Lunedì, 02 Novembre 2015 00:00

Doppia marcatura, il Governo in ginocchio dall'Ue. E a rimetterci sono gli operatori

L'Aires vuole cambiare in meglio la norma. Il ministero dell'Ambiente teme la procedura di infrazione

Ecco un'altra di quelle scivolate del Governo italiano che dimostrano almeno due cose: da un lato il senso di inferiorità dei burocrati nostrani (a prescindere dal colore dell'Esecutivo) verso quelli europei, e dall'altro l'evidente esigenza per i retailers specializzati in elettronica di consumo di poter contare su una propria rappresentanza a Bruxelles. Perché se le direttive nascono male là, poi diventa molto difficile raddrizzarle quando varcano le Alpi e i danni sono per tutti. L'argomento riguarda la doppia marcatura dei prodotti importati in Europa da Paesi extracomunitari. Il Regolamento su cui si sta lavorando impone all'importatore di prodotti da Paesi extracomunitari di applicare sull'apparecchio anche il proprio marchio. O, almeno, questo dovrebbe essere l'obiettivo sensato e razionale da raggiungere. Il problema è che dalla norma in discussione deriva una conseguenza assurda e priva di senso. Anche chi importa all'interno del mercato nazionale un prodotto già presente in Europa (esempio: io rivenditore importo un prodotto Asus dall'Olanda) sarebbe obbligato ad apporre il proprio marchio. L'Aires, associazione nazionale dei retailers specializzati, si era mossa per far approvare un ordine del giorno al Parlamento perché impegnasse il Governo a modificare la norma in quanto ha interpretato scorrettamente le indicazioni relative all'importazione nel mercato europeo, appunto, e non nazionale. Mentre il ministero dell'Ambiente interpretando in modo sbagliato la norma e ritenendo che imponga la doppia marcatura a chi importi in Italia un prodotto già presente in Europa si è messo di traverso per timore di una infrazione dall'Unione europea. La conseguenza, oltre alle complicazioni burocratiche a carico degli importatori nei mercati nazionali se tutto dovesse restare così come è, sarà un ostacolo neppure di poco conto al principio della libera circolazione delle merci all'interno del mercato europeo. "Non finisce qui - promette Davide Rossi, direttore generale di Aires -. Ci attiveremo in tutte le sedi nazionali ed europee per contrastare questa norma assurda e completamente illogica".