Sabato, 04 Novembre 2017 00:00

"A Natale non ti puoi permettere neppure un raffreddore"

Si avvicina, a grandi passi, il periodo più freddo dell'anno, che diventa il più caldo dal punto di vista commerciale. I grandi ordini centralizzati sono partiti, o stanno per partire, e tra poche settimane il punto vendita dovrà essere pronto, perfetto, impeccabile sotto ogni punto di vista: scaffali pieni, cartellonistica ben visibile, sorrisi dei commessi e scontrini. Questo è il bel quadretto che ogni Amministratore Delegato sogna di poter dipingere per la sua azienda di distribuzione. Peccato che, spesso, la realtà sia ben diversa. Soprattutto quando il negozio è di grandi superfici.

Si avvicina, a grandi passi, il periodo più freddo dell'anno, che diventa il più caldo dal punto di vista commerciale. I grandi ordini centralizzati sono partiti, o stanno per partire, e tra poche settimane il punto vendita dovrà essere pronto, perfetto, impeccabile sotto ogni punto di vista: scaffali pieni, cartellonistica ben visibile, sorrisi dei commessi e scontrini. Questo è il bel quadretto che ogni Amministratore Delegato sogna di poter dipingere per la sua azienda di distribuzione. Peccato che, spesso, la realtà sia ben diversa. Soprattutto quando il negozio è di grandi superfici.

 

Periodo caldo dicevamo, che si traduce in turni di lavoro sempre più frenetici, e fin qui tutto bene. A volte però non basta correre e diventa necessario doversi trattenere qualche minuto in più, qualche ora in più. E così capita di staccare alle 19, un'ora dopo rispetto a quanto previsto, oppure iniziare alle 10, anticipando di un'oretta l'ingresso in negozio. E quelle ore, chi le paga all’addetto? 

 

Molto frequentemente finiscono nel cosiddetto "monte ore", che altro non è che un modo elegante di posticipare eventuali riposi in un futuro indefinito (ammesso, e non concesso, che quelle ore poi vengano effettivamente recuperate...). E gli straordinari? Termine in disuso, in via di estinzione; di straordinari pagati ormai, se ne vedono sempre di meno. Ma non finisce qui. 

 

No, perché muovendosi all'interno di reparti ormai ridotti all'osso, che già in condizioni "normali" faticano a soddisfare pienamente le esigenze di clientela ed azienda, da questo momento in poi ogni piccola mancanza sembra essere fatale. Si ricorre quindi alla compilazione di orari quantomeno fantasiosi, per cercare di coprire eventuali "buchi" sovente determinati da scelte aziendali cervellotiche (leggasi solidarietà, rinnovi contrattuali mancati, spostamenti tra punti vendita). 

 

E ancora. Da adesso in poi sono bandite le ferie; poi non importa che queste siano state pianificate (ed approvate...) mesi prima, perché bisogna "venirsi incontro", "dare una totale disponibilità" o meglio ancora, come si legge ormai in tutti gli annunci di lavoro, garantire "flessibilità"! Ah, e scordatevi le malattie!! I malanni di stagione vanno affrontati con il sorriso e superati direttamente sul posto di lavoro, imbottiti di antibiotici.  

 

Qualcuno potrebbe storcere il naso, perché tutto questo può sembrare un ritratto fin troppo pessimista, un'esagerazione oppure una sorta di mistificazione della realtà. Tuttavia non è per niente raro assistere a situazioni del genere con una, a nostro avviso pericolosa, aggravante. Spesso infatti vengono fatte delle pressioni, più o meno velate, soprattutto verso chi ha il contratto in scadenza, e quindi disposto a tutto per tenersi stretto quel posto di lavoro. E così, mentre attorno a noi i colleghi diminuiscono, e le difficoltà aumentano, non ci rimane che tirarsi su le maniche in negozio e coprirsi bene fuori. Sai mai che un raffreddore… (Nathan)

 

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