Domenica, 29 Aprile 2018 08:15

Agenti e merchandiser vengono utilizzati male

Due risorse che nei punti vendita troppo spesso si scontrano con logiche che tradiscono incapacità di programmazione.

Addetti vendita, capi reparto/settore, direttori, clienti. Questi sono gli attori principali che ogni giorno abitano i "set" di ogni negozio, soprattutto di grandi dimensioni, sparso sulla Penisola, i protagonisti senza i quali nessuna trama sarebbe possibile. Però, come in ogni cast che si rispetti, per poter portare a termine il film, c'è bisogno anche degli attori non protagonisti e, perché no, anche delle comparse.

Nel nostro caso parliamo di personaggi che gravitano in maniera più o meno continuativa attorno al punto vendita, come gli addetti delle pulizie, i tanto “amati” Mystery Client, gli agenti di questo o quel marchio, i merchandiser. Insomma, parecchie figure che troppo spesso si sottovalutano e dalle quali potremmo trarre vantaggi, evitando di trasformarle nell'ennesimo fardello da portarsi dietro durante la giornata. Concentriamoci soprattutto sugli ultimi due citati: agenti e merchandiser.

Gli agenti, che ormai vengono apostrofati con varie terminologie (inglesi, of course) quali Brand Ambassador oppure Sell-Out Specialist, sono quelle persone che oramai conosciamo da diversi anni. Il loro arrivo è il preludio a una breve chiacchierata, per lo più amichevole, sugli ultimi risultati del campionato; a questa seguono una serie di foto qua e là per il reparto, un brevissimo accenno a quelle (poche) novità di mercato, e infine il colloquio con il Responsabile di turno per fare il classico "punto della situazione". Un accenno veloce a qualche assistenza particolarmente rognosa, e arrivederci al mese prossimo.

Ecco, diciamo che la parte relativa al post-vendita (argomento di discussione importantissimo) potrebbe/dovrebbe essere sicuramente potenziata. Il negozio deve essere in grado di risolvere qualsiasi problema in questo ambito, andando incontro al cliente, e per fare ciò sarebbe importante poter contare su un "alleato" in più (cosa che non sempre accade). Stesso discorso va fatto per gli ordini: l'agente valuta sul posto la rotazione dei prodotti in ogni dettaglio e quindi dovrebbe essere di aiuto nel non generare quell'infinita serie di ordini centralizzati fatti apparentemente senza alcun senso logico.

I merchandiser invece sono "gli uomini di fatica". Coloro che sono deputati ad esporre quei tre noiosissimi bancali di accessori e che spesso allestiscono aree personalizzate in punti strategici del reparto. I ragazzi ai quali affidare quella scorta ormai seppellita In qualche angolo del magazzino e che devono seguire direttive impartite dall'alto che impongono il posizionamento del fatidico materiale POP (che puntualmente viene cestinato tre minuti dopo).

Si tratta di un ruolo delicato, che corre sul filo dell'equilibrio. Stretto in una morsa che vede da una parte il cliente (vale a dire il marchio di turno) che chiede un certo tipo di esposizione e il rispetto di determinati programmi, e dall'altra il negozio che non può (o non vuole) seguire quelle regole. E come al solito i problemi nascono dall'alto: già, perché anche se le linee guida di cui abbiamo parlato sono il frutto di accordi (commerciali) tra sede e cliente, il risultato è che poi vengono a mancare fisicamente spazi e/o referenze per seguirle. Quindi che fare? Come uscirne? Perché trasformare ore di lavoro di agenzie esterne, che dovrebbero alleggerire il reparto, in diatribe su cosa esporre e come farlo? Non sarebbe meglio condividere a tempo debito, cioè molto prima di quanto accada nella realtà, tali progetti con il negozio, ed evitare poi situazioni quasi surreali?

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