Lunedì, 27 Dicembre 2010 00:00

Electrolux, "green" non è solo questione di soldi

Tra le industrie vince chi dimostra di puntare su un approccio al tema ambientale a 360 gradi

Green di qua, green di là: ormai tutto è “verde”, ecologicamente sostenibile, rispettoso dell’ambiente che ci circonda. Ogni prodotto, ogni strategia di comunicazione non possono fare a meno di un legame con la sensibilità ambientale. Su questo fronte il consumatore italiano ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni, spinto da industrie che hanno investito parecchio e nonostante un trade che ha scoperto tardi e forse pure male uno strumento di marketing dalle potenzialità considerevoli. Due strade, quelle di produttori e distributori, che restano ancora distanti nell’utilizzo di un argomento sempre più comune, ormai entrato nei discorsi quotidiani di una larghissima percentuale di famiglie. Ma proprio perché è alla portata di tutti aumenta il rischio che se ne faccia un uso a volte distorto, provocando danni.

EFFETTO BENEFICO

Un esempio? Oggi nel mondo dell’elettrodomestico il termine “ecologia” viene quasi sempre accostato in modo esclusivo al risparmio energetico: a parità di prestazioni, il prodotto ecologico consuma meno energia con un effetto benefico immediato e diretto nelle tasche dei consumatori. Sia chiaro: si tratta di un risultato reale e assolutamente rispettabile, soprattutto in considerazione della crisi economica che riguarda tutti. Ma farlo coincidere con l’inizio e la fine dello spirito verde è limitativo. Molto limitativo. A proposito di green spirit, Electrolux rappresenta una sorta di coscienza industriale sul tema della difesa dell’ambiente avendo iniziato in tempi non sospetti un impegno a 360 gradi. L’azienda non si concentra soltanto sul “dopo”, vale a dire sul momento in cui il prodotto arriva al consumatore; ma anche sul “prima”. “Tutti i nostri apparecchi definiti green – sottolinea Renato Zanovello, al vertice della divisione floorcare del colosso di Pordenone – sono anche riciclabili. Non guardiamo soltanto all’impatto economico per il consumatore, ma ci chiediamo anche che cosa andiamo a immettere nell’ambiente una volta che quel prodotto morirà. Noi ci preoccupiamo di questo momento”. Fuori luogo, allora, parlare di approccio etico? Probabilmente no. Vengono utilizzate plastiche che si possono riutilizzare, pertanto senza sprecare energia. E lo stesso discorso vale per gli imballi.

FILOSOFIA PRODUTTIVA

Il prodotto può essere riciclato fino al 90 per cento, dando vita a un circolo virtuoso che riduce la richiesta di nuovi materiali. Una filosofia produttiva di questo stampo porta necessariamente a rivedere tutti i processi produttivi. Una vera e propria assunzione di responsabilità, dunque, che nasce dall’obiettivo di dare un contributo ad affrontare il problema della tutela dell’ambiente. Da qui si arriva a poter sfruttare una opportunità di business: insomma, si parte dall’inizio e non dalla fine. I punti vendita, dal canto loro, si trovano tra le mani quell’opportunità avendo il grande vantaggio di dialogare col consumatore. “I rivenditori – aggiunge Zanovello – dovrebbero pensare quello che pensano i loro clienti. Succede?”. Risposta (nostra): ancora poche volte. Ecco il rischio che corre un argomento sempre da prima pagina: di mostrare solo la punta dell’iceberg, lasciando sotto la superficie dell’acqua la parte più consistente della cultura che si potrebbe trasmettere al cliente finale.