Mercoledì, 21 Marzo 2018 08:17

LETTERA: “Se tutti i punti vendita Dps dovessero chiudere definitivamente, per Trony sarebbe un disastro”

Uno store manager (di cui abbiamo verificato l'identità) di un'azienda in salute di GRE ci scrive e lancia la sua idea.

Gentile Redazione, innanzitutto scrivo anticipando che, pur volendo rimanere anonimo, ho delle riflessioni che ritengo assai importanti, sulle quali mi piacerebbe un vostro commento, magari anche sulla vostra rivista. Il caso è quello Trony, che oramai è scoppiato e temo scoppierà con maggior virulenza nelle prossime settimane.

Ebbene mi presento, sono uno store manager Trony da molti anni (un tempo si solea dire direttore di un p.v., ma dobbiamo sempre “inglesizzare” i termini). Attualmente il mio gruppo non è in difficoltà, abbiamo bilanci sani e sebbene come tutti soffriamo l'avanzata del web, cerchiamo di "combatterla" cavalcandone i benefici che talvolta si pongono. La nuova moda dello showrooming, divenuta una realtà considerevole, cerchiamo di cavalcarla mostrando le nostre carte vincenti, riuscendo spesso nell'intento. Dico questo perché uno dei temi maggiormente utilizzati in questo momento dai negozi fisici e nello specifico in occasione del fallimento di DPS Group, è quello di addossare la maggiore responsabilità all’e-commerce, non menzionando le pessime scelte imprenditoriali fatte negli ultimi anni. Dps non è certo l'unica azienda ad aver fatto grandi errori nella GDO del nostro settore; il colosso MediaWorld, sa bene, non versare in acque perfettamente limpide.

Arrivo al punto, che lei ha più volte trattato, cercando di fare chiarezza in merito ad articoli che presentano il fallimento di DPS come il fallimento della catena Trony. Non mi dilungo quindi nello spiegare che al momento solo i negozi di Dps sono colpiti da questo drammatico evento. Ho peraltro ascoltato un suo intervento, dove citava la lettera di un/a addetta, che auspicava una sorta di aiuto da parte degli altri soci Trony, utilizzando una parte del ricavato per sovvenzionare chi si trova in difficoltà. Come sa, ciò non è avvenuto. Nel frattempo GRE ha diramato un comunicato stampa dove chiarisce il quadro e termina ponendo in evidenza l'apertura di altri 40 negozi per il 2018. Facile immaginare chi in questo momento abbia la forza economica per far fronte ad un investimento simile. Sappiamo che negli ultimi 3 anni, tre soci hanno aperto e stanno aprendo nuovi punti vendita Trony e Mini-Trony.

Il caso Trony-Dps è esploso in minima parte nelle scorse settimane e GRE sappiamo com'è intervenuta, ma cosa accadrà nelle prossime settimane/ore, i 43 negozi chiuderanno? Vorrebbe dire che un quinto dei punti vendita a marchio Trony chiuderà. Possiamo immaginare la portata di questa notizia? Possiamo immaginare quale sarà il danno di immagine che ciò porterà al gruppo? I negozi Dps sono per lo più nuovi e ben sviluppati, inoltre già presenti in punti strategici. A questo punto pongo la domanda principe; perché tutti i soci Trony o chi ne ha le forze, non è disposto ad acquisirli o ad acquisire i più performanti? Avrebbero già addetti preparati, da poter formare a proprio gradimento, secondo i propri metri e non far altro che riempire gli scaffali.

Con una operazione di rilancio pubblicitario, si porterebbero a casa frutti importantissimi, sia economici che etici, comunicando in maniera chiara la volontà di salvaguardare l'occupazione, il tutto a costi decisamente più contenuti rispetto all'apertura ex-novo di nuovi negozi. I negozi verrebbero acquisiti ad un prezzo sicuramente vantaggioso e Trony non dovrebbe affrontare il disastro che si abbatterà con la chiusura definitiva. Mi auguro di aver lanciato un'idea, che possa essere portata avanti e cavalcata da chi in questo momento ne avrebbe tutto l'interesse, ossia la collettività dei punti vendita a marchio Trony.

Uno store manager Trony, pardon un direttore

 

Caro Direttore,

sulla questione e-commerce da tempo andiamo ripetendo la nostra posizione. Il canale dell’online si è preso il 20 per cento del mercato, e questo significa che il restante 80 è in attesa di essere servito come si deve. Chi si aggrappa ad Amazon per sostenere che è la causa di tutte le sue difficoltà, usa una foglia di fico grande come una casa. Questo è un settore che si è presentato alla sfida dell’e-commerce già debole, anzi debolissimo, per cause esclusivamente sue e interne. Basti dire che oggi troppe aziende del trade fanno dipendere la loro vita dai premi di fine anno dei fornitori invece di pensare ai margini di primo livello. Questo significa non essere imprenditori perché è come se tu affidassi le chiavi della tua azienda ad altri. Negli ultimi quindici anni non si è pensato a vendere bene ma solo a fare volumi, con i quali si portavano a casa i premi.

Per quanto riguarda la sua idea, non so quanto sia realizzabile. Sarebbe già molto se i soci in espansione provassero ad assorbire almeno parte dei dipendenti in uscita da Dps. Se poi qualcuno decidesse di acquisire anche qualche negozio sarebbe un successo strepitoso. Resta il fatto che GRE, oltre alla lettera che ha diffuso per contrastare il danno di immagine di Dps, dovrebbe dare segnali di vita inventandosi qualcosa di concreto per dare una mano a dipendenti mollati in mezzo all’Oceano sopra una zattera. (graziano girotti)