Sabato, 25 Luglio 2015 00:00

PROPOSTA - Serve una associazione europea dei retailers specializzati?

A nostro avviso, sì. E per tante ragioni. Eccole

Proviamo a gettare un sasso nello stagno e vediamo cosa succede, sempre che succeda qualcosa s'intende. Tema: è possibile e soprattutto auspicabile la nascita di una federazione europea delle aziende distributrici e là dove esistenti delle associazioni nazionali dei retailers specializzati in elettronica di consumo ed elettrodomestici? E se sì, per fare cosa? Fermiamo subito chi, storcendo il naso, potrebbe pensare ad un nuovo carrozzone mangiasoldi e spargipoltrone. Il rischio c'è, non lo neghiamo, ma allo stesso tempo siamo convinti che valga la pena provare a buttare il cuore oltre l'ostacolo. Per tanti motivi. Il primo. Quando il trade (in questo caso italiano) si muove unito e compatto i risultati arrivano. Ci riferiamo alla gestione della vicenda Raee e al nuovo accordo di programma siglato proprio nei giorni scorsi. Possiamo dire che l'Italia, in questo ambito, è all'avanguardia in Europa? Lo diciamo. Ma sono ben altre le argomentazioni a favore della nostra idea.

 

Chi manca?

Intanto ogni normativa che riguardi il settore nasce in Europa e valica le Alpi con l'obbligo di tradurla in pratica. E nelle istituzioni europee troviamo i produttori, con un loro organismo (Ceced Europa) nonché gli stessi consumatori. Chi manca? Et voilà, i rivenditori. I quali vivranno sempre più la situazione, in assenza di un organismo rappresentativo continentale, di trovarsi col cerino acceso in mano. Situazione poco piacevole. A maggior ragione quando si rifletta sul fatto che sarà il regolamento lo strumento legislativo più utilizzato,  il quale ha il difetto (o il pregio) di entrare immediatamente in vigore all'interno delle legislazioni nazionali. Detto in parole brutali. Se tu trade non sei “là”, in Europa intendiamo, compatto e unito come lo sono produttori e consumatori, molto difficilmente potrai intervenire per dare un tuo contributo. In pratica, o ti mangi la minestra oppure ti butti dalla finestra. Diciamo questo non perché a noi stiano a cuore le sorti dei rivenditori in sé, ma ci sta a cuore che arrivino normative che facciamo bene a tutto il mercato e non solo a parti (pur importanti) di esso. Perché, in fondo, una normativa che faccia bene a tutta la filiera finisce per fare bene ai consumatori. Ecco, di loro ci interessa. E pure molto.

 

Da Helsinki a Malta

Tanto più che questo settore ha la fortuna di abbracciare marche, prodotti, tecnologie, problemi, sfide che sono gli stessi in tutta Europa; è probabilmente il mercato più omogeneo che si possa trovare da Helsinki a Malta. Nulla a che fare con l'abbigliamento o, peggio, col cibo. Il mestiere del retailer di elettronica risponde, sostanzialmente, ai medesimi schemi, a prescindere dalla latitudine. Inoltre non mancheranno ambiti sui quali il trade non potrà permettersi di stare alla finestra: pensiamo ai diritti dei consumatori, alle stesse garanzie, a tanti altri. Insomma, è l'Europa bellezza. Ci fermiamo qui, anche se potremmo proseguire. Secondo noi, la nascita di una federazione europea dei rivenditori, con l'obiettivo di essere presente là dove vengono prese decisioni che riguardano direttamente, profondamente e immediatamente il mercato, ha molto senso. Qualcuno ci sta pensando? Qualcosa lo impedisce? (graziano girotti)