Domenica, 09 Dicembre 2012 00:00

"Il tablet? Non so come si accende: proviamo..."

Mistery Shopper nel Fiorentino in punti vendita Saturn, Euronics e Dixe. Come siamo stati accolti e consigliati dai commessi

Ci travestiamo ancora una volta da consumatori quando, la mattina del 25 settembre, partiamo in direzione di Firenze per una nuova puntata di Mistery Shopper. Al piano alto del centro commerciale Sesto Centro, a Sesto Fiorentino, Euronics espone elettrodomestici bianchi e tv già fuori dall’ingresso, distendendoli su due file come braccia larghe pronte ad accoglierci. Il primo impatto in negozio è forte, davanti a una parete di immagini identiche, sincronizzate sullo stesso canale: tra flat e smart tv ce n’è uno enorme, 70 pollici e tecnologia 3D, accompagnato da un cartellino grande come una pagina di giornale. Riporta informazioni dettagliatissime, facili da capire come un codice spaziale, in un papiro di sigle-trattini-numeri-altre sigle. In compenso il prezzo non dà adito a dubbi, è chiaro e cubitale. I cartellini-prodotto in formato gigante sono sparsi un po’ in tutto il comparto bruno. “Svuota negozio continua alla grande”, segnalano alcuni. Altri indicano le novità. Un commesso ci guarda e si dilegua senza salutare. Viene da sorridere leggendo la scritta sulla sua schiena “Contro l’abbandono del cliente”. Ma chissà cosa sono tutti quei dépliant appoggiati ovunque sugli scaffali. "Ogni cinque euro acquisti 100 punti - ci sentiamo rispondere - arrivati a 'tot' punti puoi usufruire di un buono. Non so quanti punti, per saperlo bisognerebbe leggere bene...". Poi ci strappa il pieghevole dalle mani e, sbuffando, si mette a leggere. Arriva un altro consumatore e ci ripiazza il dépliant tra le mani. “E' tutto scritto qui” ci rassicura.

Bastava leggere
Nella stagione fredda molti pensano all’acquisto di un’asciugatrice. La commessa è categorica: “Non ve la consiglio perché consuma tantissima corrente”. "E la lavasciuga?" tentiamo. “Meglio farne a meno perché non asciuga quanto dovrebbe, i panni si sciupano in fretta. Può andar bene per le lenzuola, ma non più di una volta alla settimana, poi stando quattro ore e mezza accesa si rompe prima rispetto all'asciugatrice. Eviterei anche quella”. Sondiamo i consumi, tema sempre attuale. “Lì c’è l’etichetta che ve li spiega, i consumi si riferiscono tutti all’uso in un anno”, chiarisce l’addetta mentre scappa per assistere un fattorino. La rincorriamo con un dubbio amletico in testa: nelle lavatrici i chilowatt spesi vanno da 165 a 190, nelle lavasciu­ga da 1,5 a 5,44. Sono sempre all'anno? “Certo che sì!” (strizza l’occhio col pollice destro all’insù). Tornando alle etichette scopria­mo che nelle lavabiancheria i consumi sono annui mentre nelle lavasciuga sono riferiti al singolo ciclo di lavaggio e asciugatura a 60 gradi. Bastava leggere. 

A ritmo di “Ballo ballo”
Speriamo di rifarci con un bel tablet, pensiamo alla vista del lineare dedicato. “Li guardi pure, sono tutti accesi” (solo 4 su 12 lo sono). Mi può accendere quello? “Ehm, non sono capace, proviamo a vedere se si fa così…”. Comunque il tablet, informa solerte l’addetto, serve solo se si viaggia molto e si ha bisogno di controllare la posta da lontano (non avevano inventato gli smartphone per questo?, ci chiediamo in silenzio). “Deve scegliere se vuole l’Android o no - continua -: se non lo conosce, si limiti a confrontare i colori dello schermo, già da quelli si capiscono molte differenze tra un modello e l'altro”. E l’iPad? “Se vuole l’iPad è là, può provarlo”. Troviamo due modelli, uno acceso e uno spento. Posso accenderlo? “Sì, ma non ne vale la pena”. Prosit. Prossima tappa Saturn, via di Novoli, Firenze. E' un negozio o una disco dance? Le musiche si fondono nel caos. Schiviamo un promoter Sky prima di trovarci di fronte a prezzi di vendita alti come nani da giardino. In confronto le informazioni tecniche (criptate) sono quasi invisibili. “Vuole una buona lavastoviglie? Stia sulla fascia media, conviene, tanto l’importante è che abbia i tre programmi di base:  intensivo 70°, rapido 45° ed eco 50°” spiega la commessa muovendo su e giù la testa sulle note di “Ballo ballo”, di Raffaella Carrà. “Se proprio vuole conoscere i consumi esatti di un certo modello ci sono delle tabelle su Internet, così su due piedi non saprei”, ammette infine.

Automatiche per caffeinomani?
Per tirarsi su ci vorrebbe ora un buon caffè. Chiediamo lumi per l’acquisto di una macchina per espresso, l’addetta è la stessa di poco fa. Intima di non scegliere una macchina a capsule, “sono troppo vincolanti - dice - e pure costose: con una capsula fai un solo caffè e ti co­sta dai 20 ai 40 centesimi a botta. E' con la polvere che si ammortizza il costo della macchina. Prenda questa De'Longhi, le abbiamo messe in offerta perché ne abbiamo molte e le vogliamo vendere” (!) Il lineare del caffè è davvero ampio, ma la commessa ci mostra solo macchine manuali. Puntiamo il dito su un’automatica: non la consiglio, risponde sicura. “Costa moltissimo e poi i grani perdono facilmente il loro aroma dopo poco tempo. Quindi se non si è grandi consumatori di espresso è preferibile un apparecchio manuale”. Peccato, magari qualcuno una superautomatica la comprerebbe sul serio, anche se solo per un paio di caffè al giorno.

Soddisfazioni nel "negozio sotto casa"
In questo pellegrinaggio fiorentino trovia­mo conforto alla terza e ultima tappa del nostro tour: siamo a Firenzuola, nel piccolo pdv Dixe, dove padre e figlio si ingegnano per offrirci la stufa migliore che faccia al caso nostro: “Questa è poco potente, quest’altra comporta molti lavori strutturali...”. Ed ecco che, una volta individuato il modello giusto, si scusano per non averlo subito a disposizione. Ce lo procureran­no in un paio d’ore, e poi con quella stufa ci troveremo benissimo, altrimenti sapranno loro come aiutarci. Quale marca scegliere? “Non importa, tanto son tutte cinesi, vengan tut­te dallo stesso buho”, scherza il papà con la c aspirata alla toscana. Ma con i suoi prodotti ci si può fidare, incalza, e do­po una sana pacca sulla spalla ci accompagna all’uscita: “A dopo signori, vi aspetto!” Sembrava di essere in famiglia.