Mercoledì, 26 Giugno 2013 00:00

Stiro, il ferro migliore non è il più leggero

Scorrevolezza e agilità dipendono da ergonomia e materiali usati

Un istante denso di soddisfazioni, quello che basta per distendere per una ten­da, riportare in forma un completo dopo una lunga giornata, restituire volume a un abito: i sistemi stiranti di nuova generazione, facendo leva su una po­tenza superiore al passato e su un’emissione di vapore concentrato e prolungato, puntano a consolidare una tendenza nata già da qualche tempo. Quella dell’agilità dello stiro, che dice addio all’olio di gomito e permette al ferro di scorrere sui capi, ravvivandoli in profondità con un getto efficace e benefico per i tessuti. Lo stiro in verticale, facilitato da un cavo extralungo nei modelli top di gamma, non suscita più la sorpresa di un tempo, regalando versatilità e rapidità di utilizzo anche sulle fibre delicate che non richiedono un contatto diretto con la piastra. Che si tratti di prodot­ti in pressione, a caricamento continuo o con serbatoio a freddo, la qualità green è garantita, e altrettanto lo sono i consumi di energia, abbattuti in maniera significativa grazie a tecnologie di ultima generazione.   
 
Caricamento continuo per un’autonomia illimitata
La tecnologia della carica continua e quella del serbatoio a freddo alleviano i pensie­ri dello spegnimento e del raffreddamento pre-rabbocco, con la certezza di poter in­serire acqua in qualsiasi momento durante la stiratura a tutto vantaggio di un’autonomia di esercizio illimitata. Negli apparecchi a caldaia separata (quasi due su cinque sul totale mercato) la quota maggiore è rappresentata dai prodotti a carica continua, ricchi di contenuti elevati, per una stiratura facile e senza pensieri. Sono la capacità della caldaia, il o i materiali usati nella piastra del ferro, la forza del getto di vapore, nonché la qualità dei sistemi anticalcare, a fare la differenza tra apparecchi. Un dogma subito da sfatare è quello che riguarda il peso del fer­ro: addio alla vecchia convinzione che il più leggero sia il migliore. La soglia ideale è quella che si aggira su un kg. o poco più per i prodotti domestici, laddove il “giusto” peso è quello che risparmia inutili fatiche al braccio e non costringe ad esercitare pressione alcuna sui capi, neppure con pieghe ostinate. Un ferro efficace scorre semplicemente sulla stoffa ravvivandola con la potenza del vapore e­messo attraverso i fori posizionati sulla piastra, diversi per forma e grandezza e presenti in numero variabile a seconda del modello (se concentrati sulla punta garantiscono una stiratura a regola d’arte evitando che il capo resti troppo umido). Mentre la parte anteriore della piastra assicura la massima uniformità di stiratura anche su zone difficili come colletti, plissettature e polsini, quella posteriore contribuisce all’asciugatura e al fissaggio della forma. Il vapore più efficace è inoltre quello secco, co­stituito da gocce molto piccole, il contrario di un vapore umido che tende invece a bagnare i tessuti senza trattarli in profondità. Maneggevolezza e facilità d’uso del fer­ro sono caratteristiche essenziali di ciascun prodotto. Contano l’altezza della piastra e l’ergonomia del manico, oltre che il materiale - frequente il sughero - impiegato. Ma è la tipologia di piastra a rivestire la massima importanza: acciaio e alluminio, must da sempre tra i materiali usati nel settore, eccellenti rispettivamente per scorre­volezza e conducibilità del calore, si presentano oggi accanto a prodotti con piastra in teflon, nichel o in ceramica, caratterizzate, queste ultime, da elevate proprietà antilucido su capi scuri.

Il calcare? Può essere “riutilizzato”
Iniziano a spopolare le piastre dual, che abbinano appunto due diversi materiali nel corpo della piastra: uno per la parte centrale interna, spesso l’acciaio, e uno per l’esterno (in genere l’alluminio). Il thermolon, usato da alcuni produttori per la zona in­terna, offre la massima resistenza contro graffi e abrasioni derivanti da bottoni o cerniere, oltre che un buon grado di scorrevolezza su tutti i tessuti. Le qualità antigraffio accomunano anche il nichel, che vanta peraltro apprezzabili proprietà antimacchia. U­na solida maniglia permette di spostare l’apparecchio in totale comodità e si­curezza, con la garanzia di speciali sistemi di bloccaggio che mantengono il ferro ben ancorato alla base durante il trasporto. Tra i più evoluti sistemi anticalcare spiccano quelli provvisti di tappo, che consentono il risciacquo interno della caldaia per la pratica ri­mozione dei depositi di calcio. In ogni caso è bene ricordare che, per leg­ge fisica, il calcare si forma in fase di raffreddamento dell’apparecchio, nel passaggio da temperature elevate allo spegnimento. E che con una caldaia tecnologicamente avanzata - dotata ad esempio di speciali elementi in rame o in lega an­ticalcare - i residui calcarei restano in sospensione senza attaccarsi alle pareti interne, per poi essere espulsi assieme al getto di vapore, e in tal modo “riutilizzati” al po­sto dell’amido o dell’appretto, che altro non è se non un concentrato di calcare in soluzione chimica.