Sabato, 23 Gennaio 2021 08:50

“Chiusi i weekend, recuperiamo fatturato durante la settimana”

E il servizio migliora visto che gli addetti vengono spalmati su cinque giorni e non più su sette.

Rileggendo l’ultimo intervento nella mia rubrica mi rendo conto di non essere stato proprio il massimo dell’ottimismo. Forse per il fatto di essere costretto tra quattro mura, in quarantena per questo stramaledetto virus, avevo perso parecchio smalto. O almeno così sostiene il direttore di Bianco & Bruno. Oggi, dopo due settimane di negatività (nel senso virologico del termine) mi sento più positivo.

Parte di questa positività è dovuta anche ai risultati del mio negozio. Nonostante la pandemia, le limitazioni, le difficoltà e tutto quello che già sappiamo, abbiamo subìto solo una piccola flessione rispetto al 2019 in termini di fatturato, margine operativo e servizi. Il mio punto vendita si trova all’interno di un centro commerciale, è uno di quelli che è rimasto chiuso per un lungo periodo a causa del primo DPCM per poi serrare le porte “solo” nei weekend, nei festivi e nei prefestivi. E la perdita rispetto all’anno precedente, come dicevo, è tale per pochissimi punti percentuali.

Tutti ci ricordiamo i dibattiti sulle chiusure domenicali: da un lato i lavoratori, che chiedono un giusto compromesso tra la vita lavorativa e la sfera sociale, dall’altro le associazioni dei commercianti che temono un enorme favore ad Amazon e la perdita di “enne” milioni di fatturato se si abbassassero le serrande.

E invece? Cosa è successo? Che, nonostante la chiusura non solo la domenica, ma anche il sabato, non c’è stata quella voragine nel fatturato che tanti temevano. Certo, a dicembre abbiamo patito molto, perché i giorni di chiusura sono stati parecchi (abbiamo avuto anche noi per la prima volta il privilegio dei “ponti” tra pre-festivi, festivi e fine settimana), ma nel resto del periodo stiamo recuperando in settimana quello che perdiamo nel week-end.

I clienti sembrano aver cambiato le proprie abitudini, concentrandosi più spesso nella fascia serale dal lunedì al venerdì. Alcuni vengono in pausa pranzo, altri si prendono una giornata di permesso. Ma riusciamo a servirli tutti, e aggiungerei BENE, dato che tutto il personale - prima spalmato su 7 giorni - ora si concentra su 5. Questo sta portando dei frutti che possiamo già intravedere: sono tornati i primi clienti, che si erano complimentati per il servizio lo scorso autunno, per portare amici o parenti.

Né io né i miei colleghi stiamo patendo più di tanto lo sconvolgimento dei turni che, per forza di cose, sono più concentrati la sera. Facciamo più “chiusure”, per dirla con il nostro gergo, ma sollevati dal fatto di poter essere a casa con i propri cari sia sabato che domenica. Questo ci consente di lavorare sempre con il sorriso.

Sinceramente, mi auguro di poter mantenere alta la qualità del servizio, cosa che prima era veramente difficile. Sempre troppo pochi e tutti sbilanciati verso il fine settimana, quando molto spesso le famiglie venivano a “fare le vasche” e dovevi barcamenarti tra i perditempo e i clienti realmente interessati.

So bene che pensare ad un mondo in cui i centri commerciali siano chiusi nel week-end è pura utopia, e non so nemmeno se – alla lunga - tornerebbe a nostro vantaggio. Tuttavia un mondo nel quale si era tutti chiusi la domenica, o aperti a turno, lo abbiamo già visto e forse si viveva meglio.

Spero sinceramente che i dati continuino a darmi una ventata di ottimismo, e che non si pensi subito a come rimediare alla perdita (di pochi punti percentuali, ripeto) agendo sulla solita vecchia leva del costo del lavoro. Non sono il “padrone della baracca”, come amo precisare quando il cliente mi chiede uno sconto, ma se lo fossi mi guarderei bene dall’andare a piangere miseria per la mia perdita di fatturato con un ristoratore o con il titolare di un’agenzia viaggi. Per esempio. Altrimenti mi lincerebbero, e ne avrebbero ben donde.

Ovviamente, cari colleghi, sto parlando della mia esperienza personale che può trovarvi parzialmente d’accordo o in totale disaccordo. Sia nel primo caso, ma ancora più volentieri nel secondo, vi invito a scrivermi la vostra a: nathan@biancoebruno.it

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