Quante volte abbiamo detto, o sentito, la frase: “Conviene più comprarne uno nuovo che riparare il vecchio!”. Per fortuna, tra poco, la riparazione di un elettrodomestico guasto sarà possibile e conveniente per tutti i consumatori.
Il Parlamento europeo ha infatti approvato in via definitiva la direttiva sul cosiddetto "diritto alla riparazione”. Le nuove norme mirano a ridurre i rifiuti e rendere la riparazione dei prodotti più facile ed economica. Noi di Bianco & Bruno abbiamo analizzato il testo approvato il 23 aprile scorso e lo abbiamo riassunto in cinque punti:
Parola d’ordine “riparabilità”
Chi sceglierà di riparare un elettrodomestico con meno di 24 mesi di vita avrà diritto ad una estensione di garanzia di un ulteriore anno (una tantum). Questa è una novità molto importante perché potrebbe rendere l’opzione della riparazione più conveniente di quanto non sia oggi. I consumatori avranno inoltre il diritto di richiedere la riparazione di beni difettosi anche al di fuori della garanzia convenzionale, con costi e tempi di riparazione ragionevoli, purché i prodotti rientrino nelle categorie per cui l'UE stabilisce specifiche di riparabilità. Ciò potrebbe significare un aumento della longevità dei prodotti.
Facciamo un esempio: un consumatore ha acquistato una lavastoviglie che mostra un difetto dopo 24 mesi. In base alla direttiva, può richiedere una riparazione a un prezzo ragionevole, perché la lavastoviglie rientra in una categoria con specifiche di riparabilità dell'UE. Non è ben specificato cosa si intenda per “prezzo ragionevole”, ma alcuni produttori stanno già pubblicando sul web costi forfettari per una riparazione senza sorprese. Per ridurre l'inconveniente per il consumatore durante il periodo di riparazione, la direttiva incoraggia i fabbricanti a fornire, quando possibile, un bene sostitutivo a titolo gratuito o a un costo appropriato. Questo è un elemento chiave per garantire che i tempi di riparazione non causino eccessivi disagi ai consumatori.
2. Una nuova etichetta
La direttiva richiede che i produttori rendano disponibili informazioni chiare e facilmente accessibili riguardo la riparabilità dei prodotti, inclusi i costi previsti per la riparazione e le tempistiche. I produttori sono tenuti a rendere disponibili, in modo gratuito, le informazioni sulla disponibilità dei pezzi di ricambio, i costi di trasporto, i tempi di consegna e – soprattutto - come e dove i consumatori possono ottenere il servizio di riparazione. Questo aumenta la trasparenza e aiuta i consumatori a prendere decisioni informate sulla possibilità e convenienza della riparazione. Queste informazioni dovranno essere riassunte all’interno di un’etichetta obbligatoria che informi il cliente, prima dell’acquisto, sul “punteggio” di riparabilità del bene che sta scegliendo. Questo punteggio includerà la facilità di smontarlo e accedere alle parti interne, per quanto tempo il fabbricante garantisce la disponibilità dei pezzi di ricambio e informazioni su dove trovare guide online che aiutino nella riparazione. La scelta di un nuovo elettrodomestico, quindi, non sarà semplicemente guidata dal prezzo, ma anche dalla possibilità di rappresentare un buon investimento per il futuro.
3. Scegli di ripararlo? Ti premio
Gli Stati membri dell’Ue possono introdurre incentivi per promuovere la riparazione di beni sotto forma di sovvenzioni dirette ai consumatori tramite bonus, riduzione delle tasse sui pezzi di ricambio, un’IVA più bassa sui costi di riparazione o incentivare l’acquisto di beni facilmente riparabili. Questo può rendere la riparazione un'opzione più attraente e accessibile rispetto alla sostituzione dei prodotti. Inoltre questi incentivi sono cruciali per cambiare un sistema consumistico viziato nel quale è più conveniente buttare che riparare. La direttiva sul diritto alla riparazione è una tappa dell’impegno dell'Unione europea per estendere la durata di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e promuovere un'economia più sostenibile e circolare.
4. Non lo vuoi riparare? Ti obbligo
I fabbricanti potranno essere obbligati a riparare i prodotti gratuitamente durante la garanzia legale, o a un costo ragionevole una volta decorsi i 24 mesi dall’acquisto. In alcuni casi, saranno tenuti a fornire un bene sostitutivo durante il periodo di riparazione. Questo può ridurre notevolmente l'inconveniente e il costo per i consumatori quando un prodotto necessita di riparazioni.
Esempio pratico: il frigorifero di un consumatore si guasta. Il fabbricante, in base alla direttiva, deve ripararlo a un costo ragionevole e fornire un frigorifero sostitutivo gratuito mentre il dispositivo originale è in riparazione, riducendo l'inconveniente per il consumatore.
Questo punto fa parte di un più ampio sforzo dell'Unione europea per sostenere l'economia circolare e ridurre gli sprechi.
5. Cercare un centro assistenza sarà più facile
La direttiva prevede la creazione di una piattaforma online europea per la riparazione, facilitando per i consumatori la ricerca di CAT (centri di assistenza tecnica), confrontando costi e servizi offerti, e promuovendo così la scelta informata. Evita inoltre il proliferare su Internet di quei siti civetta, sponsorizzati sui motori di ricerca, che sviano il cliente finale dai centri assistenza autorizzati per dirottarlo su tecnici multimarca che – spesso – chiedono costi di riparazione più alti o propongono un elettrodomestico rigenerato.
Troppi rifiuti
I rifiuti elettronici, noti anche come rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), rappresentano una delle categorie di rifiuti in più rapida crescita nell’Unione europea. Secondo il report pubblicato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), il Vecchio continente produce circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all'anno, che corrispondono a circa 16,6 kg per abitante. Inoltre, il report evidenzia che solo una parte di questi rifiuti viene raccolta e trattata in modo appropriato per il riciclaggio e la riconversione. La Commissione Europea stima che meno del 40% dei rifiuti elettronici nell'Ue viene raccolto e trattato secondo le normative vigenti. Questo indica non solo una perdita di risorse preziose, ma anche un potenziale danno ambientale derivante dallo smaltimento inadeguato.
Cosa cambierà
Una volta che la direttiva sarà stata formalmente approvata anche dal Consiglio e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepirla nel diritto nazionale.
Possiamo auspicare che la nuova etichetta sulla riparabilità degli elettrodomestici venga ben integrata nelle etichette energetiche, potrebbe essere questa l’occasione per rivederne (nuovamente) la grafica e le caratteristiche, dato che il passaggio alle nuove energy label si era interrotto bruscamente nel 2020, lasciando fuori asciugatrici, forni e condizionatori.
Chissà, forse sarà questo il momento di pensare finalmente ad un “bonus elettrodomestici”, aperto a tutti, che incentivi l’acquisto di beni facilmente riparabili e che contrasti in modo attivo l’attuale cultura dell’usa e getta.
La nuova direttiva, con un’opportuna campagna pubblicitaria, potrà contribuire all’up-selling, spingendo quegli elettrodomestici di fascia alta che - già oggi - hanno meno probabilità di guastarsi e godono di un eccellente servizio di assistenza post-vendita.
Non da ultimo, mettere l’accento sulla semplicità e la convenienza della riparazione potrà contribuire a spingere sia i consumatori che le industrie verso un modello di consumo più sostenibile. (g.m.)




