Martedì, 29 Marzo 2022 08:48

"L’economia circolare? Una pessima idea"

Marco Dall'Ombra, appassionato di circular economy, spiega come la metafora del cerchio, abbinata all’iconico rimando alla farfalla del famoso grafico della MacArthur Foundation, sia tanto popolare quanto efficace, oltre che in grado di stimolare un pensiero creativo, ma contenga in sé promesse che non possono essere mantenute.

Nel giro di pochi anni, i principi dell’economia circolare sono diventati parte integrante delle politiche ambientali nelle principali economie mondiali, Cina inclusa. Tanta popolarità ha favorito lo sviluppo di un ampio e qualificato movimento critico verso l’economia circolare. Un interessante articolo apparso sul “Journal of Industrial Ecology” ci consegna una raccolta ragionata delle principali critiche rivolte all’economia circolare, offrendoci così la possibilità di continuare il nostro percorso sul tema e aprendo ai lettori un’ulteriore nuova prospettiva sulla quale ragionare insieme. 

Secondo i suoi critici, l’economia circolare mostra limiti evidenti, poggia su nozioni scientifiche e tecnologiche discutibili e la sua implementazione richiede la rimozione di un gran numero di ostacoli strutturali complessi. Si fonda su un’agenda puramente ideologica, dominata dalla componente tecnologica, la cui capacità di migliorare la sostenibilità dei processi economici è quanto mai incerta. In altri termini, non siamo di fronte a una teoria rivolta alla sostenibilità ambientale, ma ad un nuovo approccio ai temi della produzione industriale e del consumo dei beni. La metafora del cerchio, abbinata all’iconico rimando alla farfalla del famoso grafico della MacArthur Foundation, è tanto popolare quanto efficace, oltre che in grado di stimolare un pensiero creativo, ma contiene in sé promesse che non possono essere mantenute. In assenza di una altrettanto efficace capacità di indicare sia i contesti nei quali può avere successo che i limiti ad esso associati, il rischio concreto è di fornire a industria e consumatori una prospettiva ingannevole. Conclusione: l’economia circolare è quanto di più distante ci sia da ciò che sostiene di essere. 

Ammettiamolo, l’analisi critica ha colto nel segno: noi sostenitori dell’economia circolare, del cerchio e della farfalla, ci siamo innamorati a prima vista dell’economia circolare. Per questa ragione abbiamo voluto conoscere i contesti sui quali si prefigge di incidere. Osservando il grafico a farfalla abbiamo compreso che sono due, biologico e tecnologico. L’economia circolare ambisce a ripristinare i capitali (naturale, sociale, umano, produttivo e finanziario) in essi presenti attraverso un continuo flusso rigenerativo di risorse umane, economiche e materiali. In questa visione, la rigenerazione si ottiene con lo studio dei processi di trasformazione della materia, a loro volta finalizzati alla selezione delle tecnologie più adatte alla produzione dei beni destinati al consumo. Se l’approccio tecnologico non piace ai critici, è necessario informarli che l’economia circolare non ne può fare a meno. La ricerca scientifica e le tecnologie da essa derivate hanno contribuito al miglioramento dell’esistenza umana in maniera decisiva. Prendere atto che “something went wrong” significa decidere che nuove tecnologie - o le stesse esistenti indirizzate verso nuovi obiettivi - sono indispensabili per uscire dall’attuale linearità economica e dalle conseguenze ad essa associate. Noi “circolari” siamo convinti che la creazione di valore nelle economie avanzate non possa essere separata dalla “produzione” industriale e dal successivo “consumo” dei beni da parte degli utilizzatori. Proponiamo un nuovo modo di “produrre” (remanufacturing) e di “consumare”, inteso come utilizzo di un bene già pensato per essere rigenerato più volte, non necessariamente infinite volte. Cari critici, preparatevi: vi daremo filo da torcere!