Mercoledì, 11 Marzo 2015 00:00

Marzo-Aprile 2015

L'Editoriale: "Vicenda Mazzanti e punti interrogativi"

Sono due i fatti che ci hanno colpito nelle ultime settimane. Andando in ordine di tempo, il primo è stato l’accordo tra il consorzio Elite e il gruppo Expert in virtù del quale il primo entra nel secondo dando vita a una organizzazione distributiva che potenzialmente può contare su un fatturato attorno al miliardo e 800 milioni di euro. In pratica, nel recinto del trade specializzato stiamo parlando della seconda forza, dopo Mediamarket e prima di Unieuro. Cosa ne pensiamo? Non ne pensiamo. Non per fare gli snob, ma mancano elementi per dare un giudizio. Vedremo col passare del tempo se questa alleanza di forze, destinata inevitabilmente e purtroppo a tradursi in maggiori pressioni nei confronti dei fornitori, godrà anche di una strategia innovativa verso i consumatori finali. Vedremo, in sostanza, se in questo settore si tornerà a pensare sul serio al sell-out, dimenticato negli ultimi dieci anni abbondanti, e non solo al sell-in. 

 

L'altro fatto degno di nota è il passaggio di Marco Mazzanti, direttore commerciale di Sgm Distribuzione (Unieuro, per capirci), a Mediamarket. In realtà si tratta di un ritorno. Dalle parti di Bergamo, dove il colosso tedesco ha il suo quartier generale, Mazzanti aveva trascorso diversi anni, guadagnandosi i vertici dell’azienda fino a uscirne in modo clamoroso, per poi altrettanto clamorosamente entrare in Sgm – l’acerrimo concorrente di Mediamarket - dopo pochi mesi. Ora rientra alla base. Che dire? La prima considerazione è che tra le industrie, almeno quelle che abbiamo sentito, al deflagrare della notizia sono corse perplessità e preoccupazione. Dettate dalla semplice constatazione che ora Mazzanti è il manager più potente del mercato e dai timori, fortissimi, che quel potere verrà fatto valere nei loro confronti. Qualche fornitore si irrigidirà? 

 

Per quanto ci riguarda, sono un paio i pensieri che ci sono venuti alla mente. Passare dal primo della classe al secondo, e poi tornare al primo, nella posizione delicatissima di Mazzanti, non è propriamente una consuetudine e meriterebbe qualche spiegazione in più rispetto a quello scarno comunicato con il quale la notizia è stata ufficializzata. Altrimenti si corre il rischio di far nascere chissà quali illazioni, anche le più scabrose. Inoltre se i due leader di mercato si contendono un manager vuol dire che quel manager è ritenuto molto bravo. Quindi Mazzanti è molto bravo. Tuttavia ci permettiamo di dubitare che possieda la bacchetta magica, anche se glielo auguriamo, sia chiaro. Del resto, abbiamo visto i risultati che hanno portato altri manager ritenuti dotati non di una bensì di due bacchette magiche una volta che si sono cimentati in nuove sfide. Tutto questo significa, provando ad alzare lo sguardo, che il settore nel suo complesso non ha pensato in questi anni a formare sul serio altri manager di alto livello. E non ci ha pensato perché – temiamo – le risorse umane sono un capitolo che nel corso degli anni è andato scomparendo dai radar di troppi importanti imprenditori. Se non si crede nelle risorse umane di fatto non si crede nel futuro. E questo, in fondo, è l’aspetto che nella vicenda Mazzanti ci inquieta di più.

 

Graziano Girotti

Direttore Responsabile