Sabato, 09 Giugno 2018 10:47

Nuovi incentivi in Mediaworld: “Più bastone che carota”

Abbiamo sintetizzato i pareri di diversi dipendenti che ci hanno contattato negli ultimi giorni sulla nuova politica di incentivazione dell’azienda.

In Mediaworld è stata adottata una nuova politica per incentivare il lavoro dei propri dipendenti. Decisione in sé incoraggiante. In redazione e attraverso i social network ci sono giunte diverse considerazioni di alcuni di questi dipendenti. Considerazioni che riteniamo interessanti perché utili a raccontare lo stato d’animo di chi riveste quel ruolo strategico che si chiama “commesso”. Ecco una sintesi di cosa è arrivato.

Il parere di fondo, che sembra mettere d’accordo coloro che ci hanno contattato, è che la montagna abbia partorito il classico topolino. In Mediaworld, ci hanno fatto notare, un sistema incentivante esisteva fino ad una decina di anni fa, e consisteva in un premio che veniva distribuito all’interno de negozio che raggiungesse determinati risultati di margine e fatturato. Non era ‘flat’, da spalmare su tutti, ma veniva concesso a cascata una volta verificate le performance del punto vendita, e distribuito in parte maggiore ai reparti più performanti, con una buona discrezionalità da parte del direttore del punto vendita che poteva andare a gratificare in maniera più consistente il singolo che lo meritasse.

“Poi - ci dice Alberto - questi premi sono stati tolti a causa della crisi. Posso capire cosa stia pensando chi fa parte di un’azienda concorrente, e credo di non allontanarmi troppo se tento di indovinare: ‘Ringraziate di avere un lavoro’. Purtroppo noi ultimamente stiamo ringraziando fin troppo! Tanto che i negozi chiudono, i colleghi vengono trasferiti, molti si riducono le ore e adesso verrà eliminata la maggiorazione domenicale a tutti, un valido contributo per trascorrere una domenica al lavoro anziché con i nostri cari, ma continuiamo a ringraziare”. Se abbiamo capito bene, la maggiorazione domenicale fino ad oggi era del 90% più un premio per ogni domenica lavorata dopo le prime 10. Dal 31 maggio questa percentuale è stata allineata a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (30%) e il premio è stato tolto con l’annuncio che i nuovi incentivi avrebbero compensato questa carenza retributiva. Secondo il parere di chi ci ha contattato, non è stato così.

“Quello che ci aspettavamo - interviene Andrea - era una formula studiata ad hoc per premiare una volta tanto il merito. E invece no, si torna a un pallido ricordo di quello che era l’incentivo di una volta: un premio legato alla crescita del fatturato e del numero di scontrini. Non individuale quindi, ma collettivo e poco premiante perché va a incentivare solo i punti vendita che si trovano nelle condizioni contingenti per raggiungerlo, e poco allettante perché si parla di 100 euro lordi in più sullo stipendio al raggiungimento di un +10% di fatturato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente! E ovviamente solo quel mese”. “Voi - si fa largo Alessandra - avete idea di quanto sia difficile, in questa situazione di mercato, sviluppare un +10%? Oltretutto noi non abbiamo molte leve per migliorare il fatturato del punto vendita, dato che tutti gli acquisti ormai sono centralizzati e i prezzi sono a tutti gli effetti imposti dalla nostra sede centrale. Insomma prendere questo premio dipenderà più da condizioni esterne immutabili che da variabili interne, tanto vale fare una bella estrazione a sorte”.

In pratica, è come se dicessero ai cittadini di Roma che chi migliora la raccolta differenziata viene premiato con uno sconto sulla tassa dei rifiuti. In un primo momento pensi: “Bene, mi comporterò in maniera impeccabile!”. Poi però ti dicono che solo se fai parte di un quartiere virtuoso, dove la raccolta differenziata viene fatta molto meglio dell’anno prima, ne hai diritto. E che se sei bravo e aiuti il tuo quartiere (quindi devi lavorare anche per quelli che non la fanno o che la fanno male), allora riceverai lo sconto sulla tassa. Per forza di cose ci saranno quartieri che sono molto migliorati negli anni passati e ora sono stabili su una buona quota, per cui non potranno fare un +10%, e allo stesso tempo quartieri che hanno buone potenzialità, ma che per la zona in cui sono situati e la cultura degli abitanti sono svantaggiati.

Un altro aspetto: non tutti i dipendenti sarebbero stati d’accordo su una riforma meritocratica del premio produttività; anzi, pare che molti di essi già iniziassero a parlarne male quando si ipotizzavano solo alcune fantasie: “Io, che sono magazziniere, come prendo il premio se è legato alle vendite?” “E io che lavoro in cassa? Che ci posso fare se voi addetti non vendete abbastanza?”. Insomma, la classica guerra tra poveri: da un lato si vuole il cambiamento, ma dall’altro se ne ha paura. “Confidavamo però - commenta Laura - in una formula matematica che potesse premiare ogni singola professionalità, a vantaggio della soddisfazione del cliente. La decisione salomonica della nostra azienda scontenta tutti, allo stesso modo. E la soddisfazione del cliente? Come se ne esce da una lotta per fatturare di più? Si arriverà a vili giochetti in cui cercheremo di vendere pezzi più costosi, anche quando quel cliente ci ha espressamente chiesto il primo prezzo?”.

“Nel frattempo - conclude Gabriele - iniziano i discorsi dei direttori che fanno capire che l’unica strada da percorrere è quella di vendere più estensioni di garanzia, alzare la battuta, migliorare il cross-selling, altrimenti non stiamo facendo il nostro lavoro. Ho il dubbio che il vecchio metodo del bastone e della carota sia stato travisato: il bastone lo vedremo molto da vicino, mentre la carota è sempre più lontana”.