ambiti è quello dell’accoglienza ai visitatori. Mi avvicino a “Sharing! Our vision is Your+”, la realizzazione dell’Università di Lucerna. All’ingresso un ragazzo si apre in un sorriso radioso appena si rende conto che voglio visitare la loro casa. Ogni spazio, spiega la mia guida, è pensato per essere condiviso tra più persone con esigenze diverse in diversi momenti della giornata. Anche io sorrido quando ammette che camera da letto e bagno annesso sono gli unici spazi personali. Sharing, pay per use, product as a service coniugati in ogni modo. Lo rassicuro: ho capito che per loro il possesso è un concetto superato. Ragazzi come quelli di Lucerna oggi hanno poco più di trent’anni.

Sono loro che possono rendere circolare la nostra economia, a condizione che non li si confonda. Un prodotto ricondizionato non è un prodotto rigenerato. Non ha nulla a che vedere con l’economia circolare, essendo solo una delle tante varianti di un processo economico lineare. Prestigiosi siti di e-commerce e alcuni portali della grande distribuzione propongono da tempo prodotti “ricondizionati”. Sono prodotti “non nuovi” che in un recentissimo passato hanno subìto una serie di sfortunate traversie, come l’essere stati restituiti per diritto di recesso, aver avuto l’imballo danneggiato, aver presentato imperfezioni visibili a meno di 30 cm di distanza, essere stati riparati. La loro garanzia arriva al massimo a 12 mesi, ma può anche non esserci. Così il venditore, con un po’ di malcelato imbarazzo, non può fare altro che offrire uno “scontone”. Da uomo di marketing, comprendo. Da appassionato di economia circolare, disapprovo. Un nuovo aggettivo per questi prodotti è quanto mai gradito. Grazie.