La nuova direttiva europea relativa al “diritto alla riparabilità” degli elettrodomestici rappresenta un passo avanti nel processo, mai troppo rapido, verso la sostenibilità sia ecologica che economica nei Paesi dell’Unione e verso la messa al bando del criterio della cosiddetta “obsolescenza programmata”. Su questo argomento abbiamo raccolto il parere dell’ingegner Giulio Bassi, a capo di Stargate Global Engineering (SGE), una rete di centri di assistenza tecnica che copre tutto il territorio italiano e che opera sul mercato da oltre dieci anni.
“La direttiva appare timida viste le limitazioni che pone - dice -: le case produttrici debbono tenere a disposizione, per talune tipologie di prodotto (elettrodomestici e TV, sostanzialmente), i ricambi ‘essenziali’ per almeno 7/10 anni dalla cessazione della produzione del modello, a partire dai modelli immessi sul mercato dal 2021 e consegnarli a richiesta entro un tempo massimo di 15 giorni lavorativi. Le evidenti limitazioni sono relative ai fatti seguenti: che si inizi solo da oggi (e i modelli già in circolazione e ancora in vendita e quindi in produzione?); che siano esclusi i prodotti IT e smartphone (che però sono spesso soggetti ad un’anticipata ‘obsolescenza di moda’) e che ci vogliano ben 15 giorni lavorativi per la consegna del ricambio, ovvero 3 settimane solari…”.
Cosa significa questo?
“Di certo si raggiungerà la riduzione del carico di rifiuti generati e ciò, ripeto, a beneficio sia del nostro pianeta che delle nostre tasche; ma i tempi sono lunghi e il percorso che ci attende è ancora impervio”.
Perché impervio?
“Chi controllerà che le case produttrici non possano aumentare il prezzo dei ricambi per scoraggiare la riparazione? Chi impedirà l’aggregazione dei ricambi in pezzi ‘monoblocco’ e quindi di maggior costo? La risposta non è facile: di certo i consumatori stessi, con la scelta di prodotti più affidabili e aggiungerei ‘di robusta costituzione’ hanno un potere decisivo. Non è detto che i prodotti con tante funzioni e tanti programmi, che necessitano di corposi libretti di istruzione e che forse mai vengono usati appieno, lo siano: i consumatori non devono essere ingegneri o chirurghi per fare funzionare apparecchi che devono essere al servizio dell’utente (e non viceversa!) e che, quindi, devono ‘sopportare’ senza problemi il comune uso quotidiano. Ben venga la tecnologia, specie se è ‘verde’, ma non a scapito dell’affidabilità, della semplicità e della durata del servizio”.




