Venerdì, 06 Novembre 2020 12:11

“Il sistema dei Raee si sta ammalando”

Dura presa di posizione in questa intervista di Claudio De Persio, direttore operativo di Cobat, a proposito della fusione fra Ecodom e Remedia.

Claudio De Persio, Direttore Operativo di Cobat Claudio De Persio, Direttore Operativo di Cobat

La filiera dei Raee sta cambiando aspetto. La recente fusione di Ecodom e Remedia, di cui abbiamo dato conto nelle settimane scorse, ha dato vita a Erion in grado di controllare circa il 70% della quota dei rifiuti domestici elettrici ed elettronici. Il nuovo operatore dichiara di voler rinnovare il sistema Raee, “frenato da carenze legislative e dalla mancanza di una robusta visione strategica”, e si propone come riferimento per il dialogo con le istituzioni e per uno “sviluppo più armonico” dell’intero settore. Tutto bello sulla carta. Ma ciò quali conseguenze può provocare all’interno del Centro di Coordinamento Raee, che per legge resta - o dovrebbe restare - come il vertice massimo dell’intero sistema? E all’interno di esso, quali sono le sensazioni degli altri soggetti che ne fanno parte? Lo abbiamo chiesto a Claudio De Persio, direttore operativo di Cobat.

De Persio, dal suo punto di osservazione qual è lo stato di fatto della filiera dei Raee?
“Mi permetta di contestualizzare la realtà di Cobat: siamo il primo consorzio in Italia per la gestione del fine vita delle batterie. Siamo il quinto sistema collettivo nazionale nel mondo dei RAEE, in cui siamo entrati pochi anni fa; e siamo oggi al terzo posto, su sei soggetti totali, del settore degli pneumatici, in cui siamo entrati lo scorso anno. Credo che questi risultati, ottenuti in circa un decennio, dimostrino la consistenza di Cobat e la sua qualità. Risultati ottenuti malgrado molte difficoltà, e qualche ‘attività di disturbo’ attivata nei nostri confronti. Sono traguardi frutto di esperienza, professionalità, conoscenza, mettendo a disposizione servizi di pragmatica utilità per i nostri soci. Quello dei rifiuti, e dei RAEE in particolare, sta diventando un mercato veramente competitivo, dove probabilmente una realtà come Cobat potrebbe dar fastidio sotto il profilo della competitività. Un mercato, quello dei RAEE, formalmente libero e regolamentato, con un organo di coordinamento e supervisione - il Centro di Coordinamento - che sovrintende alla correttezza di processi e comportamenti di tutti i soggetti interessati”.

Cosa pensa dell’operazione Erion?
“Il mercato libero la consente. Credo però che, in generale, quando in un settore si verifica una concentrazione forte in capo a un unico soggetto, che dunque acquisisce una posizione predominante, può nascere il rischio che si verifichino situazioni che influenzano le normali dinamiche e le trattative fra operatori, con uno sbilanciamento dell’equilibrio della filiera. Attualmente il sistema di raccolta e trattamento RAEE è a carattere multiconsortile. Non auspichiamo che, proprio per una eccessiva polarizzazione, si sia tentati di tramutarlo in un sistema a unico interlocutore che controlla tutto la gestione del settore, sulla falsariga di altre realtà”.

Il rischio è concreto, secondo lei?
“Non vogliamo credere a voci secondo le quali sarebbero comparse proposte contrattuali che, a fronte di quantità garantite di materiali da lavorare, chiedono non solo una quotazione di preferenza al limite della sostenibilità (e fin qui sarebbe una trattativa lecita in un regime di concorrenza), ma addirittura pretendono di visionare accordi e documenti di concorrenti, dunque riservati. Tuttavia in via cautelativa Cobat ha mandato a tutti gli impianti di trattamento una diffida legale a mostrare a terzi documenti e contratti che riguardano la nostra azienda”.

Insomma, un regime di concorrenza con qualche difficoltà…
“Cobat ha creato una piattaforma che lavora principalmente per tre consorzi, ma la piattaforma è aperta a tutti, le trattative che portiamo avanti con i nostri interlocutori sono normali transazioni commerciali, senza porre condizioni che esulano dal contesto. Recentemente però siamo stati segnalati all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, per una verifica su supposte irregolarità nei nostri rapporti con la filiera delle batterie usate. Un sospetto completamente infondato, e una segnalazione su presupposti che non stanno né in cielo né in terra. Tenga conto che noi siamo in linea con i migliori standard europei, la nostra struttura è certificata ISO 9001:2014 (sistemi di gestione per la qualità); 14001:2015 (sistemi di gestione ambientale) e 27001:2017 (standard di sicurezza informatica). Inoltre abbiamo adottato un Codice Etico e di Comportamento. Insomma, lavoriamo osservando principi e comportamenti etici e sostenibili nelle attività, con i dipendenti e con tutti i nostri interlocutori. Pertanto, certe manovre suonano come operazioni di screditamento di Cobat agli occhi del mondo dei produttori e importatori di batterie. Nel meccanismo di questo mercato si sta innescando un regime di concorrenza caratterizzato da una certa ‘arroganza’ da parte della direzione di alcuni sistemi collettivi predominanti”.

Cosa sta facendo Cobat a fronte di questa situazione?
“Dico sempre ai miei collaboratori che la risposta è il lavoro, l’onestà e la serietà. Pertanto non rispondiamo a queste provocazioni con gli stessi strumenti, ma con il nostro lavoro. Certamente inizieremo a fare una attività di informazione puntuale su questi accadimenti, soprattutto nei confronti dei produttori, i finanziatori del nostro sistema. Abbiamo poi avviato una serie di denunce a 360 gradi su certe attività illecite che riscontriamo sistematicamente. Abbiamo intenzione di dichiarare quello che sta avvenendo realmente nel nostro settore, impegnandoci a divulgare e spiegare i reali principi e concetti di economia circolare, che tutti vogliamo condividere e mettere in pratica. Nel settore del recupero e riciclo ci sono tante aree grigie da mettere in luce, situazioni che ci appresteremo a denunciare. Tra le tante cose, ad esempio, evidenzio questo: dal 1° di ottobre abbiamo subìto un aumento medio del 25/30% dei costi per il trattamento dei rifiuti. Perché è successo? Credo sia lecito supporre, fra le cause, che ci sia in atto un eccessivo sbilanciamento della domanda e dell’offerta nel nostro settore. Forse una spiegazione la chiederemo al Centro di Coordinamento, che sarebbe deputato al controllo e al monitoraggio della filiera”.

Come vivete la permanenza nel Centro di Coordinamento?
“La nostra permanenza nel Centro di Coordinamento ha solo un senso: per legge ci dobbiamo stare. Ci aspettiamo che vengano rispettati ruoli e responsabilità stabilite dalla stessa legge e una governance al di sopra delle parti”.

Siete preoccupati per il futuro?
“No, rispondiamo a queste provocazioni con i fatti, cioè i nostri risultati. Non temiamo defezioni, i nostri soci conoscono il nostro modo di operare. Inoltre ci stiamo muovendo con una strategia diversa, con impianti di trattamento che siano realmente liberi di operare all’interno del mercato, garantendo i più alti standard ambientali e al contempo la sostenibilità dei prezzi, per evitare che si ripetano situazioni come quella del fotovoltaico, che è stato oggetto recentemente di uno scandalo che mortifica l’intero settore. Quello dei Raee rischia di diventare un mondo ammalato. Noi andiamo avanti per la nostra strada, con i nostri progetti di attività, i programmi di formazione - come l’Academy -, e di comunicazione”.