Lunedì, 23 Aprile 2018 08:06

“Se i manager delle sedi centrali visitassero di più i punti vendita…”

Una testimonianza di chi vive il negozio da tanti anni.

Ho letto con piacere l'articolo "Ci vogliono più informazioni dal punto vendita verso la sede centrale” (qui: https://goo.gl/AHVsKo). Vorrei a questo proposito portare la mia esperienza. Lavoro in Unieuro da quasi 15 anni, da quando cioè il gruppo Dixons lo rilevò da Farinetti. Per diversi anni la percezione era che chi lavorava in sede (Monticello d'Asti prima, e Piacenza poi) si elevasse a un livello superiore. Di fatto la comunicazione era a senso unico: dalla sede ai negozi. Punto. I negozi ricevevano a pioggia input da personaggi diversi e che frequentemente divergevano in modo sostanziale gli uni dagli altri. Ciò nel tempo ha creato criticità che si incancrenivano a livello locale. Quando si cercavano chiarimenti o supporto dalla sede, finiva in uno scaricabarile tra uffici diversi e/o nell'impossibilità di parlare con Tizio piuttosto che con Caio. Sede e negozi erano entità slegate.

E questo fino a quando l'allora A.D. Mario Maiocchi aprì un canale diretto con i negozi. Mise in campo una campagna atta a una reale collaborazione, spese energie, tempo e risorse per rendere possibile una reale interazione tra "noi" (i negozi) e "loro" (i dirigenti, buyer, stock planner e logistica). Mise in campo l'idea Uniexpo che si rivelò l'anello di congiunzione tra i consulenti di vendita e le "semi divinità" della sede centrale. E con stupore reciproco ci rendemmo conto che eravamo persone. Fece passare con successo il messaggio che avevamo gli uni bisogno degli altri. Se nei punti vendita si lavora male, i fatturati ne risentono, e dal momento che è con quelli che gli stipendi della sede vengono pagati, lo scenario cambiò completamente. Non ci fu più una sterile comunicazione (che fa molto l'idea di passaggio di pizzini), arrivò il DIALOGO. E fu una rivoluzione per tutti. Le email iniziarono ad avere risposta, le chiamate trovavano un interlocutore. Sempre. Le criticità venivano gestite IN TEMPO REALE e in maniera mirata a seconda delle necessità e esigenze. Venne il tempo del coinvolgimento di tutti (dall'ultimo assunto al capo negozio) nelle strategie messe in campo per centrare gli obiettivi.

I negozi non si sentivano più zattere in balia degli eventi. Era stato sviluppato uno spirito di appartenenza, ci sentivamo parte di una squadra, valorizzati e stimolati. Non eravamo più solo numeri di matricola che attendevano il 5 del mese per vedere l'accredito della busta paga. No. Eravamo persone, azzarderei dire "quasi amici". E Unieuro era diventata una famiglia. Non a caso risultò tra i luoghi in cui si lavorava meglio. Il passaggio da Dixons a SGM credo abbia spiazzato un po' sotto questo punto di vista. Di fatto, per certi versi, la percezione è che il livello di comunicazione sia tornato ad essere unidirezionale, con ciò che ne consegue. Come se, visto il numero sempre crescente di punti vendita, la tendenza sia quella di considerare uguali tutte le realtà (es: quantità di merce stabilite in base alla superficie di vendita senza tenere conto del contesto del punto vendita o della capacità di stoccaggio del magazzino).

Ovviamente non ho competenze tali da poter mettere in discussione chi è stipendiato per far fronte a problematiche del genere, ma credo che solo chi abbia la consapevolezza del punto vendita possa comprendere ciò che intendo. Solo un'ultima considerazione: quando la vecchia gestione promosse la visita dei punti vendita da parte di chi non si era mai mosso dalla sede, le cose migliorarono.

Lettera firmata