Mercoledì, 09 Novembre 2016 00:00

Novembre-Dicembre 2016

L'Editoriale: "Il giornalista di Sky e l'emozione persa"

Ci è capitato di partecipare a un evento dedicato a come si informa nel mondo del business. Si era a Roma e a coordinare la serata era stato chiamato Marco Piccaluga, volto noto di SkyTg24. Ne parla più diffusamente all’interno l’amico Simone Piperno nella rubrica curata dalla sua Kairòs Solutions sul tema della formazione. Qui vogliamo rimarcare un momento di quella serata che per il nostro settore, ossessionato dalle bordate che riceve dall’e-commerce e incapace di ideare controffensive lungimiranti, potrebbe servire per affondare in qualche utile riflessione, distraendosi tra un taglio prezzo e l’altro. Attorno a noi, quella sera, c’erano i vertici di alcune decine di aziende piccole, medie e grandi. A un certo punto nel dibattito fa irruzione il web e la sua fulminea rapidità nel diffondere notizie. “Questo è un problema molto serio per chi opera nel mondo del giornalismo - nota Piccaluga - perché una testata potrà essere veloce quanto vuole, ma  non riuscirà mai ad anticipare i social network. Pertanto il nostro lavoro principale deve basarsi non tanto sulle notizie vere e proprie, che arrivano al lettore/spettatore prima di noi, quanto nel raccontare storie (di uomini, di aziende, eccetera). Vale a dire su ciò che crea emozione e che, per di più, il web non può avere”.

 

Mentre Piccaluga parlava cercavamo di capire se in qualche modo la sua esperienza fosse interessante per il nostro settore. Abbiamo impiegato un paio di secondi per rispondere di sì. In fondo Sky che cos’è se non un’insegna tradizionale, o anche un singolo punto vendita, che vede nell’e-commerce una minaccia con le fattezze di un mostro orribile e imbattibile? Ammesso e non concesso che questa rivalità esista realmente (in proposito avremmo da dire molte cose, ma scivoleremmo fuori tema), la reazione di quell’insegna o di quel singolo punto vendita dovrebbe incardinarsi - a nostro avviso - proprio sull’emozione. D’altronde il punto vendita fisico può contare su due vantaggi enormi che il web continuerà a sognarsi vita natural durante. Il primo è di poter far toccare i prodotti, perché toccare un prodotto, analizzarlo nei dettagli, “annusarlo”, significa cominciare a sentirlo proprio, desiderarlo. E, secondo vantaggio, poter parlare con il consumatore guardandolo negli occhi, dopo averlo accolto, è un’opportunità impareggiabile per stabilire un rapporto umano a 360 gradi. 

 

 

Sono due vantaggi naturali che il nostro settore ha deciso di far valere nella competizione con il canale digitale di vendita? Domanda retorica: manco per sogno. Non solo vi ha rinunciato, ma sembra che si impegni in modo indefesso per calpestarli, cancellarli, seppellirli. Raramente incontriamo punti vendita piacevoli dove torneremmo ad acquistare, e ancor più raramente al loro interno troviamo addetti capaci di accoglierci e di servirci. Insomma, questo è un settore che non emoziona più. E il paradosso è che sarebbe nelle condizioni migliori per farlo. E c’è addirittura un secondo paradosso. Gli operatori delle vendite digitali cercano di sottrarre agli operatori fisici la terra sulla quale questi ultimi hanno costruito le loro fortune. Basta osservare con occhio critico gli ultimi spot tv di ePrice.