Pensavo di averle provate davvero tutte, ma concludere una vendita con un abbraccio non mi era mai successo.
Quella mattina, un ragazzo che poteva avere la mia età (quelli della mia età sono ragazzi, su questo non si discute), si è affacciato tra un cliente e l’altro chiedendo se potesse restituire una stampante difettosa, dato che era tutto il week-end che provava a farla funzionare e non ci riusciva. Dentro di me ho pensato: ‘Eccone un altro che non ha la pazienza di leggere le istruzioni’, ma dato che avevo un po’ di gente da servire gli ho chiesto se gentilmente mi portasse la stampante nel primo pomeriggio, così l’avremmo provata assieme.
Alle 14 in punto il ragazzo è tornato con la macchina e il suo PC portatile. Fortunatamente per lui ero libero e disponibile, dato che il mio turno si sarebbe concluso solo due ore dopo e avevo terminato tutti i lavori. Ho iniziato a configurare la stampante con la sicurezza di un tecnico IT e con il sorriso stampato sulla faccia di chi sapeva già che, dopo qualche secondo, dalla stampante sarebbe uscito il foglio stampato.
E invece la cosa si faceva più lunga del previsto. A complicare la faccenda era il fatto che il cliente volesse utilizzare la stampante con il Wi-Fi Direct, ovvero non aveva una connessione Internet a casa e voleva che il suo PC stampasse direttamente senza fili comunicando con la stampante. Cosa possibile, stando a leggere le istruzioni. Ma, si sa, le stampanti vengono da Venere e i PC da Urano, quindi parlano due lingue differenti. E non c’è intelligenza artificiale che tenga, anzi: più chiedevo consigli a Gemini e più mi “incasinavo” con le procedure di connessione.
Con la fronte leggermente sudata e il sorriso ormai sostituito da una smorfia, ho iniziato a provare di tutto. Ho preso un cavo USB per stampanti e trionfante ho esclamato: “Vedrai che così non può non stampare”. No. La stampante ESIGEVA la connessione Wi-Fi; anzi, la presuntuosa voleva persino una connessione Internet per registrarsi sul sito del produttore e - probabilmente – monitorare l’utilizzo delle cartucce per vendere direttamente i ricambi e controllare che il cliente non usasse quell non originali. “Proviamo con l’hotspot da cellulare!”. Niente.
Nel frattempo il ragazzo mi ha raccontato la sua storia: da giovane faceva l’imbianchino in nero, poi era stato assunto in una ditta di manutenzione impianti con i libretti e ora erano vent’anni che lavorava in una grossa azienda di automotive, nella catena di montaggio. Mutua, ferie pagate, aveva comprato casa e messo su famiglia, anche se i soldi non bastavano mai: “Lo sai, no?”. Poi la brutta sorpresa: un tumore, per fortuna preso in tempo, e la chemio. Quello che doveva stampare erano semplicemente le ricette per il medico e i referti degli ospedali. “Quindi non la uso per divertimento, a me serve proprio la stampante”. Ma lo diceva così, come se parlasse del più e del meno, si vedeva che non pretendeva un trattamento speciale. Anzi, poi l’ha buttata sul ridere dicendo: “Sarebbe stato meglio stampare i biglietti dell’aereo per le Maldive, ma è andata così…”.
Le perle di sudore sulla mia fronte iniziavano a diventare gocce sempre più grosse a formare dei rivoli dietro al collo. “Manca l’aria o sbaglio?”, ho detto al cliente. E abbiamo iniziato a parlare del tempo. Nel frattempo armeggiavo sotto al cofano della Maledetta per capire se avevamo inserito bene le cartucce. Ho eliminato tutte le stampanti da Windows sul PC del cliente e ho ricominciato. Niente. Come se stessi parlando del meteo pure con la stampante.
Si erano fatte le 15 in un lampo. “Già passata un’ora? Qui la cosa si sta complicando. Senti, se cambiassimo modello? Magari andiamo su un’altra marca?”. Il ragazzo ha accolto la mia idea con entusiasmo, anche perché era la sua intenzione fin dall’inizio (sono stato io a non credergli quando mi diceva che era proprio quel modello il problema). Così ci siamo messi d’accordo su cosa comprare, ha aggiunto 15 euro di differenza, ho messo nell’imballo la Bastarda scarabocchiandoci un foglietto sopra: “DA MANDARE IN ASSISTENZA” e abbiamo ricominciamo da zero.
Erano ormai le 15. 40, ce l’avrei fatta in 20 minuti a fare ciò che non ero riuscito a fare in 1 ora e 40? Oltretutto avevo promesso a mia moglie che saremmo andati a fare la spesa assieme, quindi il ritardo non era un’opzione quel giorno. Mi sono asciugato il sudore dalla fronte con un fazzoletto e ho iniziato l’installazione del software. Alla schermata “scegliere se connettere con cavo USB o tramite Wi-Fi”, possibilità che la Figlia di Satana non mi dava prima, abbiamo esclamato all’unisono: “USB TUTTA LA VITA!!!” e ci siamo messi a ridere come due bambini.
Ho Iniziato il download del software di configurazione, drivers e compagnia cantante. Avete presente quando quella barretta colorata parte in quarta come Leclerc sulla griglia di partenza e poi inizia a rallentare come Mr. Bean sulla Mini Cooper? Ecco. Fermi sull’89% con entrambi lo sguardo fisso sullo schermo. Io gli ho fatto: “Io vado a cambiarmi perché ho finito il turno, ma non ti mollo qui, tranquillo”, come se avessi detto la frase più eroica di un Disaster Movie in cui stavamo salvando la Terra da un meteorite.
Sono tornato senza divisa, lui era là con le braccia conserte: eravamo al fatidico 99%. Quello che dura più di tutta la barra di avanzamento nelle installazioni. Dentro di me pensavo: ‘Se non funziona al primo colpo sono fregato’.
Abbiamo inserito i fogli, lanciato la stampa (la stessa prescrizione medica che provavamo a stampare prima). Abbiamo udito un rumore meccanico, la stampante ha emesso un gemito, poi ha iniziato a lavorare e in qualche secondo abbiamo visto la ricetta materializzarsi sotto i nostri occhi. Ci siamo guardati in faccia e – senza dire nulla – ci siamo abbracciati esultando come se avessimo appena lanciato un razzo da Cape Canaveral.
Tutti, clienti e colleghi, ci hanno guardato stupiti. Due ragazzoni di 50 anni che si abbracciavano in un negozio di elettrodomestici, esultando come due ragazzini. Potevo finalmente tornare a casa, ho salutato e mi sono avviato di corsa verso l’uscita. In quel momento il direttore mi ha fermato: “Era un tuo amico quello?”. “No”, gli ho risposto, “era solo un cliente”.
P.S: “Ciao Tony, spero di rivederti presto”. Nathan