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Mercoledì, 17 Aprile 2019 10:49

Il business della nostalgia: riecco i videogiochi del passato

Gli anni Ottanta e Novanta tornano di moda e sugli scaffali si riaffacciano veri campioni del tempo che fu.

Si chiama proprio così. La cosiddetta "Console War" è la guerra dei maggiori produttori di videogiochi che esiste da sempre. Nel corso degli anni sono cambiati i protagonisti di questa battaglia e lo scontro non è mai stato così avvincente e vivo. Sappiamo con certezza che, fino ad oggi, la vita media di un hardware si attesta sui 6, massimo 7 anni. Dopodiché ogni macchina viene sostituita sul mercato con una più potente e tecnologicamente avanzata. E' il ciclo naturale dei videogiochi (che forse sarà soppiantato dai nuovi videogiochi-servizio come Google Stadia). Una volta soppiantata una console, la precedente viene dismessa dalla produzione ed entra direttamente nel ciclo del collezionismo privato, con prezzi e quotazioni spesso fuori controllo.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una tendenza in costante ascesa nel mercato dei videogiochi (e non solo): il ritorno al passato come leva verso gli utenti nostalgici. Il consumatore ideale per qualsiasi azienda è oggi il tipico quarantenne (con lavoro e stipendio) e che si è vissuto appieno gli anni '80 e '90, dove tecnologia, videogiochi, cinema e musica hanno fatto un balzo in avanti pazzesco e sono nati tutti i titoli più famosi che ancora oggi adoriamo. Quel tipo di persona oggi è disposta a comprare qualsiasi cosa, o quasi, gli ricordi l'adolescenza. Compresi i videogiochi ovviamente.

Ed ecco che nei negozi si sono riaffacciati sugli scaffali pezzi da 90 che sembravano ormai appartenere alla sfera dei ricordi più dolci: il primo Nintendo, ad esempio; oppure il Sega Megadrive, il favoloso Commodore 64, la primissima PlayStation fornita dei più grandi successi di quegli anni. «Gli Anni ’80 sono stati spensierati e hanno avuto la funzione di superare i faticosi ’70. Oggi siamo in una fase analoga, dopo la grande recessione e le crisi, il nostro sistema immunitario ci induce a rivolgerci alla leggerezza. Le grandi imprese lo sanno e ne approfittano. Infatti ci aspettiamo nel breve un ritorno di marchi rimasti in naftalina pronti ad essere rilanciati dalle multinazionali o da bravi imprenditori» dice Massimo Pizzo, direttore di Brand Finance, la società di consulenza che stima il valore delle aziende globali.

Il brand della nostalgia vale qualcosa come 750 miliardi di dollari in tutto il mondo, e tutte le aziende più intelligenti puntano a cavalcarlo. Il marchio Apple, nato nel 1976 ma esploso successivamente, vale da solo quasi 146 miliardi di dollari. Spotify lega la sua ultima pubblicità a due icone del passato: Atreyu e Falkor de "La Storia Infinita", mentre le macchine fotografiche Polaroid tornano in auge ed esce al cinema il nuovo Ghostbusters. Manco a dirlo, il fenomeno di Netflix si chiama “Stranger Things” che è un inno alla gioia verso gli anni '80 e strizza l’occhio dall'inizio alla fine a quel pubblico (e consumatori). I videogiochi rappresentano uno dei mondi più affascinanti di quell'epoca, e poter rigiocare in modo legale e a prezzi contenuti (dimenticando l'emulazione piratesca) rappresenta una incredibile opportunità per tutti, produttori e consumatori, felici entrambi per una volta tanto. (claudio camboni)