Venerdì, 21 Luglio 2017 00:00

I consumatori visti dai commessi: il Ritardatario giustificato

Viaggio (ironico) tra i profili dei clienti finali a cura del nostro Nathan, addetto vendita di lungo corso

Continua (con il sorriso sulle labbra, of course!) la nostra carrellata sui clienti che, in cuor nostro, non vorremmo mai veder scorrazzare all'interno dei negozi. In questa puntata ci occuperemo di un personaggio che, in determinati momenti, sa essere fastidioso quanto un frigorifero rotto nel bel mezzo della settimana di Ferragosto... Parliamo del Ritardatario.

 

Alt, fermi un momento! Sì, stiamo parlando di quel cliente che entra in negozio alle 19:29, giusto sessanta secondi prima del suono della campanella, ma non solo. Già, perché esistono due tipologie di ritardatari, ed oggi pensiamo alla prima, a quello che potremmo definire il "Ritadatario giustificato".

 

La giustificazione. Esatto, proprio come a scuola affidavamo alla nostra mamma le motivazioni che ci avevano impedito di preparare quella maledetta interrogazione, allo stesso modo il ritardatario giustificato ha sempre una giusta, apprezzabile e soprattutto "inattaccabile" motivazione. Ma questa vola, a differenza del Negoziatore (https://goo.gl/SDtmCx), a farla da padrone sono le donne, anzi le mamme (e tutto torna…), se non addirittura le nonne.

 

Il cosiddetto body language - il linguaggio del corpo - è inconfondibile: passo veloce (in relazione all'età), testa che si muove vorticosamente da destra a sinistra e soprattutto quello sguardo impaurito, perso nel vuoto, alla ricerca del Santo Graal: il commesso. Colui che, ovviamente, in quel momento e già impegnato con un altro cliente, con il quale sta cercando di concludere una vendita.

 

La tattica. E quindi, che fa la nostra ritardataria? Innanzitutto inizia un pressing psicologico: si aggira come un falco attorno alla sua preda, avvicinandosi sempre di più ad essa; cerca di farsi notare, picchiettando nervosamente il piede, facendo spuntare il suo faccione alle spalle della sagoma dell'altro cliente. Una sorta di danza, più o meno breve, interrotta dal classico:  “Scusi, posso farle una domanda veloce?". "No!", sarebbe la naturale risposta. Anche perché, usualmente, quel "veloce" si rivela un subdolo trabocchetto

 

Il povero addetto vendita prova, cortesemente, a far notare che al momento è impegnato, ma subito ecco la risposta, piccata: "Ma c'è solo lei qui??". "Sì", cara la mia signora. E così, in quel preciso istante, appare idealmente il diario di cui sopra. Le giustificazioni (scuse?) sono tanto variabili, quanto pittoresche. È di fretta perché deve andare a prendere il bambino a scuola; perché deve andare a fare la spesa oppure ha un appuntamento importantissimo (tipo l'estetista); ma si arriva anche a delle vere e proprie chicche come il sugo lasciato sul fuoco (accaduto, accaduto…).

 

Come se ne esce? Dandole retta, sperando che quel "veloce" rappresenti una verità. In caso contrario, facendole cioè nuovamente presente che si è impegnati, oppure ignorandola, le sue reazioni saranno le medesime: sbuffi e continue occhiate all'orologio, gesti di disappunto, facce infastidite, inutile ricerca di altri colleghi. Se va bene, se ne andrà. Altrimenti arriverà la domanda del secolo: "Ma siete aperti anche domani??". (Nathan)

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