Sono molti i brand nel portafoglio di Nital, fra i più noti sicuramente è iRobot, la proposta innovativa che ha creato un nuovo segmento di mercato degli elettrodomestici. Gianluca Barresi, Direttore Commerciale dell’azienda (nella foto) tiene a precisare: “Siamo distributori atipici, perché accompagniamo ogni nostra gamma fin nelle mani del consumatore, con attività di marketing, assistenza tecnica, cultura di prodotto. Essere nati come distributori di Nikon, importante brand della fotografia, fra i pochi votati all’innovazione, ha segnato la nostra cifra commerciale”. Secondo Barresi, una delle chiavi del successo di Nital è l’organizzazione aziendale, che prevede, per ogni marchio, un brand manager dedicato, ovvero una persona altamente preparata su storia, tecnologia e prodotti, e che si occupa di trasmetterne i valori. “Queste persone - precisa Barresi - sono l’interfaccia culturale di ogni nostro marchio e sono il trait d’union tra i reparti sales, marketing, assistenza, logistica, amministrazione, etc”. L’incontro con Barresi è una occasione per approfondire alcuni aspetti dell’attività distributiva di Nital e dei suoi rapporti con il trade.
Barresi, è vero che i robot aspirapolvere hanno subito l’arrivo dei cordless?
“Non direi, tutti gli apparecchi ricaricabili hanno avuto un revival grazie al brand che, di fatto, ha costruito questa categoria. Dopo decenni in cui il mercato dell’aspirazione era stabile, va riconosciuto al marchio inglese il merito di aver completamente cambiato questa categoria, e di averla fatta crescere nel retail in termini assoluti grazie alla sua politica premium. Per tornare alla domanda dico che, anzi, è vero il contrario. Riguardo alle quote di mercato - attualmente iRobot detiene il 70% del nostro segmento - stiamo crescendo, più dei ricaricabili, con i quali c’è una forte correlazione rispetto alle intenzioni d’acquisto dei nostri clienti. Abbiamo verificato che molti italiani amano occuparsi della casa, e durante la settimana hanno la necessità di passare più volte l’aspirapolvere. Dunque c’è una integrazione fra i ricaricabili e il robot che può essere usato quotidianamente. La presenza di animali in casa e altri fattori fanno sì che l’intenzione d’acquisto di un robot sia più forte tra i consumatori che già possiedono un apparecchio cordless, con l’idea di delegare al robot la pulizia quotidiana dei pavimenti e dei tappeti”.
Dunque se crisi c’è stata, non riguarda iRobot.
“La robotica, sopratutto negli ultimi due anni, è in costante crescita e noi guadagniamo quote di mercato dal 2018, senza interruzioni. Lo scorso anno abbiamo raggiunto il milione di pezzi venduti. Già da ottobre 2019 eravamo pronti al decollo, e anche durante il lockdown la crescita non si è mai arrestata, solo si è spostata dal negozio fisico all’online”.
iRobot è ancora riservato a una determinata fascia anagrafica di consumatori?
“Fermo restando che pulisce benissimo, funziona altrettanto bene e noi siamo molto bravi a fare assistenza, una delle chiavi del successo di questo prodotto è la sua facilità d’uso, che lo avvicina davvero a tutti. Per i modelli più evoluti, che per essere utilizzati al meglio richiedono una interazione con un dispositivo mobile, smartphone o tablet, vediamo che in molti casi sono i più giovani a istruire parenti più anziani, o a impostare il robot”.

Avete in portafoglio un altro prodotto particolare: Crockpot. A chi si rivolge?
“Potenzialmente è un grande mercato, e forse certe dinamiche distributive non sono proprio favorevoli al suo sviluppo, mentre ci capita spesso di vedere che le innovazioni prendono piede facilmente online. Crockpot è un prodotto molto diffuso negli Stati Uniti e nei mercati anglosassoni, conosciuto e forse posseduto nel 70-80% dei casi, si trova sia nei negozi fisici che online. In Italia è un prodotto più diffuso sul web, dove riscuote un certo successo, in Internet si trovano molti corsi di cucina e ricette che prevedono l’uso di questo apparecchio, è un mondo enorme. E sottolineo che molti piatti della tradizione culinaria italiana sono adatti al sistema proposto da Crockpot, una cottura che non supera i 100 gradi, non stressa gli alimenti e non danneggia le qualità organolettiche del cibo”.
Come arrivano sullo scaffale tutte queste informazioni sul prodotto?
“In modo a volte insufficiente e per questo è necessario insistere perché il trade metta ancor più a fuoco questa opportunità. Online Crockpot è un articolo di grande successo nel periodo natalizio, con un prezzo molto contenuto; alcuni modelli costano mediamente meno di una buona pentola normale ed è uno strumento di cottura che permette di sperimentare molto, cucinando in modo salutare molti alimenti, dalle zuppe allo stufato; alcuni retailer stanno cominciando a percepire questa potenzialità e - seppur un apparecchio per la cottura lenta abbia una sua stagionalità - va da inizio autunno fino a fine primavera, con un picco nel periodo natalizio -, questo non ha impedito però al brand svilupparsi molto bene in altri paesi europei, come Francia e Spagna, dove la distribuzione è iniziata prima che in Italia. Sono certo che anche nel nostro Paese Crockpot saprà ritagliarsi un suo spazio nel retail tradizionale. Ci vuole un po’ di tempo, ma da parte dei consumatori la propensione all’acquisto c’è. È una novità con un potenziale da sfruttare, che merita la adeguata attenzione a scaffale". (l.c.)




