Domenica, 31 Marzo 2019 15:18

Una giornata (semiseria) da addetto vendita

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Il suono, fastidioso, della sveglia delle 6:30 è paragonabile al colpo di pistola dello starter, anche se l’uscita dai blocchi di partenza non somiglia nemmeno lontanamente a quella di un centometrista. I movimenti, mandati ormai a memoria, sono lenti e goffi, frutto di una notte insonne passata cercando di addormentare un figlio piccolo, alle prese con l’influenza di stagione. Ti vesti alla rinfusa, cercando di ingurgitare qualcosa di simile ad una colazione e un attimo dopo sei già in macchina, pronto ad affrontare un viaggio di 20 km che il traffico caotico trasforma in una sorta di traversata transoceanica.

Finalmente arrivi in negozio, annaspando, sul filo del gong, giusto un paio di minuti prima del tempo utile per timbrare. Corri negli spogliatoi dove infili la polo e ti fiondi in area vendita. Nemmeno il tempo di accendere il computer ed eccolo lì, che si materializza all’orizzonte: il primo, ovviamente furioso, cliente di giornata. Sarà la nottata passata in bianco, oppure il jet lag dovuto all’infinito viaggio di cui sopra, ma tu non capisci nulla, davvero nulla di ciò che dice. Lo liquidi in qualche modo e provi – invano – a riorganizzarti interiormente.

Hai superato il primo ostacolo, ma ti puoi realmente ritenere un uomo fortunato solo se il giorno prima hai fatto chiusura altrimenti, in caso contrario (peggio ancora se arrivi da un giorno di riposo), sai già che sarà una tragedia. Sì, perché in quel preciso istante l’interruttore fa “click!” e finalmente realizzi di essere in negozio, al lavoro. Parti quindi alla ricerca di qualcosa di mistico, del Sacro Graal di tutti i negozi, di un oggetto di cui tutti parlano ma del quale esistono pochissime prove materiali: il “passaggio di consegne”! Frughi tra le bolle di trasporto, chiedi in giro, scavi nel cestino ma niente, anche oggi quel foglietto resterà un miraggio.

La mattinata allora va avanti seguendo tappe ben consolidate: una sfilza di prezzi da aggiornare, gli scarichi in magazzino, la merce da esporre, le assistenze e, perché no, anche qualche vendita. Poi arriva la pausa, più o meno lunga, che i più fortunati sfruttano per un breve salto a casa, mentre tu dovrai restare lì in negozio, se non addirittura accampato in auto.

Al rientro sei ancora più intontito di prima e sei consapevole che quelle tre/quattro ore che ti separano dalla fine saranno interminabili. Ti trascini tra le corsie e sfrutti ogni scusa per ritagliarti due minuti di relax, ad intervalli regolari: una sigaretta, un caffè, una fuga in bagno. Finalmente ce l’hai quasi fatta e gli ultimi dieci minuti del turno li passi da fuggitivo: sai benissimo che la domanda sbagliata posta da un cliente, in questo momento, potrebbe valere preziosissimi minuti di straordinari non pagati.

Scatta l’ora X e, magicamente, ti senti rinato. Viene fuori il centometrista che c’è in te, quello che era rimasto sotto le coperte stamattina. In un lampo sei a casa, pronto per… Beh, in teoria avresti mille progetti, in pratica sono già le 8 di sera, figli e moglie reclamano attenzioni e soprattutto senti una forte, fortissima attrazione verso un punto preciso della casa: il divano! Le belle intenzioni lasciano quindi spazio all’ozio e al riposo, anche perché domani mattina si ricomincia. Da capo.

#shoplife!

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