Se anche tu, come me, hai un unico giorno di riposo alla settimana, conosci bene la situazione: quando finalmente arriva, magari un martedì o un mercoledì, non è che ci riposiamo davvero. Lo usiamo per andare in posta, banca, fare commissioni, un parrucchiere, la spesa al supermercato. È riposo quello? No, è manutenzione ordinaria. A volte, anzi, è più stancante di una giornata di lavoro perché tendiamo ad accumulare in quella giornata tutte le cose che non siamo riusciti a fare nelle altre. E mentre il resto del mondo — quello dei "mestieri normali" — vive il weekend come un rito collettivo, noi restiamo in negozio a guardare la gente che passeggia.
E così ci ritroviamo a vivere in una spirale, dove le stagioni fuori cambiano e noi ce ne accorgiamo solo perché cambiano i prodotti in esposizione o perché la temperatura dell'aria condizionata non è mai quella giusta. È come se il tempo fuori scorresse veloce, mentre noi restiamo ibernati tra gli scaffali, con il sole sostituito dalle luci a led che non tramontano mai.
Chi, a questo punto, sta già martellando con i polpastrelli sulla tastiera ed è già a metà della frase: “Ma perché non cambi lavoro?”, dovrebbe rendersi conto che – di questi tempi – non è molto facile. Soprattutto se hai una cinquantina d’anni, una famiglia e un mutuo sulle spalle. In un contesto in cui ci si sente “intrappolati” in un loop senza fine, forse sarebbe bene chiedersi: se non posso cambiare io, perché non può cambiare il lavoro?
Qualcuno dirà che è possibile chiedere il passaggio ai 5 giorni su 7. Vero, il contratto lo prevede. Ma sappiamo bene dove sta la fregatura: anche se ti concedono le 40 (o le 38) ore in cinque giorni, i due riposi non cascheranno mai consecutivi. Ti daranno il lunedì e il giovedì, o il martedì e il venerdì. Non è un "weekend sfalsato", è solo uno spezzatino di ore. Senza quelle 48 ore di distacco totale, la sensazione di essere sempre dentro al negozio non ti abbandona mai. Il cervello resta in stand-by, pronto a scattare alla prossima timbrata del cartellino (o al prossimo messaggio del collega su Whatsapp).
E la scienza, purtroppo, conferma quello che sentiamo nelle ossa ogni sera. Lavorare una vita intera con un solo giorno di stacco non è sostenibile. Gli studi sullo stress lavoro-correlato parlano chiaro: la mancanza di un recupero prolungato porta dritti al burnout. Non è solo stanchezza fisica; è un logorio mentale che ti prosciuga, che ti toglie l'empatia e ti trasforma in un automa che aspetta solo la chiusura. Il corpo ha bisogno di un distacco vero per recuperare, altrimenti stiamo solo consumando i giorni aspettando una pensione che sembra un miraggio lontano.
Ma una soluzione potrebbe esserci, basterebbe volerla guardare. Soprattutto nei mesi "morti", quelli che vanno da febbraio a giugno, dove il flusso di clienti cala e passiamo più tempo a spolverare scaffali che a chiudere vendite. Perché non usare questo periodo come laboratorio per una turnazione più umana? Il retail potrebbe venirci incontro sperimentando la settimana corta o, almeno, garantendo i due giorni di riposo consecutivi. Non è fantascienza: all'estero, colossi come MediaMarkt/Saturn hanno già iniziato a testare la settimana con giorni “compressi” in Spagna (FlexWork) e modelli di orario flessibile in Germania (Modern Work), capendo che un commesso riposato produce (e vende) meglio di uno esaurito.
In molti punti vendita spagnoli, per il personale di negozio, hanno introdotto la possibilità di fare turni più lunghi (fino a 9 o 10 ore) per riuscire a spalmare le 40 ore su quattro giorni lavorativi invece di 6. In Germania MediaMarkt/Saturn è stata tra le aziende che hanno osservato con estremo interesse il grande progetto pilota tedesco del 2024 sulla settimana di quattro giorni, applicando modelli di turnazione "individuali" che favoriscono i riposi consecutivi per rendere il lavoro in negozio più attrattivo.
In queste sperimentazioni si sono introdotti turni più compatti proprio nei mesi di bassa stagione, per permettere più tempo libero ai dipendenti senza danneggiare il business. Questo fornirebbe la spinta necessaria per affrontare con slancio i periodi di alta stagione, salvando la nostra salute mentale.
In Italia, invece, sembra che la produttività di ognuno di noi venga calcolata su quanto è disposto a sacrificare la propria vita. Visto che, per ora, la montagna non sembra intenzionata a spostarsi verso Maometto, dobbiamo essere noi a proteggere la nostra materia prima. Se siamo costretti a stare in ballo sei giorni su sette, dobbiamo gestire le energie in modo sostenibile. Inutile fare i maratoneti se non si vede mai il traguardo. Dobbiamo imparare a prenderci i nostri spazi mentali anche durante il turno e a non regalare al negozio anche l'ultimo briciolo di salute che ci resta.
E voi? Come sopravvivete alla settimana infinita? Credete che un test sulla settimana corta nei mesi meno caldi sarebbe fattibile nei vostri negozi?
Scrivetemi a nathan@biancoebruno.it, vi leggerò nel mio (unico) giorno di riposo!





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