Giovedì, 17 Maggio 2018 16:55

Dieci milioni di beni riciclati: non proprio un "mercatino"

Uno studio nazionale ha quantificato i benefici ambientali del riciclo di beni usati: i numeri sono sorprendenti.

Il mercato dell’usato ha molte facce, e molte piazze, non è certo una novità. Gli oggetti possono essere barattati, offerti da privati tramite numerose piattaforme online, venduti con il sistema di intermediazione dell’usato. All’alba dell’economia circolare, la pratica di re-immettere sul mercato prodotti ancora funzionali invece di buttarli, viene vista con occhi diversi, oltre al mero vantaggio economico se ne considerano anche le benefihe ricadute ambientali. Molto efficaci le equivalenze presentate in uno studio a livello nazionale realizzato da una società che si occupa di questo business dal 1995, Mercatino Franchising, insieme a Legambiente ed Ecoinnovazione.

La regola del conto terzi
La società veronese in questione, con un network in franchising di 186 punti vendita in tutta Italia, dichiara di sviluppare un giro d’affari annuo di 80 milioni di euro, pari a circa 10 milioni di prodotti usati, impiega circa 2mila persone, fra diretti e indotto, e occupa 114mila mq di superfici commerciali. Una realtà di un certo peso, no?  In questo network le vendite dell’usato funzionano secondo la regola del conto terzi: il privato espone gratuitamente l’oggetto in negozio e, in caso di vendita, l’organizzazione trattiene una percentuale che varia dal 30 al 50%, così almeno si legge sul sito dell’azienda.

Riuso cestello

Valore etico
Il commercio dell’usato ha acquistato nel tempo un valore etico, poiché il riuso consente di preservare il valore dei prodotti non solo dal punto di vista materiale, ma anche energetico. E in questo senso è un principio cardine dell’economia circolare, un concetto applicabile non solo ai prodotti finiti ancora utilizzabili, lo ricordiamo, ma anche ai materiali smaltiti che, adeguatamente recuperati - la carta, l’alluminio, gli stessi elettrodomestici, etc - ritornano nel ciclo produttivo come materie prime seconde. Lo studio è stato realizzato da “Mercatino” in collaborazione con Ecoinnovazione, uno spin off di ricerca di ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia, l’Ambiente) con competenze multidisciplinari in materia ambientali e di valutazioni di sostenibilità. Basandosi sui numeri forniti dall’azienda veronese sono state calcolati i risparmi ambientali corrispondenti ai prodotti recuperati a nuova vita. Negli ultimi 6 anni sono stati “salvati” dalla discarica oltre 55 milioni di oggetti che equivalgono a 11,5 milioni di metri cubi di rifiuti, paragonabili come volume a 1.266 grattacieli di 15 piani. (Nella foto: riuso di un cestello di lavabiancheria, un progetto dell'associazione pugliese ScartOff).

Come si calcola il beneficio ambientale
Lo studio ha preso in considerazione l’intero paniere di prodotti venduti - o meglio rivenduti, in italia dal network, sono più di 5.000 voci, suddivise in classi per omogeneità dei materiali di composizione. Il beneficio ambientale stimato è dato dalla differenza di impatto ambientale generato dal bene nuovo - produzione, trasporto, utilizzo e smaltimento - e il bene usato e reimmesso in circolazione. Hanno calcolato che  il recupero di 7 milioni di oggetti usati ha fatto evitare l’immissione di 45.000 tonnellate di gas serra che equivalgono alla quantità di C02 assorbite da 240.000 alberi in 5 anni ( occuperebbero una superficie pari a circa 800 campi da calcio). Sono state risparmiate circa 30.000 kg. di emissioni di particolato (PM2.5) che corrispondono alla quantità immessa in ambiente da 650.000 fumatori che fumano una media di 17 sigarette- un totale di circa tre miliardi. Riguardo al risparmio di energia combustibili minerali etc, il riuso di 7 milioni di oggetti ha fatto risparmiare risorse che vengono consumate in un anno da un comune di 14.000 abitanti, equivalenti a quelle necessarie per costruire 310 appartamenti di medie superfici (80 mq.).