Martedì, 28 Dicembre 2010 00:00

Necchi, una garanzia nel cucito. E non solo

Le macchine per cucire oggi costano poco e risolvono molti problemi quotidiani

I latini, che la sapevano lunga, ne erano convinti: repetita iuvant. Ripetere fa bene, giova. Visto che siamo discendenti dei latini, non ci tiriamo indietro e rilanciamo un messaggio nel quale crediamo da tempi non sospetti. I negozianti conservano il vizio di non salire su treni che invece dovrebbero essere presi al volo. Soprattutto in un momento come quello che viviamo più o meno dal 2008 ad oggi. Un settore di cui si parla poco, ma che invece andrebbe seriamente preso in considerazione dai punti vendita specializzati e quindi dai consumatori, è quello delle macchine per cucire. Di cucito si parla poco perché non esistono dati rilevati da istituti di ricerca. E non vengono rilevati semplicemente perché le aziende produttrici cui potrebbero essere venduti sono troppo poche: in pratica, due. Ci si deve accontentare, allora, dei numeri raccolti dalle industrie stesse. Numeri non campati per aria, bensì fondati sulle rispettive vendite. 

CONTRADDIZIONI
Il mercato oscilla tra i 55 e i 60 milioni di euro. Una torta non trascurabile. Ma nei punti vendita si vedono pochi prodotti, e per di più utilizzati nei volantini in occasione delle tante promozioni. Il lineare, invece, andrebbe arricchito di almeno tre modelli per coprire tutte le fasce delle macchine a uso famiglia, e con prezzi che vanno da 99 a 189 euro. La grande contraddizione che permane tuttora riguarda i risultati che le aziende produttrici riescono ad ottenere. Alpian Italia (marchi Necchi e Toyota), così come la sua concorrente Singer, realizza quasi il 90 per cento delle vendite nel canale despecializzato, per raccogliere soltanto briciole nel canale degli elettrodomestici. Un assurdità, giacché dovrebbe essere il contrario. Vendite che sono direttamente proporzionali alla capacità di gestire il settore, e quindi con assortimenti completi. Ciò significa presentare due o tre marchi per consentire al consumatore una scelta soddisfacente. “Siamo noi - chiarisce Alessandro Verrini, direttore generale di Alpian Italia - a chiedere al trade di dare spazio anche al nostro concorrente. Mentre spesso troviamo un solo marchio. Il consumatore deve poter confrontare brand e modelli”.

VENDERE POMODORI
Insomma, l’anomalia è grande come una casa: la distribuzione despecializzata di fatto si comporta da specializzata, e quest’ultima si comporta come se vendesse anche pomodori. Ma è proprio nella despecializzata che a volte si ritrovano anche quattro marchi e cinque o sei modelli di macchine per cucire esposti sul lineare. Tra l’altro, non bisogna dimenticare che la macchina per cucire va considerata un normale elettrodomestico. Sono passati gli anni di quando i prezzi erano proibitivi: oggi siamo a livelli assolutamente abbordabili. Il motivo per cui i player sono pochissimi è molto semplice: nel settore del cucito non ci si può improvvisare. Il prodotto deve fare i conti con una meccanica di precisione al proprio interno che richiede cultura nella produzione. Si tratta di una merceologia, quella del cucito, che richiede un post-vendita che funzioni ma soprattutto serve un controllo di qualità efficiente. Siamo di fronte a un meccanismo costituito da circa 550 pezzi che vanno assemblati in modo corretto affinch la cucitura avvenga correttamente. Basta un solo pezzo prodotto nelle dimensioni sbagliate perché la cucitura non sia più possibile.

CULTURA DI PRODOTTO
Ogni controllo, pertanto, deve essere di alto livello. Sotto questo profilo Necchi e Toyota possono mettere in campo una esperienza che nel primo caso sfiora addirittura il secolo. Proprio perché la macchina per cucire è un prodotto meccanicamente complesso, il post-vendita rappresenta indubbiamente una fase piuttosto delicata, come ricordavamo poc’anzi. “Noi - rassicura Verrini - ritiriamo gratuitamente il prodotto difettoso a casa dell’utente durante la garanzia. Mentre quando la garanzia si è ormai esaurita, il ritiro resta gratuito e viene addebitata la riparazione, che non supera mai i 25 euro”. Un altro aspetto importante è quello di imparare a usare il prodotto. Non basta attaccarlo alla rete elettrica di casa, infatti. Ed è sufficiente non far passare il filo correttamente per far sì che la macchina per cucire non funzioni, e magari chi l’ha acquistata pensa che sia difettosa. Alpian Italia utilizza un call center di 6 persone il cui compito è risolvere questi problemi: capire se si tratti di un reale difetto tecnico oppure di un semplice errore di infilatura.  

OBIEZIONI E RISPOSTE
Una delle obiezioni per resistere a dare spazio ai prodotti potrebbe essere quella che oggi ben difficilmente si trova tempo per cucire in casa. Il nodo vero, però, sta più a monte. Quando si ha bisogno di una sarta, diventa praticamente impossibile trovarla. E quando si trova, il portafoglio medita il suicidio. La macchina per cucire, allora, serve per le piccole riparazioni quotidiane, comprese le scarpe.

ANCHE STIRO E ASPIRAZIONE
Da sottolineare che in tempi economicamente difficili il fai-da-te aumenta le vendite. “Se, poi, in negozio il rivenditore ricrea l’angolo sartoria utilizzando anche il ferro da stiro, non fa altro che stimolare ul­te­riormente il con­sumatore” interviene ancora Ver­rini. Non a caso Alpian Italia si muove anche nel mercato dello stiro, nel quale Necchi è sempre stata presente. Così come in quello dell’aspirazione, dove sono già stati raccolti risultati lusinghieri. “Dete­niamo una quota del 13% (in pezzi) nei traini no bag - conclude Verrini -, ma il 99 per cento dei prodotti vengono venduti dai despecializzati. La cifra si aggira attorno ai 65 mila pezzi (dati GfK maggio ‘10, ndr), ai quali vanno aggiunte le quantità vendute nei canali non rilevati da GfK, come ad esempio i supermercati”.