Sabato, 25 Luglio 2020 18:18

Come vendere la macchina fotografica quando non ne sai nulla

Commessi sbattuti improvvisamente da un reparto all’altro si trovano a trattare merceologie che non conoscono. Un loro collega, con qualche anno di esperienza, prova a dare qualche suggerimento.

Sono lontani quei tempi in cui i professionisti della fotografia si rivolgevano al negozio di elettronica attratti dalle offerte. La mancanza di specializzazione li ha allontanati. Sebbene questo renda ormai il reparto “Foto” accessibile a tutti i venditori, sono ancora molti i colleghi che hanno difficoltà nell’approccio alla vendita di una macchina fotografica. Oggi vorrei darti due dritte per toglierti da questo imbarazzo, spesso ingiustificato.

La suddivisione
Di solito, i prodotti sul lineare sono suddivisi in questo modo:

Istantanee: anche se sono prodotte da Fujifilm e altri, tutti le chiamano “Polaroid”. In questi articoli la fotografia viene sviluppata con la semplice pressione di un tasto, senza possibilità di annullare. Questo va sempre precisato al consumatore, considerando che la carta fotografica costa parecchio (nell’ordine di quasi un euro a foto). Dove è presente un display sulla fotocamera, probabilmente siamo di fronte ad un modello “misto” in cui è possibile memorizzare la fotografia su una memoria microSD per poi decidere di svilupparla o meno. Fatta questa precisazione, molto spesso il nostro cliente chiederà di vedere le compatte.
Compatte: le classiche “macchinette digitali” che sono state compagne di viaggio delle nostre vacanze, dopo la fine del rullino. Ormai quasi interamente soppiantate dai cellulari, costituiscono tuttavia un’idea regalo ancora in voga da parte dei nonni per i nipoti o come primo approccio alla fotografia per i giovanissimi. Ma non commettiamo l’errore di snobbarle troppo: la qualità degli scatti, nei modelli più costosi, è di gran lunga superiore a quella di molti smartphone, tanto da avvicinarsi di molto alle Bridge.
Bridge: con questo termine si definiscono quei prodotti che godono di una buona dotazione in termini di obiettivo e di sensore. Chi desidera conservare il ricordo di un’esperienza unica, magari sviluppando ingrandimenti, sceglierà sicuramente questo genere di prodotti. La forma di queste macchine fotografiche è molto simile alle Reflex.
Reflex: ormai interamente digitali, sono indicate per chi voglia avvicinarsi alla fotografia con la F maiuscola. Spesso saremo i primi consulenti di chi intende iscriversi ad un corso, o scattare in maniera più professionale. Il termine “reflex” è dovuto al fatto che all’interno del corpo macchina sono presenti degli specchietti (o prismi) che riflettono l’immagine inquadrata dall’obiettivo sul mirino. Questi “specchietti” occupano spazio, ecco perché ultimamente si sono diffuse le Mirrorless.
Mirrorless: le “senza specchio” sono più leggere e compatte perché a fare da intermediario tra obiettivo e mirino (o display) è un sensore elettronico. La mirrorless è l’ideale per il fotografo semi-professionista che ama viaggiare “leggero” (per dimensioni è molto simile ad una compatta), ma è anche di tendenza tra gli Youtubers. Queste macchine, infatti, sono in grado di registrare ottimi video in FullHD (o 4K nei modelli più costosi) grazie all’obiettivo e al sensore di qualità eccellente.

Le parole sono importanti
Tutte le macchine digitali, se usate in automatico, possono scattare ottime foto senza bisogno di conoscere nessun elemento di fotografia. Tuttavia, sapere di cosa stiamo parlando può aiutarci a prendere coraggio nel rapporto con la clientela. Ecco alcuni termini che devi conoscere:

Obiettivo: è l’occhio della macchina fotografica. Il più comune è il 18-55. Questo numero (lunghezza focale) significa che la distanza delle lenti dal sensore può variare da 18 a 55 mm. Consente la maggior parte delle inquadrature.
Sensore: altro non è che il vecchio rullino, però in forma digitale. È una piastrina sensibile alla luce composta da una serie di pixel sulla quale va ad imprimersi l’immagine.
Tempo di scatto (t): determina per quanto tempo la luce deve entrare nell’obiettivo. Immagina un teatro, completamente al buio, e un sipario che si apre sulla scena illuminata. Se si apre per 1/125 (un centoventicinquesimo di secondo) il sensore ha il tempo necessario per memorizzare l’immagine, anche se in movimento, ed avere uno scatto fermo (foto non mossa). Per i paesaggi notturni, ad esempio, potremmo avere bisogno di un t più lungo per permettere al sensore di immagazzinare più luce. Il tempo di scatto va abbinato alla apertura del diaframma.
Apertura del diaframma (f): le lamelle del diaframma si stringono e si allargano in maniera da fare entrare più luce, come quando serri le palpebre in una giornata luminosa o le spalanchi al buio. Si esprime, ad esempio, con f 1.8. Senza entrare in dettagli, sappi che più è basso il numero che segue la f più sarà aperto il diaframma. Se scatti con valore di f basso, il tempo di scatto dovrà essere breve per non avere una foto sovraesposta (troppa luce), al contrario un diaframma abbastanza chiuso (f alto) vorrà un tempo di scatto lungo per non avere una foto sottoesposta (poca luce). Quando inizierai a padroneggiare con armonia le variabili t ed f potrai dedicarti anche alla sensibilità.
Sensibilità (ISO): questa variabile rappresenta la sensibilità del sensore. Se ti ricordi, una volta si acquistavano i rullini fotografici con valori di ISO costanti (da 100 a 400). La fotografia digitale ci consente invece di modificare i valori di ISO: se sono alti significa che, pur facendo entrare poca luce dal diaframma e con tempi di scatto brevi, la foto risulterà esposta correttamente. Mentre la sensibilità più bassa è adatta a tempi di esposizione lunghi, o diaframma molto aperto. Pochi ISO fanno venire la foto “scura”, mentre troppi causano il cosiddetto “rumore di fondo”: la classica foto “sgranata”.

Le obiezioni più frequenti
Quante foto posso fare? Che memoria ha? Le macchine fotografiche digitali non hanno memoria integrata, bisognerà acquistare una scheda SD a parte. In base ai MP del sensore potrai stabilire (grosso modo) quante foto riuscire ad immagazzinare: moltiplica il valore di MP per tre e poi dividi per dieci. Esempio: una foto da 22 MP occupa circa 6.6 MB. Se acquistiamo una memoria da 16 GB (1600 MB) basterà fare 1600 diviso 6.6 = 240 foto. È un calcolo molto teorico, giusto per darti un’idea.

In conclusione
Che ti abbia tolto qualche dubbio o semplicemente fatto venire voglia di saperne di più, io penso sempre che la curiosità sia il principale motore per l’apprendimento. Se ti interesserai al mondo della fotografia come hobby personale, o semplice divertimento, imparerai molte cose che ti torneranno utili anche durante la trattativa di vendita e potrai guidare il cliente nella scelta con passione e competenza.