Domenica, 27 Settembre 2026 22:04

Scegliere il robot aspirapolvere

I consigli dell'addetto Gianni ai consumatori interessati a una determinata categoria di prodotto.

Da più di dieci anni sono disponibili nei negozi i robot aspira e lavapavimenti, Eppure, dopo un periodo in cui tutti ne cercavano uno, sembra che l’euforia sia un po’ svanita. Io sono Gianni, commesso in un piccolo negozio di elettronica, e oggi vorrei chiarire questo argomento: “Mi serve davvero un robottino?”.

Perché si sono raffreddati

Il motivo principale per cui la corsa al robot ha rallentato è che i primi modelli erano più che altro dei prototipi, la tecnologia che c’era dietro era molto acerba, capelli e peli degli animali inceppavano spesso i rulli e la potenza di aspirazione era più o meno quella di un aspirabriciole. Il lavaggio (quando c’era) era un semplice straccetto che si inumidiva con acqua e detersivo e veniva attaccato all’apparecchio, sperando che servisse a qualcosa. Queste inefficienze hanno portato inevitabilmente ad un passaparola negativo: chi aveva speso bei soldi per un aiutante che non aiutava, lo sconsigliava poi ad amici e parenti. Le lamentele che si riversavano nei negozi facevano sì che anche noi commessi li consigliassimo “con le pinze”. 

Oggi è diverso

Oggi questo mercato è molto più stabile. Escono continuamente nuovi prodotti, questo è vero, ma c’è stata una vera e propria rivoluzione nelle marche dominanti. La Roomba, che aveva battezzato questi prodotti, ora è un brand di nicchia, mentre le cinesi Dreame, Ecovacs e Roborock sono passate da essere guardate con sospetto dagli acquirenti a risultare proprio le prime nomination quando i consumatori chiedono un robot lavapavimenti. I prodotti hanno raggiunto una loro maturità e sono in grado, finalmente, di fare ciò che una volta promettevano soltanto: aspirano e lavano come faremmo noi.

La vera difficoltà di oggi, semmai, è quella di capire quale scegliere all’interno di tutti questi prodotti che, al di là che ci piaccia di più il colore bianco o il nero, sembrano tutti identici. Oggi vorrei spiegarti tre caratteristiche da guardare per indirizzarti sulla scelta.

I Pascal di aspirazione

Primo dato su cui tutti gli occhi cadono inevitabilmente è la potenza di aspirazione, espressa in Pascal (Pa). Fino a un paio di anni fa un valore di 3.000 o 4.000 Pa era considerato un ottimo traguardo. Oggi in esposizione troviamo facilmente modelli che sventolano numeri da capogiro, superando facilmente i 20.000 o persino i 30.000 Pa. Sì, ma cosa sono i Pascal? E perché non leggiamo un’unità di misura a noi più familiare, come i Watt?

I Watt sono semplicemente quanta energia elettrica il motore prende dalla presa di corrente; non ci dicono, però, quanto efficacemente quell'energia venga trasformata in una vera aspirazione; una volta, un aspirapolvere da 1500 Watt era potente, oggi con i nuovi aspirapolvere a batteria ne bastano 350; dipende da come sono progettati la turbina, i condotti interni, la tenuta delle guarnizioni. Il Pascal invece misura direttamente il risultato, in pratica quanto "vuoto" si forma a contatto con la bocchetta di aspirazione, la forza con cui lo sporco viene letteralmente risucchiato verso l'alto. 

Ha senso rincorrere il numero più alto? Dipende dal pavimento. Su piastrelle e parquet lisci, tra 6.000 e 10.000 Pa sono sufficienti. Con capelli lunghi, peli di animali domestici e tappeti, invece, la pressione alta fa davvero la differenza, tirando fuori lo sporco incastrato nelle fibre. 

Gradi centigradi, ma non nell’acqua

Un altro dato che è comparso di recente e che merita un'occhiata è la temperatura dell'acqua, espressa in gradi centigradi. Troverete valori che vanno dai 55°C ai 75°C, con i modelli più spinti che oggi arrivano fino ai 100°C. Questa caratteristica è incredibilmente utile per due ragioni: da un lato scioglie il grasso e lo sporco ostinato accumulato dalle spazzole; dall'altro evita la proliferazione di batteri e cattivi odori. Questi gradi centigradi significano che il nostro robot laverà con acqua calda? Non è detto: quasi tutti i prodotti che esistono oggi in commercio preferiscono utilizzare acqua a temperatura ambiente e un detergente non schiumogeno. Queste temperature, di solito, indicano la qualità della pulizia del mocio: una volta terminato il proprio compito, il robot tornerà alla base e laverà i moci con acqua calda per poi asciugarli con aria calda. Un mocio lavato solo con acqua fredda finisce prima o poi per puzzare, trasformando la stazione di ricarica in una piccola fossa biologica in salotto. L'asciugatura finale ad aria calda è la quadratura del cerchio: elimina l'umidità residua ed evita che si formi la muffa sulle spazzole ancora umide.

Moci rotanti o rullo lavante?

Sul mercato le due tecnologie dominanti sono i moci rotanti opposti e il rullo continuo. Se l'obiettivo principale è la pulizia frequente di macchie secche o sporco continuo in cucina, il rullo ha una marcia in più perché viene ripulito costantemente dall’aspiratore. Per la gestione quotidiana di una casa con un mix di pavimenti differenti e qualche tappeto qua e là, i moci rotanti restano una soluzione estremamente versatile ed efficace, essendo possibile per il robot lasciarli nella stazione di ricarica per effettuare solo un giro di aspirazione.

Se volete un consiglio spassionato, diffidate di chi vi dice che una delle due soluzioni è migliore dell’altra, entrambe sono valide e si adattano a diverse esigenze. Tanto che anche i produttori continuano a proporre versioni "top di gamma" con entrambe le soluzioni, senza dichiarare morta nessuna delle due. 

Mappatura e case su più livelli

Quasi tutti i robot in commercio, esclusi solo i modelli più economici e datati, alla prima accensione esplorano gli ambienti costruendo una vera e propria piantina digitale della vostra casa, la mappatura. Ovviamente per fare questo serve una rete wi-fi stabile (no, non basta una ‘saponetta’ e non puoi fare hotspot col cellulare). La mappatura serve a far ricordare al robot dove è già passato e dove deve ancora passare, a capire quanti locali ci sono e in che maniera devono essere trattati, insomma: a fare meglio il suo lavoro.

Arriviamo al nodo che manda in crisi chi abita in una casa su due o più piani. "Ma se compro questo robot, devo prenderne uno per piano o posso spostarlo?". Quasi tutti i prodotti di fascia media riescono a memorizzare fino a 4 o 5 mappe distinte (ma è meglio verificare). Questo significa che il robot riconosce l'ambiente in cui si trova non appena viene posizionato a terra. Tuttavia, la base resterà ferma al piano principale. Il robot completerà la pulizia aspirando e lavando con l'acqua presente nel suo serbatoio interno, ma non potrà svuotare la polvere né lavare i moci a caldo finché non lo riportate manualmente alla sua stazione base. Per chi ha case molto grandi disposte su più livelli, la soluzione migliore è un secondo robot, magari una versione più semplice dedicata esclusivamente a quel livello. 

Quindi, mi serve davvero?

Come dicevo all’inizio ormai i robot hanno raggiunto la “maggiore età”: sono prodotti maturi e adatti a quasi tutti gli utenti. L'unico consiglio che mi sento di darvi prima di guardare la scheda tecnica con la calcolatrice alla mano è questo: chiedete a chi li vende dai tempi in cui erano considerati una stregoneria. Un addetto di quel reparto vi dirà molto più di qualsiasi numero stampato sulla scatola.

Anche per oggi dal vostro Gianni è tutto, alla prossima!

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