L’intelligenza artificiale ci seppellirà. O forse no, è solo un trend momentaneo come tanti altri. Bisognerà adeguarsi velocemente altrimenti verremo travolti, ma allo stesso tempo andiamoci cauti perché - siamo seri - non durerà. Di intelligenza artificiale si parla tanto, ma se ne capisce ancora molto poco. Viene detto tutto e il contrario di tutto, passando da allarmismi preconizzanti un futuro distopico in cui l’IA spazzerà via tutti i posti di lavoro (e l’essere umano diventerà obsoleto) a resistenze che la relegano a un generatore di immagini surreali o a una scorciatoia per pigri. La verità sta nel mezzo, come in molti casi? O l’avanzata delle intelligenze artificiali potrebbe costituire un serio pericolo in ambito lavorativo?
Scenari inquietanti
Effettivamente i servizi di intelligenza artificiale stanno occupando uno spazio sempre più ampio nella nostra vita quotidiana. Ci si affida a loro per editare le proprie foto, creare video divertenti, chiedere consigli pratici o far funzionare in modo più efficiente la domotica di casa. Addirittura alcuni servizi in abbonamento propongono intelligenze artificiali da configurare in veste di amico, fratello o fidanzato con cui dialogare, confidarsi, o litigare - sempre a pagamento - per divergenze di opinione. Questo, legato ad un grosso balzo in avanti tecnologico nello sviluppo di androidi umanoidi, lascia spazio a possibili scenari degni del miglior Rod Serling che stanno iniziando ad inquietare in modo particolare alcune categorie di lavoratori, come è il caso di chi lavora in ambito marketing o affini.
Attività ritenute superflue
A tempo record l’intelligenza artificiale può snocciolare articoli, comunicati, post per i social, grafiche, jingle e video pubblicitari senza mai lamentarsi del carico di lavoro, e soprattutto senza ferie, malattia o maternità. E le aziende sembrerebbero apprezzare sempre di più questo aspetto, complice anche una certa perdita del valore percepito delle materie umanistiche a favore degli studi tecnici, ritenuti più produttivi in termini di fatturato. Da molto tempo le attività di comunicazione o di brand awareness sono, a torto e con poca lungimiranza, considerate superflue da molte aziende, che hanno preferito concentrare il grosso delle risorse in attività misurabili, rendendo così molto ricercate figure come specialisti SEO o in performance marketing. L’arrivo dell’IA dopo anni di questo trend sembrerebbe segnare la fine delle figure più creative, grafici e creatori di contenuti in primis.
Paradossi
Paradossalmente però sono proprio i profili più tecnici a dover temere di più una possibile riduzione della domanda sul mercato del lavoro. L’intelligenza artificiale fa tutto e lo fa rapidamente, ma siamo sicuri che sia tutto a regola d’arte? In quanto macchina, non c’è da sorprendersi se le cose che le riescono meglio sono proprio quelle da computer: l’IA è in grado di sputare codici html in tempo record, ottimizzare un sito in ottica SEO in modo efficace, passare in rassegna pagine e pagine di contenuti alla ricerca di un singolo riferimento. Ma è altrettanto brava nell’ideazione di contenuti originali? Chi ci ha lavorato sa che per ora la risposta è no.
Anche se una fetta (a dire il vero preoccupantemente ampia) di popolazione non è capace di distinguere tra un’immagine generata dall’IA e un’immagine creata in modo tradizionale, si tratta sempre di una minoranza in termini percentuali. Certo, molto dipende dagli strumenti che si usano e poi non tutte le immagini sono palesemente finte come quelle degli individui con sei dita per mano; tuttavia è abbastanza semplice notare la differenza tra una foto creata artificialmente rispetto a una foto scattata da un essere umano. Lo stesso vale per i contenuti scritti, immediatamente riconoscibili sia dal punto di vista dello stile che sotto il profilo tipografico.
L'estro umano
Questo ci spinge a interrogarci su una questione di originalità: ci si avvia verso un mare di contenuti tutti uguali poiché prodotti, più o meno, con lo stesso stampino, e che stanno già iniziando ad annoiare il pubblico. Se l’intelligenza artificiale può essere quindi un valido supporto in alcuni ambiti strettamente tecnici, sarebbe del tutto impensabile vederla scalzare l’estro umano, la creatività imperfetta, quella così difficile da eguagliare da un’entità che risponde al sistema binario. In sostanza l’approccio all’IA, senza essere una scelta di campo, dovrebbe essere scevra da ideologie. I possibili effetti negativi dell’IA esistono, e non sono trascurabili.
Questioni come il deep fake, il trattamento della privacy o la quantità di dati personali che vengono immessi quotidianamente nei diversi servizi sono punti cruciali che diverranno senza dubbio oggetto di ulteriori regolamentazioni a livello europeo in un prossimo futuro. Ed è preoccupante pensare alla possibilità che le prossime generazioni scivolino verso un’ignoranza ancora più profonda appoggiandosi all’IA anziché studiare per le proprie tesine o elaborati. Allo stesso tempo, quale innovazione non ha suscitato grande perplessità, se non ostilità, al suo debutto? C’è chi ha ritenuto che gli airbag fossero pericolosi, che la musica beat avrebbe corrotto i giovani, o che nessuno si sarebbe mai messo in casa un PC, per non parlare di cosa si disse ai tempi della rivoluzione industriale o di alcune teorie secondo le quali la terra non girerebbe intorno al sole, ma viceversa.
Nessun dogma
Il segreto, tanto banale quanto non sempre scontato, è che l’intelligenza artificiale è uno strumento che non serve elevare a dogma. Basta usarlo per ciò che sa fare meglio, ovvero la macchina, e non un essere umano riveduto e corretto. Per tutti i lavoratori preoccupati dalle insidie dell’IA, il consiglio è quello di coltivare i propri lati “umani”, di cercare di accrescere la propria creatività, la sensibilità artistica, le capacità di ragionamento fuori dagli schemi e di imparare ad indirizzare l’intelligenza artificiale in modo efficiente. Proponendole, ad esempio, input che le permettano di tradurre in pratica quanto ideato dalla mente umana in modo originale. Se poi, invece, dovesse prendere piede la moda di rivolgersi alle intelligenze artificiali in qualità di amici o fidanzati, le questioni lavorative diventerebbero secondarie, perché avremmo qualche problema più grande da gestire.
Giulia Revedin
Marketing Manager




