Domenica, 25 Settembre 2016 00:00

Casarotto: addio all'imprenditore (del sorriso) che ci ha tenuti a battesimo

Bianco & Bruno nacque quando lui era presidente di Eco Italia. Il ricordo di Maurizio Peresson, primo direttore responsabile

La rivista Bianco & Bruno, entrata ormai nel suo trentunesimo anno di vita, venne tenuta a battesimo da Pietro Casarotto, notissimo imprenditore vicentino della distribuzione specializzata, quando egli era presidente di Eco Italia, gruppo organizzato nazionale che oggi non esiste più. Casarotto, che poi contribuì alla fondazione della Cove, oggi in seno a GRE, è mancato nelle settimane scorse, il 30 agosto, all’età di 86 anni. Noi ce lo ricordiamo per il suo instancabile impegno a favore del mondo organizzativo, giacché tra i primi ne aveva intuito l’importanza strategica per la categoria. E ce lo ricordiamo per il suo immancabile sorriso, che voleva dire capacità di ascolto e disponibilità verso il prossimo. Per quanto riguarda la sua attività, basta leggere i giornali locali per intuirne quanto la sua impresa sia stata fondamentale per il territorio vicentino. Abbiamo chiesto a Maurizio Peresson, primo direttore responsabile di Bianco & Bruno, e che con Casarotto ha lavorato a stretto contatto di gomito, un suo personale ricordo. (graziano girotti)

 

Quando nel lontano 1982 arrivai nel Consorzio Eco Italia per seguirne il marketing, mi trovai inserito in un gruppetto di giovani ventenni scatenati, pieni di idee e voglia di fare. Alla loro testa c'era il vicentino Pietro Casarotto, commerciante di lungo corso con punto vendita a Schio, un bel negozio con le  cosiddette "Palle Gialle". Infatti, fosse stato per lui, avrebbe venduto solo elettrodomestici Zanussi. Ma così non era: certo, le lavatrici e frigoriferi prodotti a Pordenone dominavano le grandi vetrine del negozio, ma Casarotto sapeva che doveva basarsi su di un mix di marchi, tenendo sotto controllo sia il margine che la rotazione. Questo anche se non aveva ancora fatto irruzione, nei punti vendita, il "Registratore di Cassa", di revigliana memoria. Sarebbe accaduto poco dopo, nei primi mesi dell'83, scatenando il finimondo tra gli operatori del settore che minacciavano blocchi e azioni di forza. Ero arrivato da pochi giorni e il mio battesimo del fuoco con i rivenditori associati è avvenuto a Milano, all'Unione Commercianti di Corso Venezia, per parlare dell'argomento agli oltre 100 componenti del gruppo meneghino. Impegno arduo per chiunque, ma sapendo la credibilità che Casarotto riscuoteva tra i suoi colleghi, ho semplicemente ricordato che un consorzio non era un sindacato e che l'introduzione del registratore di cassa andava vissuta come una opportunità per dotarsi di criteri gestionali nuovi, per i punti vendita dell'epoca, arrivando così a tenere sotto controllo tutto quello che vi accadeva. Ovviamente citando l'esempio del loro presidente nazionale che, da tempo, lo attuava, anche senza un obbligo fiscale. Ne sono uscito bene. Qualcuno mi ha addirittura applaudito. Venendo ora al ruolo che Casarotto ha avuto nella nascita di Bianco & Bruno, basti dire che quelli che lui chiamava "i suoi ragazzi" avevano campo libero nel proporre e realizzare qualsiasi iniziativa, purché: fosse a costo zero per la catena e non fosse una sottrazione di sconto sui prezzi che le aziende praticavano ai magazzini locali. Un invito a nozze per noi che conoscevamo bene il mondo delle aziende e che proprio tra le loro fila Casarotto ci aveva pescato. Misi giù un progetto editoriale inattaccabile e innovativo che vide l'entusiasmo sia del mondo produttivo, ovviamente soprattutto di quello marketing oriented, che della distribuzione. Sì, perché mi ero ripromesso di realizzare uno strumento che facesse cultura distributiva a tutti i 15.000 rivenditori operativi sul mercato. E questa fu la tiratura fin dal primo numero. Attivai, con l'aiuto di Casarotto, tutta una serie di collaborazioni tecniche con i leader dei propri comparti: Bocconi, Nielsen, Sole 24Ore, IMQ, Rai e tanti altri. Non a caso, il giorno del presentazione di Bianco & Bruno al mercato (9 aprile 1987) Casarotto volle accanto a sé due dei suoi grandi amici: il Prof. Aldo Spranzi, direttore del Centro Studi sul Commercio della Bocconi e il Dott. Mario Latis, presidente dell'Istituto Marchio Italiano di Qualità IMQ. Fu un successo che andò oltre ogni più più rosea previsione. Nel frattempo avevo già deciso di lasciare Eco Italia e passare in Zanussi a seguire il trade marketing e la comunicazione. In seguito ad un naturale ricambio degli uomini, nel consorzio erano altresì in atto delle metamorfosi che avrebbero avuto poi evoluzioni, sul medio periodo, anche drammatiche per il gruppo e che il sottoscritto non condivideva. Un particolare evento mi e' rimasto tra i ricordi: a giugno 1987, in occasione dell'assemblea di bilancio consortile, tenutasi a Bologna, Casarotto diede l'annuncio ufficiale che avrei lasciato Eco Italia da lì a poco, orgoglioso che la maggiore azienda italiana del comparto avesse ritenuto di aver bisogno di uno dei "suoi ragazzi". Non sapeva che di lì a pochi minuti, l'assemblea dei soci avrebbe deciso di fare a meno di lui come presidente, decretando così, a mio avviso, l'inizio della sua fine.

Ciao Casarotto, grande presidente ma soprattutto grande uomo e grande amico!

 

Maurizio Peresson