Domenica, 22 Settembre 2019 17:46

Finalmente sono finite le ferie!

Il modo di gestire il periodo vacanziero nei punti vendita scontenta commessi e di conseguenza consumatori. Ma nulla cambia.

Durante un suo intervento presso l’Università Bocconi (disponibile su YouTube), Sergio Marchionne criticava le ferie ad agosto. Una tradizione, tutta italiana, di fermare il Paese per il mese estivo, per poi ritrovarsi tutti in coda al casello e pagare un hotel il triplo rispetto al resto dell’anno. Da duemila anni le feriae augusti, nate per consentire ai romani di celebrare i molti riti religiosi presenti in quel periodo, restano un caposaldo delle nostre vacanze. A luglio mietitura, a settembre la semina, agosto era mese di riposo per i contadini. Poi con la rivoluzione industriale è diventato il periodo di chiusura delle fabbriche. Ma adesso che in Italia non si produce praticamente più nulla, ha ancora senso rispettare questa tradizione millenaria?

Se osserviamo i ritmi dei nostri negozi, capiamo che è ancora così. Le stesse sedi centrali delle insegne nazionali chiudono le due settimane di mezzo agostane. E nonostante luglio ed agosto siano due mesi forti per il commercio, dato che molti restano in città e si concedono qualche spesa extra grazie alla quattordicesima mensilità, ci troviamo di fronte al paradosso: a luglio Black Friday e sconti dell’Iva come se fosse novembre. Ad agosto pochissime iniziative (soprattutto locali) con minimo clamore pubblicitario. A settembre il Back to School e la ripresa delle attività.

Con quello che, a detta stessa di Marchionne, è un provincialismo tutto italiano si ottengono tre conseguenze da non sottovalutare. In primis, chi di noi commessi sceglie giugno, luglio o settembre come periodo vacanziero è enormemente svantaggiato. I primi dovranno affrontare al rientro il “capodanno estivo” a suon di promozioni forti, e dovranno supplire all’assenza dei colleghi in ferie, arrivando a settembre con il fiato corto. I settembrini, invece, dovranno scegliere località in cui il meteo non giochi brutti scherzi, con un dispendio maggiore in termini di durata e costi del viaggio. La situazione che si genera da questo è il motivo per cui la maggioranza degli addetti vendita sceglie ancora il mese di agosto, con il risultato che durante quel periodo il negozio sarà particolarmente sguarnito di personale. Ecco quindi che i coraggiosi che hanno scelto di restare si troveranno a fronteggiare i clienti da soli come gladiatori nell’arena. Nessuna azienda ormai si può permettere il lusso di assumere personale stagionale per sostituire i dipendenti in ferie. I visitatori dei negozi di elettronica durante i “saldi” di luglio e il mese di agosto difficilmente hanno vissuto una buona esperienza di acquisto. Molti si sono lamentati che il personale non si trovava e, quando finalmente era libero, lo vedevano fiacco e svogliato. 

Nonostante ci siano solo svantaggi a continuare su questa falsariga, sia dal punto di vista del personale che da quello del consumatore, non viene incentivata in nessuna maniera una distribuzione diversa dei periodi di ferie. Anzi, molti store manager vanno allo scontro diretto con i loro collaboratori, muovendosi ai limiti del contratto nazionale, per la scelta del periodo delle vacanze. Scontentando tutti.

Io, dal mio piccolo punto di vista, posso solo dirvi che sono addirittura contento che siano finalmente finite le ferie estive. Sia le mie, che quelle dei miei colleghi. Così, finalmente a pieno organico, possiamo accogliere come si deve il cliente, senza lasciarlo andar via deluso. Ma già tremo al pensiero di dover stilare il prossimo piano ferie, ancora fresco della terribile esperienza. Se avete voglia di raccontarmi come avete risolto (o come risolvereste) questo problema, scrivetemi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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