Sabato, 19 Marzo 2022 17:59

Responsabilità solidale per tutta la filiera dei rifiuti

di Leonardo Di Cunzolo, amministratore di BSN Consulting 42

In tema di principi generali del sistema di responsabilità nella gestione dei rifiuti, ricordo che con la sentenza n. 5912/2020 “Responsabilità condivisa per mancanza di controllo di cui agli art.178 e 188 del D.Lgs 152/06”, la Corte di Cassazione è tornata sul principio del coinvolgimento in forza del quale deve riconoscersi una responsabilità solidale in capo a tutti i soggetti della “filiera dei rifiuti”: produttore/detentore, trasportatore, intermediario, destinatario intermedio (stoccaggio) e destinatario finale (smaltitore o recuperatore), sui quali grava un obbligo di cooperazione nella gestione degli stessi.

In particolare, per il supremo collegio, dall’applicazione del principio della responsabilità condivisa sancito nell’articolo 188 del D.lgs 152/06, consegue che tutti i soggetti che intervengono nell’ambito della gestione dei rifiuti sono responsabili non solo della regolarità delle operazioni da essi poste in essere, ma anche di quelle dei soggetti che precedono o seguono il loro intervento, sia attraverso la verifica della regolarità dei formulari, sia tramite quella del possesso delle prescritte autorizzazioni da parte dei soggetti al quale i rifiuti sono conferiti. Con questa recente sentenza la Cassazione ha confermato la responsabilità ex articolo 256, comma 1, lettera b) - già inflitta dal giudice di merito in prima istanza - del titolare di un impianto di recupero di rifiuti, che seppur legittimamente autorizzato per tale fase di gestione dalla provincia competente, aveva però omesso di controllare che il trasportatore/conferitore di tali rifiuti fosse iscritto (e pertanto autorizzato) all’albo nazionale gestori ambientali, per l’attività di trasporto dei medesimi rifiuti. Tale sentenza conferma l’orientamento consolidato secondo il quale qualora il produttore-detentore di rifiuti non provveda all’autosmaltimento o al conferimento dei rifiuti a soggetti che gestiscono il servizio pubblico, deve consegnarli ad un raccoglitore autorizzato con l’obbligo di controllare che si tratti di soggetti autorizzati alle attività di trasporto. Qualora tale verifica venga omessa, il produttore-detentore risponde a titolo di concorso con il soggetto che ha commesso il reato di gestione illecita di rifiuti, in forza del principio che tutti i soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti rispondono solidamente.

Nel caso in esame sottoposto al giudice di legittimità il soggetto imputato ritirava rifiuti da un trasportatore in assenza di autorizzazione perché non iscritto all’albo nazionale gestori ambientali, e pertanto violava l’obbligo di controllare la titolarità dell’autorizzazione, obbligo gravante anche su chi, come l’imputato, doveva poi sottoporre tali rifiuti ad operazioni di recupero nel proprio impianto.

Questa estensione di responsabilità nei confronti di chi riceve rifiuti da un trasportatore abusivo si basa sull’interpretazione in senso ampio della nozione di detentore, oggi definita all’articolo 183, comma 1, lettera h), come “il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso”.

Nel caso in specie il soggetto che riceve i rifiuti per avviarli ad attività di recupero debitamente autorizzata si configura come detentore così come descritto nella seconda accezione sopra indicata, ovvero la “persona fisica o giuridica che è in possesso dei rifiuti”. Al produttore-detentore (titolare dell’impianto di recupero a cui erano stati conferiti i rifiuti dal trasportatore non autorizzato) viene pertanto confermata la colpevolezza, già sancita dal giudice di merito, per concorso nel reato di gestione illecita di rifiuti non pericolosi ex articolo 256, comma 1, lettera b).