Domenica, 22 Marzo 2020 09:50

Riposo forzato e nervosismo crescente

Vivo la quarantena da Coronavirus in tre fasi, consapevole che quando riapriremo i negozi non torneremo immediatamente alla normalità.

Come sono finito a colorare arcobaleni con i miei figli? E perché, alle dieci del mattino, mi trovo a fare i compiti anziché andare a lavorare? Gli ultimi giorni sono molto confusi per me, per voi credo che sia lo stesso.

Nell’ultima puntata del mio blog “Vita da negozio” vi ho raccontato di come, tutto sommato, si cercasse la normalità nella straordinarietà dell’emergenza. Sembrano trascorsi mesi. Speravamo che si potesse tornare all’ordinarietà delle cose grazie al buon senso e alcune precauzioni. Purtroppo sono venuti a mancare entrambi.

Per ora, posso dividere la mia quarantena in tre fasi.

La fase dell’euforia. Ho provato un primo, grande, sollievo quando ho ricevuto la notizia che la catena per cui lavoro avrebbe chiuso per motivi precauzionali. Le notizie allarmanti dei media avevano già fatto breccia nella mia serenità e ho pensato fosse inutile rischiare di essere contagiato (o contagiare) per vendere una console di gioco o un cellulare. Nel gruppo di lavoro su WhatsApp, i commenti sul fatturato hanno lasciato il posto a foto di grigliate sul balcone, spaghettate in famiglia e pizze fatte in casa.

La fase dello sconforto. I vip in tv ti raccontano quanto sia bello stare a casa, quante cose divertenti puoi fare: leggere un libro, guardare un film, curare le piante del giardino. Ma per quattro persone in un appartamento di 45mq non è proprio tutto questo relax. Tra l’altro, siamo abituati a correre dal mattino alla sera, portare i figli a scuola, andare a lavorare, fare una pausa veloce, controllare i turni del giorno dopo e ricominciare. Non avevamo mai tempo di stare a casa, ora troppo e tutto in una volta. Ci siamo accorti presto che il riposo non ha lo stesso gusto se non arriva dopo un periodo di fatica. Dall’azienda, nel frattempo, nessuna notizia: non so se sono in ferie, mutua o cassa integrazione. Mi conforterebbe ricevere qualche messaggio dall’alto. Fosse anche solo la foto del mio amministratore delegato in ciabatte con scritto: “Andrà tutto bene”.

La fase del nervosismo. Il sonno inizia a farsi più leggero, le notti più insonni. È dura per chi è abituato ad una vita piuttosto attiva dover stare fermo ad aspettare. Non è paragonabile ad un periodo in mutua per malattia o a una settimana di ferie. In questi casi qualcuno viene a trovarti, i colleghi ti mandano messaggi, hai la sensazione che la vita “là fuori” continui. Adesso faccio una camminata veloce verso il primo supermercato guardandomi furtivamente intorno, compro il necessario sentendomi addosso lo sguardo accusatorio degli altri perché sono l’unico senza mascherina. Chi porta fuori il cane accusa quello che va in bici, che a sua volta critica quello a passeggio, che insinua che il padrone del cane sia già alla quinta uscita quotidiana.

Penso alla vita da negozio, quando entravo negli spogliatoi ed era tutto un chiacchiericcio tra colleghi. Mi preparavo per entrare in turno come un attore si prepara allo spettacolo che ha già recitato migliaia di volte. A volte il pubblico era difficile e tornavo a casa nervoso, altre mi sentivo molto soddisfatto. La mia “domenica” non cascava quasi mai nel settimo giorno della settimana, ma quando arrivava il giorno di riposo ero veramente contento di passarlo a casa. La normalità non sembra così bella finché non viene a mancare.

Quando riapriremo, la situazione non tornerà immediatamente alla normalità, ne sono consapevole. Probabilmente sarà come rivivere questo brutto periodo al contrario: prima clienti con mascherine e guanti, poi i ristoranti che timidamente riaprono e per ultimo le urla dei bambini riempiranno di nuovo i corridoi delle scuole. Sono sicuro che tutte le cose avranno un sapore diverso, e sapremo assaporarle meglio.

Per ora, posso solo sperare che la frase sotto l’arcobaleno che sto colorando si avveri presto. (nathan)


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Nathan è lo pseudonimo di un addetto vendita con diversi anni di esperienza nel mercato dell'elettronica di consumo e dell'elettrodomestico.

Commenti (1)

  1. Marco Bianchetti

Noi viviamo nel cuore del VIRUS (Corte Franca Bs) e il numero di decessi che stiamo subendo sono sufficienti per trovare la forza e la motivazione di stare chiusi! Purtroppo, spero di sbagliarmi MA TUTTO TORNERÀ COME PRIMA...troppo egoismo...

Noi viviamo nel cuore del VIRUS (Corte Franca Bs) e il numero di decessi che stiamo subendo sono sufficienti per trovare la forza e la motivazione di stare chiusi! Purtroppo, spero di sbagliarmi MA TUTTO TORNERÀ COME PRIMA...troppo egoismo “nascosto” spesso da momento di “falsa” solidarietà
Marco

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