Da qualche tempo non sceglievamo il Friuli Venezia Giulia per visitare punti vendita in veste di mystery shopper. Lo abbiamo fatto tra gennaio e febbraio - precisamente il 29 gennaio, il 10 e il 14 febbraio - in provincia di Gorizia, e in particolare presso lo store Mediaworld all’interno dello shopping center Tiare in via Cividale a Villesse, il negozio a insegna SME in via Palmanova a Gradisca d’Isonzo e il corner Unieuro dell’ipermercato Spazio Conad in via Pietro Micca a Ronchi dei Legionari. In tutte e tre le superfici abbiamo deciso di puntare su due settori specifici: quello delle lavastoviglie e quello dei computer, con l’obiettivo di tracciare un confronto tra segmenti “paralleli”. Vediamo come è andata attraverso il racconto della nostra inviata.
Mediaworld
Mercoledì 29 gennaio alle 12,15, per lo store Mediaworld a Villesse (GO) girovagano non più di un paio di clienti. Benché l’orario non proprio di punta, mi sarei aspettata un viavai maggiore, data la location all’interno di un centro commerciale (Tiare). Inaugurato di recente, ha l’aspetto spartano di tutti i pdv dell’insegna che ho visitato in passato, comprese le vistose macchie sul parquet, in questo caso proprio all’ingresso: non proprio un bel biglietto da visita. Per il resto i lineari sono ordinati e l’assortimento piuttosto ricco. L’addetta del reparto lavastoviglie è impegnata con un cliente. Mentre si allontana da lui intuisco un disguido con un prodotto. Rivolgendosi a una maglia di schiena il visitatore chiede se debba aspettare lì. Non sento rispondere. Decido quindi di ripassare più tardi, muovendo il primo passo verso la zona pc.
Amati processori. Esplorando altri reparti, telefonia e tv in particolare, mi rendo conto che sono popolati da un numero maggiore di addetti: tutti intenti a parlare tra loro, quasi per paura di incrociare lo sguardo di clienti “bisognosi”. Ma vengo ben presto smentita quando si fa avanti un commesso molto giovane con l’aria da nerd. Gli chiedo un pc che sia rapido per un uso nel tempo libero, non mi serve nulla di supersonico visto che trascorro già gran parte delle mie giornate davanti a uno schermo. Solo non voglio ripetere l’esperienza della scocca in plastica del mio vecchio Windows, un HP costato circa 600 euro. Confesso anche che la mia tentazione è il Mac, ma ho mille dubbi: il prezzo, la dimensione del display e la paura di un sistema operativo diverso.
Non finisco di parlare che il suo sguardo si accende: mi parla di processori (quasi) come della donna amata, con tutti i dettagli Apple che mi aspettavo di ricevere. Sono io a tirarmi indietro rispetto ai 1400 euro per un modello della “mela”, allora riparte come un razzo verso un pc Asus, anch’esso con ottimo processore e una scocca in alluminio che non si romperà facilmente. Ha uno schermo OLED ed è in offerta. Mi fa notare il tastierino numerico a lato: una rarità, di questi tempi. L’addetta al bianco, ritrovata al suo posto è di nuovo occupata. Ma sono fortunata, perché arriva in fretta ad accogliermi. Meno di un fulmine nel cielo e si lancia in un excursus su marche, modelli, fasce di prezzo, funzioni e classi energetiche: una manna per un cliente medio. Mi orienta verso due Bosch e una Electrolux, illuminandomi con parole memorabili: fondo in policarbonato (o acciaio), e zeolite. Ed ecco quell’argomento che crea fiducia: “Io a casa ho una Bosch”. Non si scoraggia al mio declinare, anzi rinforza la proposta: “Domani avremo un nuovo volantino, torni a trovarci”.

SME
Lo store SME di Gradisca d’Isonzo, inaugurato un lustro fa, serve parecchia clientela slovena. In Slovenia il costo della vita è più basso, ma gli elettrodomestici sono più economici in Italia. Lunedì 10 febbraio alle 18,10 mi dimeno per cercarne l’ingresso. Dopo un piccolo peregrinare lo scovo non lontano dal cartello “ritiro merci”. Lo prendo come un quiz di fine giornata. Un quiz che continua anche all’interno, nel negozio ampio e ben illuminato, dove ci si chiede se tra fiori finti, soprammobili, piatti, passeggini e articoli da cartoleria, si sia entrati in un grande magazzino anni ’90. E gli elettrodomestici? Quelli sono al primo piano. Peccato non averli trovati subito, però lo spazio è grande, moderno e accogliente, con un buon assortimento per ogni categoria. Per restare in tema con la mia infanzia, alcune chicche come un videogame stile vintage di Pacman, una sezione di strumenti musicali con formazione da band e un dignitoso reparto di CD e vinili.
Sembra che il personale sia in numero più che sufficiente, talmente sufficiente che si coagula a chiacchierare a gruppi di tre, indifferente al mio passaggio. Apro qualche lavastoviglie sperando di essere intercettata, ma è una tattica vana. Sono l’unica visitatrice. Apro anche un paio di modelli mimando un’espressione interrogativa. Quando chiedo lumi a un addetto (forse il caporeparto) la risposta si ferma alla distinzione tra libera installazione e incasso, e a una breve panoramica di prezzi corredata da un ampio gesto del braccio, tipo quella di un nuotatore stile dorso. Alla domanda sul carrello delle posate che sostituisce talvolta il cestello, la risposta taglia l’aria: “Fa risparmiare spazio”. Sembra che la sua voglia di incassare 500 euro sia inferiore alla mia di spenderli.
Buonumore. Ma la soddisfazione non tarda ad arrivare: all’addetto del settore informatica spiego che mi occorre un pc mediamente performante con una scocca resistente. E che mi chiedevo se passare al Mac. Vedo che fulmina il mio iPhone e prima di respirare di nuovo sciorina un piccolo scibile: che con Apple l’ecosistema dei prodotti è tutto, che esiste il Cloud, e poi in due giorni ci si abitua. Vola verso i modelli Pro e Air svelando la presenza dei processori M2, M3 e dell’imminente M4. Il suo mix di competenza, passione e attitudine alla vendita dissolvono in poche battute annose difficoltà come quello dei bug, dei virus che non attaccano i modelli di Cupertino e del trasferimento di dati tra sistemi operativi. Non sento alcuna pressione all’acquisto, e pur essendo in “missione” mi chiedo quale sia il plafond della mia carta di credito. Esco di buonumore pensando che, nel retail tradizionale, un bel negozio, un venditore preparato e il supporto di una buona offerta siano ancora un poker d’assi.

Unieuro
Il corner Unieuro della mia terza incursione come mystery shopper è situato all’interno dell’ipermercato Spazio Conad di Ronchi dei Legionari. Sono le 18,20 di venerdì 14 febbraio quando varco la soglia del punto vendita, un supermercato che ha più di una ventina d’anni di storia (ex Bennet) e che punta, almeno all’ingresso, sui prodotti alimentari in promozione. La zona dedicata agli elettrodomestici è tutta sul fondo, per nulla visibile sulle prime, né segnalata. Unico “indizio” della sua esistenza, a parte l’insegna esterna, una bacheca con il volantino tra le due porte scorrevoli prima dell’entrata.
Quando lo raggiungo ne colgo la desolazione. Nessun addetto, nessun cliente tra i lineari con esigua profondità di assortimento, dovuta probabilmente allo spazio ridotto del layout rispetto a quello di un “normale” punto vendita: solo due modelli per le lavastoviglie, entrambi free standing. Più forniti i reparti telefonia, computer, ped e accessori. C’è ordine nell’allestimento, illuminato da una luce fioca, che mi inquieta. Cerco un addetto, ma sono nel deserto dei Tartari. Laggiù scorgo un miraggio: il gilet rosso di una addetta alle prese con un bancale di pasta (in effetti siamo in un supermercato), ma prima che io possa agguantarne l’attenzione un cliente entrato di soppiatto me la soffia.
Chissà se alla cassa sapranno aiutarmi. Ma anche quella è incustodita. Quando arriva infine un essere umano mi dicono che qualcuno potrà assistermi. Qualcuno del corner. Da cui provengo, però. Per fortuna mi chiameranno quel “qualcuno”. Dietrofront allora, e fiducia alle stelle. Riecco la signora della pasta, ora impegnata con un cliente davanti al totem di iliad. Riceve la chiamata della cassa che la invita ad occuparsi di me. Ma se la “mia” commessa è proprio lei, come ha fatto a non vedermi prima? Mentre attendo il mio turno, do un’occhiata ai pc portatili in esposizione. Qualche minuto ed è pronta a rispondere a tutte le mie domande sulle lavastoviglie. Tanta buona volontà e simpatia infatti, ma le competenze sono vaghe e sfilacciate. Indago se i modelli free standing possano essere usati ad incasso e la risposta è sì, ma meglio prendere le misure. E quanto a vibrazioni? Potrebbero essercene - replica - ma non troppe. Per il resto legge il cartellino, uno dei quali recita “wifi”. Il suo commento: “Si può collegare al telefono”.
Accanimento terapeutico. Visto che è lei la regina indiscussa del corner, le sottopongo anche i miei crucci informatici. Mi colpisce un Asus (spento), e le domando se integri uno schermo OLED. Si china a leggere il cartellino. Attendo, sapendo già che quel cartellino non contiene tale informazione, ma lei non si scoraggia, lo estrae dal lineare, corre alla cassa dove lo scansiona e, forte della scheda tecnica appena scaricata, annuncia che no, non si tratta di un OLED. Purtroppo, visto il prezzo di 449 euro, lo sospettavo già. Mi dico che altre domande sarebbero solo un accanimento terapeutico, allora le mento che avrei preso le misure della lavastoviglie. E così, quasi con un sospiro di sollievo, la vedo tornare ai suoi bancali di pasta. Me ne vado convinta che si tratti di un format con un buon potenziale, tutto da sviluppare, però, a suon di investimenti in formazione. (red.)










