Sabato, 25 Gennaio 2020 08:26

Anno nuovo, reparto nuovo

Qualche piccolo suggerimento per superare lo stress se lo store manager ha deciso di trasferirci in un’altra zona del negozio.

L’inizio dell’anno nuovo è sempre un periodo particolare per i negozi. Lasciati alle spalle i fasti delle vendite natalizie, si affronta un periodo di falsa quiete che, per chi ha già qualche primavera sulle spalle, non lascia presagire nulla di buono. Trascorse le prime due settimane di gennaio, in cui qualche consumatore fa capolino qua e là chiedendo se partecipiamo ai saldi, iniziano i primi interventi dall’alto per rimediare all’ovvietà che i fatti ci impongono: non è sempre Natale.

E così le regie dei punti vendita ne approfittano per fare qualche spostamento, di scaffali o persone, per vivacizzare il rendimento degli addetti e rendere più attraente l’esposizione dei prodotti. Da che io abbia memoria, nei mesi tra gennaio e marzo l’attività principale (unica?) nei punti vendita è quella dello spostamento.

Questo scaffale è meglio metterlo all’ingresso, quella pedana va girata sul corridoio principale, quella testata è inutile. Le migliorie che cadono sulle nostre teste come piogge torrenziali sono tante che vien da chiedersi come abbiamo fatto a farne a meno finora.

Ma quello che spaventa anche il commesso più serafico non è tanto dover movimentare la merce, quanto rinunciare alla propria zona di comfort perché trasferito – dall’oggi al domani – in un altro reparto. Per raggiungere quella trasversalità che ci consentirà di coprire le piazze d’armi dei nostri punti vendita con un numero di addetti sempre minore.

Anno nuovo vita nuova, dice il proverbio, e infatti sono proprio le prime settimane dell’anno quelle che vedono il maggior numero di novità, per quanto riguarda la vita di negozio. I visitatori non entrano più a frotte, ragion per cui ci si può permettere di acquisire nuove competenze in un nuovo settore senza risultare troppo impacciati.

Ogni cambiamento dovrebbe essere sempre visto dal lato positivo, ma sono molti gli interrogativi che il malcapitato si pone. Quasi sempre il primo pensiero sono i turni lavorativi: potrò conservare le piccole abitudini che erano ormai consolidate dopo anni trascorsi con gli stessi colleghi? Avrò le stesse ferie di prima, o dovrò riprogrammarle? Mi troverò bene con la nuova squadra, o saranno dei serpenti a sonagli? E - ultimo ma non meno importante – sarò capace di vendere questi prodotti a me sconosciuti con la stessa sicurezza con cui vendevo i cari, vecchi articoli?

Tutte paure che affondano le radici nel fertile terreno della “comfort zone”. Il fatto di aver evitato, finora, di affrontare situazioni nuove ci ha protetti dall’ansia. Ora che siamo costretti ad uscire da quella sicurezza confortevole ci troviamo spaesati, quasi in un paese straniero.

Gli psicologi dicono che per uscire dalla propria zona di tranquillità bisogna immaginarsi lo scenario peggiore, da film horror, di come potrebbe andare nella più tragica delle conseguenze. Ad esempio pensare che tutti ce l’avranno con noi, che ci guarderanno in cagnesco, che non ci daranno né ferie né cambi turno, e che non ci aiuteranno ad imparare cose nuove, anzi: ci ostacoleranno. Poco probabile, vero? A quel punto ogni piccolo particolare che si distaccherà da questo scenario perverso ci solleverà il morale.

Poi dobbiamo fantasticare sull’aspettativa più idilliaca: quella in cui tutto andrà per il meglio. Ci troveremo bene con tutti, impareremo velocemente cose nuove, ci muoveremo presto sicuri di noi tra i nuovi scaffali. E poi non ci eravamo stufati di fare sempre le stesse cose? Di rispondere allo stesso modo alle stesse domande? Gli psicologi dicono che questo servirà a farci ragionare sulle reali possibilità che ci si apriranno con la nuova missione. Pensare positivo aiuta a trovare la forza per il cambiamento.

Tutto quello che ci accadrà, molto probabilmente, non sarà contenuto né nella nostra fantasia più crudele né nella più bucolica. Sarà semplicemente la vita reale. Con gli stessi alti e bassi a cui eravamo abituati, stessi dubbi e certezze.

Ma, una volta fatto il primo passo, ci augureremo di non tornare nella zona di comfort tanto presto, perché apprezzeremo il fatto di scoprire ogni giorno una cosa nuova, ricominciando tutto da zero.

Vuoi farmi sapere come la pensi su questo argomento? Scrivimi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Commenti (0)

There are no comments posted here yet

Invia un commento

Posting comment as a guest.
0 Characters
Allegati (0 / 3)
Share Your Location