Giovedì, 01 Dicembre 2016 00:00

Etica di un Pastaio: Mangiare meglio. Mangiare meno. Mangiare tutti

Fondazione Barilla contro i paradossi alimentari moderni, obesit? e denutrizione, spreco alimentare e risorse naturali
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 Definire il gruppo Barilla, il colosso mondiale con circa  9.000 dipendenti e un fatturato 2015 di oltre 3,3 miliardi di euro, un Pastaio non è un’offesa. Anzi, è il riconoscimento di una  storia  imprenditoriale . Lo dichiara il presidente Guido Barilla: “Fondamentalmente, noi siamo pastai e fornai; questo è il lavoro che la nostra famiglia ha perseguito per quattro generazioni, con l'aiuto di eccellenti collaboratori. È l'unico lavoro che sappiamo fare e cerchiamo di migliorare ogni giorno.”

 Un principio che ha  portato  i pastai Barilla a valicare confini della  sola produzione alimentare, per affrontare altri ambiti della filiera :  la qualità delle materie prime e delle coltivazioni, la salute e l’educazione  alimentare.  Per questo esiste  la Fondazione del Gruppo, la “ Barilla  Center for Food & Nutrition”, nata nel 2009.  Nel suo CdA, oltre ai Barilla, ci sono Carlo Petrini – presidente SlowFood e Paolo  De Castro – coordinatore della commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo, l’approccio di BCNF non prescinde infatti,  da fattori economici, politici, sociali e culturali. Oltre al brillante effetto di  brand awareness,  la Fondazione, che ha una capacità di coinvolgimento globale,  agisce con concretezza per  la questione nutrizionale,  ad esempio con lo studio di monitoraggio presentato quest’anno, al 7° convegno annuale.

 

Il Food Sustainability Index,  la realtà  oltre al “gusto

All’appuntamento annuale è stato presentato  lo studio che , per la prima volta analizza le scelte alimentari del pianeta non  riguardo al  gusto, ma alle specificità  che la filiera del cibo esprime. Il Food Sustainability Index, infatti, fotografa e  classifica  l’alimentazione mondiale  sulla base di 58 parametri in tre ambiti di ricerca: agricoltura sostenibile, sfide nutrizionali e spreco di cibo.  I 25  Paesi presi in esame  rappresentano i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del PIL globale, il lavoro è stato realizzato dalla Fondazione Barilla in collaborazione con The Economist Intelligence Unit . L’analisi misura in modo oggettivo  lo stato “alimentare” di ogni Paese considerato rispetto alle caratteristiche  di politiche di coltivazione,  di  abitudini alimentari e  politiche educative messe in atto dai governi.

Francia, Giappone e Canada i paesi più virtuosi

Sono i più bravi nel produrre, distribuire e consumare il cibo.  In questi paesi , secondo FSI ( Food Sustainability Index) l’agricoltura è più sostenibile, si spreca meno il cibo e si mangia in modo più equilibrato, con attività e politiche innovative per combattere lo spreco. Non è la perfezione, ma di certo questi paesi sono avanti rispetto a problematiche sulle quali altri paesi non si sono ancora confrontati. Come India, Arabia Saudita ed Egitto, in fondo alla classifica dell’Index,  che devono affrontare la doppia sfida dell’obesità e della malnutrizione, arretrati per l’uso sostenibile delle risorse idriche, nella riduzione di sprechi in fase di produzione  agricola. L’India è il Paese con più alta percentuale di denutrizione  nei bambini sotto i 5 anni.  Arabia Saudita ed Egitto sono ultime  in ragione dello spreco di cibo e delle elevate percentuali di obesità.

  

L’italia si piazza onorevolmente, ma dimentica la dieta mediterranea

Il nostro Paese si difende con un 6° posto,  positivo nelle performance di diversificazione nel settore agricolo, e di gestione di consumi idrici, ottimo nelle performance per emissione ( ridotta) di gas serra in agricoltura, fra i più impegnati in attività anti spreco di cibo , come dimostra la recente legge  antispreco. dello scorso agosto, una normativa presente oltre che da noi nella sola Francia.

 Paradossalmente  L'Italia non brilla per i comportamenti alimentari. Mangiamo troppo, siamo il 3° paese per  ipernutrizione e il secondo per sovrappeso e obesità nella fascia d’età tra i 2 e i 18 anni.  Anche se da noi e è alta la consapevolezza di quanto possa essere salutare la nostra cultura alimentare , espressa della Dieta mediterranea,  e il mondo intero celebra questo regime alimentare come il migliore del pianeta,  noi lo abbandoniamo, soprattutto da parte dei più giovani. Risulta dai dati dello studio, ma  lo vediamo con i nostri occhi.

Assurdi paradossi.  Obesi e morti di fame

Mentre quasi 800 milioni di persone nel mondo non mangiano abbastanza,  oltre 2,1 miliardi  sono obese o in sovrappeso e, i numeri dicono, il trend è in crescita. Obesi e malnutriti, è uno dei paradossi del sistema nutrizionale mondiale.  Il problema  ha in entrambi i casi  conseguenze sociali e politiche, oltre che morali,  con maggiori costi  per la comunità e il sistema sanitario,  l’obesità provoca malattie croniche come  il diabete di tipo 2,  la malnutrizione è responsabile di  mortalità, bassa aspettativa di vita, ridotta produttività economica.

Obesità e sovrappeso sono appannaggio dei Paesi ricchi; il fenomeno in  cinquant’anni è triplicato. L’incidenza è passata dal 3,2 al 10,8% per gli uomini e dal 6,4 al 14,9% per le donne.  Purtroppo un cattivo esempio che sembra aver preso piede anche nei paesi in via di sviluppo, con il fenomeno della “obesità prematura”  in aumento nella popolazione  infantile e adolescente, zone in cui il fenomeno di iperalimentazione convive con quello della malnutrizione. 

 

Assurdi paradossi. Spreco alimentare.

Secondo il  World Wildlife Fund – il WWF – un terzo dell’intera produzione alimentare viene sprecato,  1,3 miliardi di tonnellate perdute durante la lavorazione,  divenute immangiabili durante la distribuzione, scartate da negozi alimentari, cucine, ristoranti.  E non utilizzate o consumate nelle cucine domestiche.

 

Gli esperti dicono che  basterebbe un quarto di questo immenso spreco per sfamare  i quasi 800 milioni di  di denutriti globali.

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