Giovedì, 04 Luglio 2019 07:42

“In negozio sarebbe bello che…”

La visita a un punto vendita di abbigliamento e le similitudini con quanto accade nel nostro lavoro.

L’altro giorno sono tornato nel mio negozio di abbigliamento di fiducia. È un edificio di medie dimensioni, non lontano da dove abito, gestito a livello familiare con qualche commessa assunta nel corso degli anni. Mi è sempre piaciuto fare i miei acquisti lì, perché le addette vendite sono disponibili e non invadenti.

Poco dopo essere stato investito dalla ventata di aria condizionata all’ingresso, noto che hanno fatto dei cambiamenti strutturali: l’area espositiva, prima unica e “open space”, ora è stata suddivisa in tre reparti ben distinti da separé di cartongesso. “Scuola” e “Outlet” sono due mondi nuovi all’interno del negozio.

Durante il mio giro sento che le commesse si lamentano tra loro perché devono coprire più reparti, e se servono il cliente delle calzature (in quel caso ero io) devono lasciare scoperto il reparto Scuola. “Sarebbe bello” - le sento dire - “che oltre a darci più lavoro assumessero anche qualcuno per farlo”.

Curioso il fatto che lo stesso impegno di prima, diventi “più lavoro” solo perché è stato suddiviso in settori. Ma è una frase che mi suona familiare. Avrei tanto voluto chiedere di chi fosse l’idea di dividere un negozio dove le venditrici ragionavano a 360° in tre fette da 120° ciascuna.

Probabilmente anche questa persona ha agito sulla scia di un “Sarebbe bello”. “Sarebbe bello che il cliente trovi qualcuno all’interno del reparto Scuola che possa consigliare il grembiulino migliore a suo figlio”. “Sarebbe bello che tutti i capi fine serie venissero raggruppati in un punto, dove il consumatore che cerca il risparmio possa scegliere con tutta calma”.

Anche nei nostri negozi si ragiona spesso con la filosofia del “Sarebbe bello”. In questi giorni ad esempio “sarebbe (stato) bello” che ci fossero più addetti al CLIMA, per aiutare i clienti a scegliere quello più adatto. Perché non è detto che per l’emergenza caldo gli avventori fossero meno esigenti. A molti non interessa (e non deve interessare) il fatto che i negozi stiano "scaricando" le ferie da inizio giugno: chi entra in un punto vendita con 40 gradi all’ombra vorrebbe trovare una bella presenza di venditori felici e contenti di accettare i suoi soldi. Dal nostro punto di vista, poi, sarebbe bello che non storcessero tutti il naso quando gli dici che i condizionatori portatili hanno il tubo – davvero signora, TUTTI - pensando che tu lo dica solo per toglierteli di torno. E che non si arrabbiassero con te quando sono terminati – sì proprio adesso che fa caldo, signora mia - dato che non è tua la colpa di questa scelleratezza.

E a luglio-agosto, quando chi non è al mare o in montagna entrerà nei negozi per godere dell’aria condizionata (sempre se funziona), sarebbe bello che trovasse qualcuno nel proprio reparto di competenza. Anziché sentirsi rispondere “non è il mio reparto” perché il collega è in ferie. Sarebbe anche bello che si iniziasse a pensare di assumere degli stagionali, dato che per non lasciare scoperti i reparti bisognerebbe – in alternativa – andare in ferie tra marzo e aprile. Sarebbe bello che qualcuno volesse farle in quei periodi.

Poi, anche se ci scrivono sopra la testa “Reparto TV” o “Reparto PC”, dovremmo capire anche noi che non riceveremo nessuna scossa a 10.000 VOLT se usciamo dalla nostra area di comfort per servire un cliente per un ventilatore. Ammesso sempre di non avere già la coda di gente nel nostro reparto. Perché siamo da soli da 4 ore. E sarebbe bello vedere all’orizzonte il nostro collega che viene a darci il cambio.

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