Domenica, 22 Aprile 2018 07:52

Il buon esempio che arriva dalla Smeg

Il vicepresidente Vittorio Bertazzoni ha salutato una rappresentanza dei dipendenti in visita allo stand del Salone del Mobile.

Le vere notizie, a parte rarissimi casi, non compaiono nei comunicati stampa. Pertanto se un giornale non è ben radicato nel settore al quale si rivolge difficilmente le potrà mai apprendere. E raccontare. Noi dobbiamo ringraziare per l’ennesima volta i nostri lettori se siamo in grado di dare luce a una buona notizia, che come tale dovrebbe essere urlata. Smeg, azienda che - insieme ad altre - di diritto si può ritenere punta di eccellenza del Made in Italy (con tre siti produttivi, tutti nel nostro Paese), era presente al Salone del Mobile, che si chiude oggi. L’anima dell’azienda è la famiglia Bertazzoni che ha creato, sviluppato e internazionalizzato, in tre generazioni, un contenitore di prodotti espressione di un forte legame tra l'impresa e il territorio circostante.

Ecco, questo è il punto: il legame con il territorio circostante. E qual è l’ingrediente principale di questo territorio, che diventa motore essenziale dell’azienda, se non i propri dipendenti? Le aziende sono un corpo unico, dal presidente all’ultimo operaio. E se questa catena, tutta, non si sente parte di un disegno comune, ben difficilmente il risultato finale sarà di successo. Dunque, l’idea della Smeg di ospitare ieri presso il suo stand una rappresentanza dei dipendenti della sede di Guastalla (RE), che con le loro famiglie sono stati accolti dal vicepresidente Vittorio Bertazzoni, la salutiamo come il classico piccolo gesto che ha un grande significato. Bertazzoni ha stretto la mano a uno per uno dei suoi ospiti, e in particolare delle signore che da domani torneranno al loro turno in fabbrica.

Il vertice e la base che si toccano, ben sapendo che uno non può fare a meno dell’altra. Umiltà, passione, condivisione: tre valori che rappresentano il sangue, i muscoli, il cervello di ogni azienda. Quante volte e in quante organizzazioni produttive o distributive basterebbero “piccoli” gesti per rendere l’intero corpo aziendale, dalla testa alle gambe, più tonico e in salute?