Martedì, 28 Agosto 2018 14:54

Anche la plastica ha una reputazione (da difendere)

Nell’anno della lotta all’inquinamento da plastiche, spunta una campagna di comunicazione a difesa del simbolo dell’era moderna. È #ecologiadell’informazione di Corepla, il consorzio per la raccolta e il recupero degli imballaggi in plastica.

Un’estate con il dito puntato su bottigliette, bicchieri, piatti e posate usa e getta. Un’estate con un vago senso di colpa ogni volta che, gettando la confezione dell’hamburger, abbiamo avuto la spiacevole sensazione di aver partecipato alla “plastic pollution”, l’inquinamento causato dai rifiuti in plastica. La plastica sotto i riflettori dei media, celebrata negativamente anche dalla giornata mondiale dell’ambiente 2018. Ricordate? Rifiutare quello che non si può riusare.

Plastica buona, plastica cattiva 
Certo, non è un bel momento per Moplen e famiglia, scoperto negli anni ’60 da Giulio Natta che, per questo, ha vinto il premio Nobel nel 1963. Da allora la plastica non ha mai avuto una reputazione così bassa. Sarà forse perciò che il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica - Corepla - ha lanciato recentemente una campagna - di sicuro impatto - in difesa della materia che sostanzia la sua ragione di esistere. Oltre alla abituale pubblicità di sensibilizzazione dei consumatori sul un corretto smaltimento di bottiglie, contenitori e compagnia, il consorzio ha lanciato #ecologiadellinformazione, iniziativa di comunicazione piuttosto controcorrente declinata sui social e stampa.

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La tartaruga fa notizia, la sicurezza no
Troppo facile, avranno pensato quelli di Corepla, fare leva sulla testuggine che muore per aver ingerito un pezzo di plastica. Non è un contraddittorio equilibrato, la notizia “rappresenta una parte del tema informativo”, manca l’evidenza di tutte le applicazioni buone che la plastica rende possibili: “taniche leggere - e igieniche -per trasporto di acqua nelle zone disagiate”. Perchè “un’informazione parziale corre il rischio di diventare un’informazione di parte” dichiarano in Corepla. I messaggi della campagna tendono a riportare in equilibrio la reputazione della vituperata plastica: è vero, a fronte di una crescita dell’uso degli imballaggi in plastica ”cibo fresco e medicinali raggiungono ogni essere umano. Senza deperire”. Quindi, che facciamo? Usiamo o non usiamo?

La plastica non va al mare da sola
Sarà perchè il super versatile materiale si è insinuato talmente a fondo nella nostra quotidianità che tendiamo a minimizzarne le sue qualità di igiene, sicurezza e comodità? Probabile. Certo è che sottovalutiamo spesso anche gli impatti del suo abbandono nell’ambiente. Infatti, se non per pratiche di smaltimento “particolare”, le bottigliette da sole non vanno a mare. Siamo noi ad abbandonarle dove non dovremmo. Se poi ne riducessimo l’uso, secondo noi sarebbe il massimo.

Ecologia e ambiente: affare ciclopico
Facciamo presto a dire plastica. Il nostro mondo è costruito sulla plastica, realizzare una conversione industriale, economica, sociale verso materie e consumi presumibilmente meno inquinanti è una questione ciclopica. Dicono che questo dovrà accadere comunque per la sopravvivenza del Pianeta. Esistono già alternative “naturali” in grado di sostituire la plastica in molte applicazioni. Come i materiali rivoluzionari di Bio-on, una realtà industriale - italiana - che ha recentemente inaugurato un polo produttivo di bio-plastiche speciali, naturali e biodegradabili al 100%. Ecco, ci vuole una corretta informazione, utile per educare e puntare a sviluppi positivi del nostro futuro. Intanto, per favore, le bottigliette di plastica, buttiamole almeno nei cestini.

bio on

Nel 2017 sono stati prodotti 2300 milioni di tonnellate di imballaggi di plastica, il Consorzio Corepla ha avviato a corretto trattamento e recupero circa 1074 milioni di tonnellate.