Martedì, 30 Gennaio 2018 11:10

Noi, invidiosi di un lavoro normale

Alzi la mano chi tra gli addetti vendita non sta già pensando alle ferie estive. Viene abbastanza naturale a inizio anno chiedersi “e in vacanza dove andiamo?”. Come dite? Troppo presto? Noi commessi non solo ci stiamo pensando: siamo tenuti a farlo per comunicare il periodo esatto in cui andremo in ferie.

Alzi la mano chi non sta già pensando alle ferie estive. Viene abbastanza naturale a inizio anno chiedersi “e in vacanza dove andiamo?” . Come dite? Troppo presto? Noi commessi non solo ci stiamo pensando: siamo tenuti a farlo per comunicare il periodo esatto in cui andremo in ferie. E tutto questo mentre alcuni di noi hanno ancora un pandoro o un panettone in casa. Confesso: ce l’abbiamo anche noi. Per pensare alle ferie estive oggi, con temperature prossime allo zero, occorre un grande sforzo di immaginazione, ma non solo. Qui non si tratta di fantasticare sulla Sardegna o sui mari del Sud. Qui si tratta proprio di mettersi a tavolino con i colleghi e pianificare, organizzare, incastrare le ferie. Litigando, o nella migliore delle ipotesi discutendo animatamente. Perché c’è sempre chi vuole il tuo stesso periodo di vacanza, e ovviamente ognuno porta acqua al proprio mulino adducendo questa o quella motivazione.

Le regole ci sono, e sono quelle di non accavallarsi all’interno dello stesso gruppo di lavoro, per non scoprire troppo i reparti. Per cui per ottenere 2 settimane a luglio o ad agosto bisogna cedere la settimana di Pasqua, o quella del 1° Maggio. Minuti preziosi del nostro tempo vengono barattati e messi all’asta, così da raggiungere un compromesso che ci assicuri del tempo da trascorrere con famiglia o fidanzati vari. Alla fine, stremati, si giunge ad un accordo. La settimana in primavera pianificata con il proprio partner salta in cambio delle due estive; quella tra il 25 Aprile e il 1° Maggio, con la quale volevamo finalmente vederci con i nostri amici dal lavoro “normale”, salta a favore di una misera settimana autunnale, in un cantuccio di Ottobre in cui non diamo fastidio a nessuno. Il nostro destino è quello di lavorare quando gli altri sono a casa, purtroppo. Un po’ come i camerieri, i bagnini, i dipendenti dei parchi a tema. Chi ha scelto questo mestiere lo sa bene. Chi fa questo mestiere perché non ha trovato di meglio lo accetta di malgrado. E’ triste sapere che, nonostante i turni, le domeniche e i festivi, non possiamo nemmeno andare in vacanza quando vogliamo. Prenotare con amici che non fanno il nostro stesso lavoro è impensabile, perché quasi di sicuro vorranno partire il sabato prima, mentre le nostre ferie vanno dal lunedì alla domenica.

E salta sempre fuori quello che ti dice: “Perché non slitti una settimana in avanti così andiamo assieme? Magari partiamo il sabato prima così ci facciamo 18 giorni”. Che poi è lo stesso amico che ci ha chiesto come mai non potevamo vederci durante le ferie di Natale visto che lui era a casa 21 giorni di seguito. Noi pensiamo a quanto ci è costato strappare quelle due settimane di ferie e recitiamo il nostro mantra: “Il cammino del commesso è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. [...] E la mia giustizia calerà su di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno!” E pianifichiamo il Whatsapp con la foto di noi al mare mentre lui starà tornando mestamente in ufficio a Settembre… piccola ma gustosa vendetta per noi invidiosi di un lavoro normale.

Giovane Marmotta