Se l’Unione Europea ha coltivato e sviluppato la filosofia del ‘chi inquina paga’, la sua traduzione operativa in base al principio della responsabilità estesa del produttore (EPR) è coincisa con l’obbligo, per quest’ultimo, di intervenire direttamente sia con azioni di organizzazione che di finanziamento della gestione di rifiuti elettrici ed elettronici. Nell’Italia delle mille regole, le attività di gestione dei rifiuti per i rivenditori di prodotti elettrici ed elettronici sono state semplificate, ma questo non è bastato a dar corso a un fenomeno di normalità proattiva per la loro gestione. Molte critiche espresse dagli operatori commerciali negli anni hanno dei fondamenti più che validi e chi scrive non può che sottoscriverle. Ma - e questo ha una sua importanza - il “mondo” è cambiato: l’attività dei retailer non coincide più con la sola vendita, si è ampliata sempre più verso la proposizione di servizi, tra i quali riveste un ruolo centrale proprio la gestione dei prodotti tecnologici a fine vita.
QUALCOSA STA SFUGGENDO AL RETAIL
Come abbiamo avuto modo di spiegare, in forza dell’accordo di programma sottoscritto tra CdC RAEE, produttori di AEE e le principali associazioni di categoria dei rivenditori, ai retailer o ai soggetti terzi che per loro conto si occupano della raccolta dei RAEE vengono riconosciute delle premialità. Ma a quanto ammontano questi contributi economici? La tabella in basso presenta i primi quindici soggetti sulla base dei premi di efficienza ricevuti nei primi sei mesi del 2023. Sono valori di sicuro interesse se proiettati sull’intero anno. Da segnalare che la parte del leone (14 ragioni sociali) la fanno gli operatori logistici, allorché i protagonisti di questo servizio previsto per legge dovrebbero essere, almeno sulla carta, i rivenditori. Ognuno è libero di fare le proprie valutazioni, ma stiamo parlando di valori economici rilevanti. Qualcosa sta forse sfuggendo al trade? (fabrizio longoni)





