Giovedì, 28 Dicembre 2017 00:00

Commessi e Natale, parte prima. "Mi chiami il responsabile!"

Viaggio nel periodo più difficile dell'anno per chi lavora in negozio

Chissà perché quando ricordo i Natali passati in prima linea come addetto vendite li immagino sempre con la colonna sonora della sinfonia “Nell’antro del re della montagna” del Peer Gynt (no, non voglio spacciarmi come esperto di musica classica:  ho cercato due ore su internet per scoprire come si chiamasse, avevo in mente solo il motivetto). Inizia sempre un po’ in sordina, con i primi visitatori che, timidamente, “stiamo solo guardando, grazie”. Cercano l’idea per il regalo, e sono sempre sospettosi sul prezzo che, a loro dire, si alzerà sotto Natale. Altre correnti di pensiero invece seguono la teoria per la quale i prezzi sotto Natale scenderanno per le “OFFERTE”.  Aspettano. Sono titubanti. Chiedono informazioni.

 

 

Noi nel frattempo cerchiamo di esporre la merce che arriva a vagonate. Tanto che a volte il cliente diventa elemento di disturbo: distratto dal bancale da esporre entro fine turno, non riesco ad avere la mente libera per dedicarmi appieno al cliente, che finisce per rappresentare un ostacolo tra me e il lavoro da compiere.


Poi d’improvviso arriva l’8 Dicembre. E non hanno più tempo di pensare. La tredicesima è alle porte e devono capire se il prodotto lo compreranno da te o da un altro. E quindi le domande si fanno più insistenti, il ritmo si fa più incalzante, quasi insostenibile. Ma anche qui ci sono i temporeggiatori. I calcolatori. Quelli che chiedono se possono vedere un prodotto e provarlo “perché stavo valutando l’acquisto”, e tu sai già che stava valutando di comprarlo su Amazon. Ma  butti giù il rospo e non lasci nulla di intentato, dopotutto siamo agli inizi e hai ancora un po’ di pazienza.


Qualcuno mette in giro la voce che faremo i SALDI a Gennaio anche noi dell’Elettronica. Qualcuno dice che probabilmente faremo fuori i fondi di magazzino a metà prezzo. Ma intanto Natale sta arrivando e non è carino regalare un “buono spesa” per i presunti saldi di inizio anno. Superato il giro di boa del 15 Dicembre diventano tutti pazzi. Tutti. Anche la maestra d’asilo che tanto adora i bambini e normalmente ha la pazienza di Giobbe diventa un’Arpìa rabbiosa assetata di sangue.


Si ritrovano tutti in coda nel traffico, prendendo ore di permesso dal lavoro per finire i regali di Natale che molti non hanno nemmeno iniziato. Quando si accorgono di non avere scoperto il bosone di Higgs, ma che in realtà a tutti è venuta in mente la stessa idea, è già troppo tardi. Te li ritrovi in negozio all’orario di apertura quando sei da solo in turno, perché giustamente le coperture orarie seguono i flussi di quando DOVREBBERO esserci più clienti. E loro sono sempre più nervosi perché pensavano di essere gli unici e di venire serviti e riveriti come nel ristorante di Cracco, e invece sono più numerosi dei bagnanti di una spiaggia di Ladispoli al giorno di Ferragosto ed è già tanto se riesci a servirli come da Mc Donald’s.


E noi, commessi, dobbiamo essere sempre più gentili e sempre più pazienti perché basta la risposta sbagliata, troppo secca o detta con tono troppo arrogante, che scoppia il putiferio. Ormai “Mi chiami il responsabile!” è il nuovo “Lei non sa chi sono io!”. Passare tra un cliente e l’altro per raggiungere il proprio reparto, o il magazzino, diventa un’impresa titanica. Da equilibristi misti a giocatori di rugby.


Oltretutto più cerchi di essere rapido e disponibile più ti trovi impacciato e rallentato come quando nei sogni vuoi correre, ma non ci riesci. Perché mentre stai servendo un cliente e cerchi di concludere con lui prima di passare a un altro , come buona educazione e buon senso vorrebbero, sei interrotto da mille “Mi scusi le chiedo solo una cosa!”. Ora, a me spiace sempre dire “Adesso non posso”, ma ho imparato con l’esperienza che fermarsi e dire “Mi dica” significa farsi tirare dentro in un vortice spazio-temporale che ti porta nel 1985, data in cui inizia il racconto della persona che hai di fronte. Che sta cercando un regalo per sua nonna malata di diabete che abita in campagna vicino a dove lavora lui e... “Veramente c’ero prima io!”, un cliente spazientito ti richiama alla brusca realtà, e ricomincia la corsa.


Anche fuori dal posto di lavoro lo stress aumenta. Non so se avete la fortuna di avere dei figli, ma anche a scuola si fanno le recite di Natale che sono dei veri e propri incontri di lotta greco-romana: il nonno che vi calpesta l’alluce per fare la foto alla nipotina, il papà basso di statura che vi sposta di peso perché siete più alti e non può vedere, la mamma che vi spinge da una parte perché il figlio piange… insomma non basta essere tutti i giorni nella confusione: anche nel tempo libero? Per non parlare delle cene di fine anno, scolastiche e aziendali. Il nostro stomaco, già talmente provato dai tramezzini freddi che ci ingurgitiamo al lavoro nei pochi minuti di pausa, arriva alle Feste già chiedendo pietà.


E poi gli amici che ti chiedono “ci vediamo prima di Natale così ti do il tuo regalo? Mica lavorerai sempre!” … e qui scatta la risatina isterica e ti metti quasi a piangere.

Poi tutto finisce. 

Così. 

Di botto. 

Tanto che ti svegli il 25 e ti chiedi se è stato solo un sogno o se, anche quest’anno, sei arrivato VIVO a Natale.

Ma non rilassiamoci troppo, che tempo domani e sarà già il 27 . 

 

San Reso decollato. Giornata mondiale dei regali indesiderati. O difettosi…


 

 

Giovane Marmotta