Domenica, 23 Dicembre 2018 12:04

VERSO NATALE - In attesa del cliente ritardatario

Nel giorno della Vigilia in negozio l'attenzione si abbassa un po', si brinda molto e si guarda con diffidenza agli ultimi consumatori.

Ci siamo, stiamo contando i giorni che mancano alla fine di questa maratona. Sappiamo che siamo vicini e che poi potremmo goderci i nostri giorni di riposo, ben due di fila (!). Già, goderceli, perché anche se non vogliamo proprio pensarci, sappiamo in cuor nostro che il 27, alle nove del mattino, lì sul ciglio dell’ingresso del negozio ci saranno quei clienti pronti a reclamare un cambio di prodotto non funzionante, oppure il classico regalo doppio.

Le offerte volgono finalmente al termine, e pure i prodotti in esposizione diminuiscono vistosamente. Almeno si spera! La tensione si abbassa, abbiamo un po’ più tempo per fare due chiacchiere tra di noi, scherzare con i promoter, pensare ai chili che prenderemo durante il cenone di Natale. La mattina del 24, poi, alcuni nostri colleghi entrano nel pieno spirito natalizio indossando il cappellino rosso di Babbo Natale, anche se spesso sono coloro che nascondono una doppia personalità. Dottor Jekyll e Mister Hyde: all’esterno un sorriso per accogliere i clienti, all’interno la voglia che spariscano il prima possibile (vi ho beccati, eh…).

Ma la Vigilia di Natale non è solo questo. Innanzitutto, generalmente, esiste la regola non scritta che chi apre oggi, chiuderà poi a Capodanno (e viceversa). E questo spesso crea non poche polemiche e discussioni: tendenzialmente si cerca di lasciare il 31 libero ai ragazzi single pronti a scatenarsi in discoteca, anche perché chi ha i bambini piccoli a mezzanotte ed un minuto sarà già a letto. Però, come detto, a volte si arriva ad una sorta di tregua armata solamente dopo ore e ore di trattative, strappando clausole fantasiose da sfruttare, ad esempio alla Befana.

E poi oggi, per un addetto vendita, è festa! È vero che, ufficialmente, abbiamo timbrato e siamo al lavoro, ma il livello di attenzione, comprensione e pazienza è fisiologicamente basso: un po' per il periodo che abbiamo appena passato, un po' perché non vediamo davvero l’ora di staccare la spina. E un po' anche perché fin dalle prime ore del mattino iniziano a girare discrete dosi di alcool. Beccati un’altra volta…

Nel primo pomeriggio alcuni colleghi schizzano a casa un po’ come al monopoli, senza passare dal via. Si sprecano baci, abbracci, auguri e saluti a tutti come se si stesse partendo per un viaggio spirituale dall’altra parte del mondo. Situazione ancora più comica l’ultimo giorno dell’anno, quando ci si dà appuntamento “all’anno prossimo”: ergo, nemmeno 48 ore dopo!

Chi rimane conta le ore, i minuti che lo separano dal soave suono della campanella. Spuntano flut di spumante e pasticcini vari, ma soprattutto si inizia a guardare con sospetto, quasi con fare minaccioso, ogni essere umano privo di polo d’ordinanza che si aggira tra gli scaffali. Sì, perché il dubbio che arrivi il cliente dell’ultimo minuto inizia ad assalirci. E così si scruta soprattutto l’ingresso.

Fino a che, a pochi minuti dal gong, eccolo arrivare. È un uomo, non si scappa, e corre, corre forte. Entra in negozio con lo sguardo perso e il terrore dipinto sul suo volto. Occhi sbarrati, un’ansia che lo assale ad ogni passo. Si dirige verso il reparto cercando il supporto di qualcuno e proprio in quel momento tutti, ma proprio tutti, spariscono. Ci si rifugia in ogni angolo: magazzino, bagno, ufficio del Direttore, riservette. Vale tutto! Ovviamente c’è chi non riesce a fare in tempo e viene incastrato. Quel “Posso aiutarla?” in realtà è traducibile in un “Perché sei qui, a quest’ora?”. Poi, puntualmente, veniamo a scoprire che il malcapitato di turno cercava delle pile, una bilancia pesalimenti, una sveglia. “Grazie, buon Natale” ci fa lui. “Si figuri, auguri a lei!”. Devo tradurlo…?

Auguri a tutti!

Nathan

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