Martedì, 04 Gennaio 2011 00:00

Climatizzatore, chi più spende più risparmia

Il consumatore si dimostra poco conoscitore del prodotto: acquista apparecchi di prezzo basso, che sprecano molta energia

Se state pensando all’acquisto di un climatizzatore non ponetevi come primo obiettivo quello del prezzo più basso possibile. A prescindere da tutto. Non è mai una buona bussola e non lo è soprattutto in questo settore di mercato. Insomma, sarebbe un approccio sbagliato. Per tante ragioni. State pianificando un investimento, a maggior ragione se puntate a un apparecchio a muro, e dunque la qualità del prodotto è una voce di assoluta importanza. Accorgersi dopo l’installazione di aver portato a casa una macchina che non vi soddisfa a pieno è quanto di peggio possa capitare. Anche perché diventa praticamente impossibile disfarsene.

MA LA FINESTRA DEVE RESTARE APERTA

Allora, la prima questione da risolvere è capire bene verso verso quale tipologia indirizzarsi partendo dalla grande distinzione tra apparecchi portatili e fissi (oppure a muro). È ovvio che il vantaggio dei primi è quello della comodità, nel senso che si possono trasportare nell’ambiente che si vuole raffrescare soltanto quando occorre. Tuttavia gli svantaggi non mancano. A cominciare dall’ingombro, dalla necessità di mantenere una finestra aperta e comunque dal fatto che il problema non viene risolto per tutta l’abitazione. Pertanto la soluzione dell’apparecchio fisso è quella che noi giudichiamo largamente preferibile. Da sottolineare che a parità di potenza il climatizzatore portatile consuma più energia elettrica di un murale. Il tema dei consumi, a tal proposito, è quello centrale. Vediamo perché.

SENSIBILITÀ ECOLOGICA

Per il climatizzatore, il 2010 è stato un anno ricco di spunti. Il più importante di questi riguarda il consistente allargamento della quota di mercato della fascia bassa, per internderci quella che arriva a 200 euro. Ci riferiamo ai prodotti fissi. Si tratta di una vera e propria anomalia. Proviamo a spiegarci. Sostanzialmente in tutti gli altri settori dell’elettrodomestico dove il risparmio energetico rappresenta una voce importante nell’utilizzo del prodotto, il consumatore ha ormai messo in mostra una sensibilità ecologica piuttosto spiccata. Nel lavaggio e nel freddo, per esempio, tra le argomentazioni di acquisto i consumi hanno ormai raggiunto una loro costante presenza. Perché lo stesso fenomeno non accade nei climatizzatori? Eh sì, perché se a crescere sono gli apparecchi che costano poco vuol dire che l’acquisto non ha fatto del risparmio un punto di partenza. Quindi il primo consiglio per chi si appresta a comprare un climatizzatore è di scegliere fra prodotti della fascia medio-alta: offrono maggiori garanzie in termini di consumi energetici.

FABBISOGNO DI POTENZA

Fatto questo preambolo, che in realtà rappresenta il vero ambito sul quale il consumatore che non vuole buttre via i suoi soldi dovrebbe concentrarsi, restano alcune argomentazioni classiche. Ciò che è essenziale è capire in quale contesto verrà usato il prodotto e conoscere il fabbisogno di potenza che richiede l’abitazione. Da questo punto di vista il contributo del punto vendita può essere determinante attraverso l’ausilio di tecnici installatori, soprattutto quando la scelta sia caduta sul climatizzatore fisso. Ormai tutti i nuovi climatizzatori sono a pompa di calore, vale a dire in inverno possono riscaldare.

POMPA DI CALORE

In pratica, si tratta di prodotti che - grazie a una valvola - invertono il ciclo dell’aria indirizzando quella calda all’interno dell’abitazione. Sulla pompa di calore, però, va fatto un discorso di sicura utilità per i consumatori. Se le temperature esterne sono particolarmente basse (in inverno succede), il rendimento della pompa si riduce fino ad avere la conseguenza di scaldare poco all’interno dell’ambiente e consumare molta energia. Insomma, cornuti e mazziati. Come evitare l’inconveniente? Intanto ricordiamo che sul prodotto devono essere visibili due valori identificati dalle sigle COP (Coefficient of Performance) e EER (Energy Efficiency Ratio). Essi indicano il reale rendimento del climatizzatore. Va ricordato che mentre si produce calore all’interno della casa, sull’unità esterna si forma del ghiacchio che l’apparecchio penserà a sciogliere una volta raggiunto un certo limite. In pratica, si tratta di una vera e propria operazione di sbrinamento. Proviamo a fare un esempio. Se un apparecchio riporta per la sua pompa di calore un COP di 3, questo significa che per ogni Kw consumato ne rende 3 in calore. Tuttavia se in tre ore di funzionamento due se ne andassero per lo sbrinamento dell’unità esterna, allora i problemi sarebbero seri.

SISTEMA INVERTER

Intanto la stanza non verrebbe più scaldata a dovere. Inoltre il COP medio sarebbe 1 e non 3. Così per le mani il consumatore si troverebbe nient’altro che una stufetta. Ecco un’altra ragione per indirizzarsi verso marche prestigiose e possibilmente di livello medio-alto. Il produttore importante, che investe in continuazione, può garantire una pompa di calore che non tradisca l’acquirente. In particolare, i problemi riguardano soprattutto i classici climatizzatori cosiddetti  ON-OFF, che cominciano a ridurre la loro efficienza quando la temperatura esterna scende al di sotto di 2-3 °C. Pertanto il consumatore che intenda acquistare una pompa di calore come alternativa al riscaldamento tradizionale, è bene che si orienti su un prodotto a tecnologia Inverter. Fino a -12 °C all’esterno, l’efficienza è massima. Il climatizzatore Inverter ha il grande vantaggio di modulare la richiesta di “caldo” o “freddo” in relazione alla effettiva esigenza dell’ambiente. In sostanza, vengono eliminati i continui “attacca e stacca” del prodotto ON-OFF. Con una conseguenza non trascurabile: si calcola che si ottenga un risparmio di energia elettrica che va dal 30 al 70% su otto ore di funzionamento continuo. E le grandi marche sono più vicine al 70 che al 30%. Il valore EER, invece, riguarda il climatizzatore quando funziona in raffreddamento. Un EER di 5,13, per esempio, equivale a 5130 Watt Termici assorbiti dall’ambiente sotto forma di calore per ogni 1000 Watt di corrente elettrica consumata.

ALTA TECNOLOGIA

Se la scelta è caduta su un prodotto di alta tecnologia è più che mai opportuno affidarsi a una industria in grado di seguire il cosiddetto post-vendita su tutto il territorio nazionale. Non dimenticando mai che durante i primi due anni dall’acquisto, la garanzia legale prevede che il primo responsabile del difetto o del guasto sia il rivenditore. Pertanto in questo lasso di tempo al consumatore si chiede di rivolgersi al punto vendita dove ha acquistato l’apparecchio.