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Martedì, 12 Giugno 2018 10:47

Qualche idea per il nuovo governo su contratti, aperture, orari

Per il nostro settore l’esecutivo appena nato dovrebbe porre la sua attenzione su (almeno) tre ambiti ben precisi.

Abbiamo un governo, finalmente, e ora è lecito aspettarsi dei cambiamenti, delle novità. Lungi da me l’idea di addentrarmi in una discussione politica, in quanto non è questa la sede e tantomeno io sarei in grado di sostenere dibattiti in tal senso. Consentitemi però di formulare alcune richieste al nuovo esecutivo, attinenti ovviamente al mondo del lavoro e, nello specifico, al nostro settore. Lascando perdere, per un istante, il grande tema dell'e-commerce. 

Logico, e direi quasi superfluo, unirmi al coro di coloro che chiedono più chance per tutti: dai giovani che devono essere inseriti nel mondo del lavoro, ai meno giovani che si ritrovano in situazioni terribili a causa delle chiusure improvvise delle loro aziende. Detto questo, mi piacerebbe poter constatare dei cambiamenti, da qui ai prossimi anni, su tre aspetti ben definiti: contratti, aperture ed orari.

Contratti. E’ forse chiedere troppo far sparire, o per lo meno ridurre in modo drastico, quegli annunci di lavoro che propongono “una settimana di contratto, più proroghe”? Inoltre provocano in me una enorme tristezza i contratti a chiamata: intendiamoci, spesso possono essere un ottimo viatico per alcune categorie di persone, penso alle mamme che hanno la necessità di crescere i propri figli e al tempo stesso contribuire alle entrate della famiglia, oppure agli studenti. Purtroppo però, noto che queste prestazioni occasionali sono sempre più in voga e rischiano di diventare la regola, non l’eccezione.

Aperture. Ultimamente, per fortuna, qualcosa inizia a muoversi. Il concetto iniziale (o per meglio dire, l’auspicio) che ha portato all’apertura dei negozi alla domenica era piuttosto semplice: fatto 60 l’incasso dal Lunedì al Sabato, automaticamente, restando aperti un giorno in più, si passerà a 70. Beh, non c’è nemmeno bisogno che vi dica come vanno le cose, dato che spesso oggi è difficile raggiungere quel famoso 60 di prima, anche stando aperti sette giorni su sette! Quindi ben vengano gli esempi di grandi insegne che optano per la chiusura domenicale e il rispetto delle festività. La possibile ricetta? Una domenica al mese da gennaio a novembre, tutte quelle di dicembre in vista del Natale, e stop all’apertura selvaggia tra Pasqua, Pasquetta, Festa dei Lavoratori e chi più ne ha, più ne metta. Siamo sicuri che il cliente valuterebbe queste chiusure come un aspetto negativo?

Orari. A voi sembra logico che un negozio di elettronica di consumo (e lo stesso vale per coloro che trattano beni primari) stia aperto fino alle 21, 22, se non addirittura le 23? Quanto incide sul bilancio finale il fatturato del negozio dalle 19.30 in poi? Apriamo gli occhi, cerchiamo realmente di capire chi entra in negozio ad un certo orario e per quale motivo. La paura, del tutto immotivata, è quella di perdere fantomatici clienti. Perché invece non iniziamo ad abituare, oserei dire “educare”, i nostri clienti?

Credo, anzi sono assolutamente convinto, che la maggior parte di coloro che vivono il negozio in maniera quotidiana, sia d’accordo con i “desiderata” di cui sopra. Allo stesso tempo, però, sono consapevole che (purtroppo) i vari vertici aziendali la pensino in maniera opposta, e che siano pronti ad avvalorare la loro tesi mettendo in campo statistiche e/o percentuali di vario genere. E se arrivasse qualche dritta direttamente da Roma?