Sabato, 08 Marzo 2014 00:00

Il settore del bianco in Italia può crescere del 30% in efficienza

Un recente studio dimostra che con azioni mirate è possibile migliorare la competitività

Grande potenziale per il settore del bianco italiano: nell’arco di tre anni l’Italia potrebbe guadagnare il 30% di efficienza. E’ quanto emerge dallo studio della Fondazione Ergo-MTM Italia (istituita nel 2012 e presieduta da Luigi Galante, VP Manufacturing Emea di Fiat Group Automobiles) che mette a confronto l’Italia con alcuni Paesi europei quali Germania, Spagna e Repubblica Ceca basandosi su rilevazioni effettuate nel periodo 2010-2012 in tredici stabilimenti per un totale di circa 11.000 lavoratori coinvolti.

Vecchio e senza vere innovazioni

Il settore del bianco è un “settore industriale vecchio, in cui sia il prodotto che il processo produttivo non vedono delle vere innovazioni da troppi anni” afferma Gabriele Caragnano, direttore generale della Fondazione. Per questo motivo, negli ultimi anni, si è intensificato un processo di delocalizzazione produttiva verso i Paesi dell’Europa dell’est che pare irreversibile. I principali gruppi industriali del settore, Whirlpool, Indesit ed Electrolux, hanno annunciato la chiusura di alcuni dei principali e storici stabilimenti produttivi in Italia, in cui lavorano migliaia di persone e che danno lavoro a moltissime aziende dell’indotto.

Una via alternativa

Ma si tratta davvero di un processo irreversibile ed inevitabile? Grazie a questo studio, la Fondazione Ergo-MTM Italia, pur riconoscendo le difficoltà economiche del contesto industriale, propone ai principali player di settore una via alternativa all’abbandono del campo Italia; ma non solo, oltre a dare fiducia e speranza, indica concretamente alcune azioni per salvaguardare migliaia di posti di lavoro e migliorare allo stesso tempo la competitività degli stabilimenti italiani. L’obiettivo è quello di fornire una visione d’insieme che non si riduce al semplice costo, ma considera tre elementi chiave: il costo del lavoro per l’azienda, il numero di ore nette di presenza ed il livello di efficienza dell’organizzazione.

Costo orario: verità e bugie

La ricerca evidenzia che il costo orario nel settore del bianco italiano è di circa 20 euro/ora, diversamente dal dato pubblicato sulla stampa nazionale che si aggira intorno ai 24 euro. Il valore, inoltre, è inferiore a quello della Spagna (23 euro/ora) e della Germania (34 euro/ora). In Repubblica Ceca tale valore è pari a circa 9 euro. Ma quando si passa a considerare il costo per ora lavorata produttiva, l’Italia (38 euro/ora) perde il suo vantaggio competitivo verso la Spagna (35 euro/ora) a causa del gap di efficienza, sia per performance lavorativa sia per numero di ore nette produttive (lavorano di più). La Repubblica Ceca (16 euro/ora), anche considerando il livello di efficienza inferiore rispetto a noi, ha un costo per ora lavorativa produttiva pari a circa la metà sia dell’Italia che della Spagna.

L'efficienza dei sistemi produttivi

Lo studio consente di valutare e confrontare l’efficienza dei diversi sistemi produttivi misurati rispetto al livello normativo MTM (Methods-Time Measurement). In particolare, la Spagna ottiene il miglior risultato di efficienza (65,8%), e ciò significa lavorare bene e con una buona organizzazione che riduce al minimo le varie forme di perdita. Segue poi la Repubblica Ceca (58,7%), che non risulta quindi competitiva solo grazie al livello di costi, ma anche per livello di efficienza riscontrata. L’Italia in questa classifica ottiene un quarto posto (54,5%), dopo la Germania (56,4%), che sorprendentemente non eccelle per livello di efficienza.

Grosso potenziale

Come detto precedentemente, il potenziale di miglioramento per l’Italia è molto consistente: +30% in tre anni in termini di efficienza rispetto a valori world-class productivity. Lo stabilimento di elettrodomestici italiano potrebbe passare da un livello di efficienza pari a 54,5% al 70,5%. L’Italia, così facendo, in tre anni riuscirebbe a recuperare la Spagna (34,5 euro/ora) in termini di costo per ora lavorata produttiva (29,3 euro/ora).