Giovedì, 08 Febbraio 2018 17:52

Che fine ha fatto la musica nei negozi?

Oggi l’assortimento che offre un reparto Home Entertainment. è circa un decimo di dieci anni fa. Per non parlare del personale: quando va bene c’è un addetto per ogni negozio che si occupa di CD, DVD, LIBRI e VIDEOGAMES, mentre fa altre cose

Prima che leggiate queste righe faccio una doverosa premessa: parlerò del Festival di Sanremo, ma non perché io voglia unirmi alla scia mediatica o all’hashtag “#Festival2018” per piaggeria o convenienza, né perché io sia chiuso a chiave in redazione dal direttore che ha minacciato di liberarmi solo dopo aver partorito un pezzo sulla kermesse più di tendenza. Lo faccio di mia spontanea volontà, ma solo per parlare della musica all’interno dei punti vendita della grande distribuzione specializzata. Con musica intendo non la filodiffusione, ma il Reparto Musica, o più genericamente il Reparto Home Entertainment.

Fino al 2015 il giorno della settimana fissato per l’uscita delle novità CD in Italia era il martedì (ora è il venerdì). Iniziando di martedì anche il Festival di Sanremo, era tassativamente vietato esporre un album prima che il cantante avesse proposto la nuova canzone alla giuria del festival, dato che per regolamento interno della manifestazione le canzoni devono essere inedite. Si creava quindi un alone di rispetto nei confronti degli artisti e della musica stessa. Era un magico connubio tra arte e commercio, tra le leggi dello spettacolo e quelle, più rigide, del commercio. Erano tempi in cui un reparto H.E. di un punto vendita di media grandezza poteva tranquillamente sviluppare 2 o 3 milioni di fatturato annui, con margini intorno al 20%. Gli acquisti non erano ancora totalmente centralizzati, quindi si poteva dare un’impronta anche marcata al reparto, seguendo i gusti del pubblico locale (molto più spesso i gusti del buyer).
Il catalogo dei CD era meticolosamente messo in ordine da 5/6 addetti, che seguivano con passione e dedizione tutto l’iter dal carico merce all’esposizione, fino al reso al fornitore. H.E. non era solo Musica. Era anche Film, Libri, Videogames e Consolles. E in ogni campo c’era chi, tra di noi, era l’appassionato del genere. Quindi era un piacere servire e accompagnare il cliente tra gli scaffali alla ricerca di qualche “chicca” oppure dell’ultima novità. Purtroppo questo mercato ha subito svariati ridimensionamenti negli anni, complice il calo di vendite dovuto allo streaming, alla pirateria, agli stores on-line. E un po’, diciamolo, ci siamo anche tirati la zappa sui piedi noi della GdS, abbassando i margini e la qualità del servizio, per creare mole di fatturato sempre più grande, uccidendo i piccoli negozietti specializzati, per poi mollare tutto appena i guadagni si sono fatti più risicati anche per noi.

Si è sempre fatto l’errore di voler assimilare la rotazione di magazzino del reparto H.E. a quella degli altri reparti. L’anzianità di stock di un CD non è, e non può essere, paragonabile a quella di un telefonino, di una lavatrice, di un TV. Un album del 1984 non è “vecchio”, è “classico”. Ma anche all’interno dello stesso intrattenimento non possiamo fare di tutta l’erba un fascio: i libri hanno una storia, i CD invecchiano lentamente, i DVD e i Blu-Ray hanno una vita molto più rapida, i videogames vengono ignorati nel giro di un mese: non possiamo vendere FIFA 2015 oggi, non è un classico, è obsoleto. Né possiamo proporre Pac-Man come “Perla Intramontabile”, ma per il Blu-ray di “Via col vento” ci sarà sicuramente un appassionato, mentre altri appassionati di sicuro staranno girando qualche scaffale cercando il CD “INNUENDO” dei Queen. Quando diciamo che “il Mercato” va in questa direzione dobbiamo anche fare autocritica, perché il Mercato siamo noi.

Oggi l’assortimento che offre un reparto H.E. è circa un decimo di quanto veniva offerto solo dieci anni fa. Per non parlare del personale: quando va bene c’è un addetto per ogni negozio che si occupa di CD, DVD, LIBRI e VIDEOGAMES, mentre fa altre cose. Persino la crescita contro-tendenza dei vinili da 180 grammi, in un mondo in cui la musica è diventata liquida, ci ha lasciati quasi indifferenti. Salvo riempire i magazzini di LP senza prevederne un adeguato spazio espositivo. Così li vediamo buttati qua e là dallo stesso poveretto che deve esporre il resto. Dopo aver rubato il mestiere ai gestori dei piccoli negozi, piccole videoteche e qualche libreria, adesso ci accontentiamo di proporre qualche novità ogni tanto. Tra l’altro senza curarne l’esposizione, o rispettarne la data di uscita. Quante volte vengono infranti i day-one, cosa che anni fa avrebbe costituito peccato mortale, e quante altre non vengono rispettate le date di uscita esponendo la merce in ritardo perché il poverino che se ne occupa non ha fatto in tempo.

Eppure il Reparto Home Entertainment non può essere scisso dal nostro business. Ha il compito di emozionare e rendere più familiare un’area espositiva che in sua assenza risulterebbe fredda e asettica. E non parlo solo dei cartonati di CARS 3, o delle sagome di cartone del belloccio di “Amici” del momento. Parlo di bambini che vanno alla ricerca del loro cartone animato preferito mentre le mamme scelgono un asciugacapelli, o uomini che scartabellano i vinili mentre le compagne valutano un nuovo smartphone. Ovvio: siamo un negozio, mica una onlus. Si deve guardare al guadagno. Ma ridimensionare non significa abbandonare. Togliere spazio a metri e metri di “promozionale musica”, dove pile di CD di Al Bano e Romina cozzavano contro altrettante torri dei GENESIS non ci stava portando da nessuna parte, sono d’accordo. Ma si potrebbe conservare i due/trecento titoli più importanti a livello mondiale, e dedicare qualche metro alle novità del momento.

Per i DVD si potrebbe abbandonare del tutto il mercato, lasciare i Blu-ray. E anche qui dedicare qualche scaffale ai Grandi Classici della cinematografia mondiale, e qualche metro di novità. Ma soprattutto, sempre secondo lo stupido che sta scrivendo, bisognerebbe integrare di più il reparto con il resto del punto vendita: non ha senso avere un repartino di vinili se è staccato di parecchi metri dai piatti dei giradischi. E perché non sfruttare i film in Blu-ray come naturale conseguenza dell’aver acquistato un lettore, proponendoli come cross-selling vicino a questi ultimi?  E poi ci sarebbe da fare un’ultima, e più grave, riflessione: quanti mercati abbiamo affrontato a muso duro come la Musica, per conquistarli, scassinarli e poi abbandonarli appena hanno smesso di darci i frutti? Non sarebbe il caso di non premere sempre sull’acceleratore e iniziare a trattare le varie merceologie con il giusto rispetto, in maniera che ci diano sempre un buon margine di guadagno e offrano al pubblico la giusta immagine di professionisti che meritiamo?

Giovane Marmotta